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Accanto a Maurizio Sarri nella conferenza di vigilia, Éderson ha presentato la sfida di Conference League in programma domani sera davanti al pubblico nerazzurro. Il centrocampista brasiliano, protagonista dell'estate più chiacchierata della sua carriera bergamasca, ha spiegato le ragioni della permanenza, il rapporto con la curva, il nuovo compito che il tecnico gli ha ritagliato in mezzo al campo e lo stato di forma di una squadra che arriva all'appuntamento con le indicazioni raccolte nell'ultimo test estivo ancora tutte da confermare.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Éderson, il traguardo delle presenze in nerazzurro racconta una permanenza ormai strutturale: che significato ha per lei?
«Sono quattro anni, questo è il mio quinto, e ho vissuto delle belle cose: riuscire a raggiungere dei numeri importanti mi dà sicuramente felicità. Per me e per tutta la mia famiglia. Spero di andare ancora oltre, quindi sono molto contento, molto felice».
Dopo un'estate di richieste e di voci, che cosa l'ha convinta a restare a Bergamo?
«Sono molto contento di rimanere e ringrazio molto la società e Luca Percassi, che mi ha chiamato tante volte. Ho sentito che la società mi è stata sempre addosso. Dopo aver avuto tante richieste di altre squadre e dopo tutto quello che è successo, ho visto che la scelta migliore era rimanere a casa, rimanere con chi mi voleva davvero, e questa è sempre stata l'Atalanta. Con quelli che mi conoscono e che mi vogliono sempre bene: sono molto contento di restare e di vestire questa maglia, che mi ha portato molto bene».
Il capitolo più delicato resta quello del dopo-Mondiale: come lo ha attraversato?
«Ho vissuto dei bei momenti, sono andato al Mondiale con il Brasile, che è una maglia grandissima. Poi, per tutto quello che è successo, ti dico che fino a ora non lo so nemmeno io. La cosa più importante è che ho saputo amministrare bene la situazione e tornare con la testa giusta, per fare quello che ho sempre fatto bene, cioè dare tutto dentro il campo, per una società che mi è sempre stata addosso e mi ha sempre dato tutto. Io sono sempre lo stesso, sono Éderson, mi conoscete tutti quanti: continuerò a fare le stesse cose e darò sempre tutto».
In molti l'hanno definita il vero acquisto dell'estate nerazzurra: si riconosce in questa etichetta?
«I tifosi mi conoscono e li ringrazio sempre, perché sono molto calorosi, è gente che ti sta sempre addosso. Ci sono stati momenti brutti e momenti bellissimi, momenti estremi. Qualcuno un po' meno buono, ma anche momenti come l'Europa League e altri anni in cui abbiamo raggiunto numeri importanti. Loro sanno che io sono qua e sono sempre lo stesso. Sull'acquisto: io sono sempre stato qua. Le questioni di mercato succedono ogni anno, però finché non sono io a dire che vado via, sono e sono sempre stato un calciatore dell'Atalanta».
Undici chilometri e mezzo di media a partita sono una base acquisita: come cambia il modo di spenderli nel nuovo centrocampo a tre disegnato da Sarri?
«Ovviamente ho un ruolo un po' diverso, però penso che giocando in questa posizione posso aggiungere qualcosa di offensivo, perché il lavoro difensivo, la corsa e la palla li ho già fatti: è il mio ruolo a centrocampo. La cosa è aggiungere qualcosina in più offensivamente, senza perdere la capacità difensiva. In questo inizio cercherò di mantenere il livello difensivo e di corsa, stare sempre vicino ai compagni per aiutarli, e poi arrivare anche un po' offensivamente per dare una mano, perché è quello che mi chiede il mister: cercherò di farlo al massimo e il meglio possibile».
Dall'esterno l'Atalanta viene indicata come favorita della competizione: come vivete questa etichetta?
«Ti dico che noi come gruppo non pensiamo così: pensiamo che ci stiamo adeguando a un nuovo sistema di gioco, e qualcosa di buono lo abbiamo fatto anche durante le amichevoli. Adesso è finita la preparazione, iniziano davvero le competizioni. E andiamo ad affrontare una squadra che ha già delle partite nelle gambe, quindi sicuramente loro fisicamente, rispetto al gioco, staranno un po' meglio di noi. Noi siamo sempre l'Atalanta, vogliamo sempre vincere, e quello mettiamo in campo: la voglia di vincere e di passare il turno, sempre rispettando l'avversario che hai dall'altra parte. Vogliamo sempre portare soddisfazione davanti ai nostri tifosi: giocheremo in casa e cercheremo di fare il meglio possibile, cioè vincere la partita».
In quale zona del campo sente di avere ancora margini di crescita?
«Penso alla parte offensiva, quella in cui adesso mi sta facendo giocare il mister. Secondo me l'anno scorso potevo fare meglio dal punto di vista offensivo e non ci sono riuscito, magari per tutti i cambiamenti che abbiamo avuto: ho pensato di più a non prendere gol e a dare un po' più di copertura alla squadra. Non riuscivo a fare entrambe le cose in quel momento. Penso che quest'anno, iniziando già da subito con un sistema nuovo che mi può aiutare offensivamente, sia sicuramente lì che posso migliorare tantissimo».
Nell'ultima uscita ha indossato la fascia di capitano: è un segnale di una nuova gerarchia?
«Sono stato felicissimo di indossare la fascia di capitano, però qui siamo un gruppo che ha tanti leader: da quando sono arrivato ricordo di aver sempre avuto quattro o cinque giocatori così. Nelle ultime partite sono stato io il capitano, penso perché in quel momento non c'erano Marten, Djimsiti era andato via e non c'era nemmeno Mario. È sempre una scelta del mister. C'è comunque De Roon, che io rispetto tantissimo: è un giocatore che mi ha aiutato molto dal primo giorno in cui sono arrivato. Se dovrò indossare la fascia sarò contentissimo, ma rispettando sempre il gruppo, perché non è che indossi la fascia e cambia tutto. Abbiamo un bel gruppo e facciamo tutto insieme: è quello che ho imparato all'Atalanta quando sono arrivato, e sarà sempre così».
Avete già fissato gli obiettivi stagionali?
«Degli obiettivi non abbiamo ancora parlato: quello che abbiamo messo in testa è capire il più velocemente possibile le richieste del mister e il sistema di gioco. Dopo tanti anni giocando a tre, adesso passare a quattro comporta un po' di lavoro dal punto di vista difensivo. Stiamo pensando più ad adeguarci a questo nuovo sistema, e poi, quando tutto verrà un po' più naturale, si potrà puntare a un obiettivo magari più alto. Adesso faremo la nostra prima partita e cercheremo di fare tutto quello che di buono abbiamo messo nelle amichevoli, togliendo quello che abbiamo fatto di meno buono. Ora si tratta di capire il sistema, fare belle partite e vincere».
Nessuna investitura reclamata, nessun proclama sul futuro: Éderson si presenta all'esordio europeo con la stessa formula che ripete da quattro anni, la disponibilità totale dentro il campo. Con una consapevolezza in più, quella di un ruolo che lo spinge in avanti, e con una difesa che, tra la linea a quattro e l'inserimento di Kristensen, ha bisogno esattamente del tempo che il brasiliano chiede per tutti.
© Riproduzione Riservata
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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