Sarri e De Ketelaere, un dialogo a distanza che il tecnico chiude con una battuta e una regola. Intervistato nella sede de L'Eco di Bergamo, Maurizio Sarri ha affrontato il desiderio del belga di giocare da centravanti, ha spiegato l'equivoco sul ruolo di Giacomo Raspadori, ha descritto il trequartista che cerca e ha raccontato come stia inserendo i due ultimi acquisti.
LA RISPOSTA AL BELGA - Charles De Ketelaere ha detto dal ritiro della sua nazionale di preferire il ruolo di punta: il tecnico replica con ironia e una condizione precisa, «bisogna che ne parli prima con Scamacca e con Krstović», estendendo la lista anche all'ex Napoli. Il concetto che segue, però, è serissimo: gli attaccanti a disposizione «Sono un capitale della società», ragazzi validi a cui va trovata una collocazione in cui rendere al massimo. L'unica clausola non negoziabile vale per tutti: mettersi al servizio del gruppo, «senza egoismi».
IL CASO RASPADORI - Sull'attaccante che non ha ancora reso quanto ci si aspettava, l'allenatore rivela un inseguimento lungo anni, sempre con un'idea precisa in testa: «l'ho sempre cercato come attaccante centrale». A Bergamo, però, quel ruolo è occupato da profili che non si possono accantonare. E allora il giudizio diventa a doppio taglio: la capacità di interpretare più posizioni è la sua dote migliore, ma «non è mai riuscito a specializzarsi in un ruolo ben definito», e proprio questo può trasformarsi nel suo limite.
IL TREQUARTISTA GIUSTO - Chi vede nell'abbondanza di fantasisti la chiave per un modulo con il trequartista riceve una precisazione sulle caratteristiche. Il tecnico ha un'idea chiara del profilo: «A me piacciono i trequartisti d'accelerazione», quelli che attaccano gli spazi e non chi aspetta immobile il pallone tra le linee. In azzurro, ricorda, ha osservato l'attaccante nerazzurro muoversi in una versione ibrida di quel ruolo, difendendo largo e accentrandosi, con un tempo brillante contro la Turchia. Esperimenti che avrebbero richiesto una sosta piena, mentre a Zingonia il gruppo si è ridotto a sei elementi: senza l'Under 23, osserva, non ci sarebbe stato nemmeno modo di allenarsi a squadre schierate.
LA PORTA SOCCHIUSA SUL 4-2-3-1 - L'ipotesi di rinunciare al vertice basso per passare a un assetto con la trequarti non viene respinta: «Può essere una soluzione, può essere un'alternativa». Il freno è di organico, perché in rosa ci sono giocatori adatti soltanto a fare il regista e altri soltanto a fare gli interni, e non si possono tagliare fuori in blocco. L'alternativa, spiega, si sta costruendo con gradualità: ci saranno momenti per un sistema e momenti per l'altro, senza rinnegare la regia che ha scelto in estate.
KESSIE E ROWE - Sugli ultimi arrivati, il giudizio è a due velocità. Per Franck Kessie parole di stima immediata: un giocatore di livello che «è un pensante in campo» e può tornare utile in fretta. L'inglese richiede invece un trattamento su misura, perché «Rowe è un istintivo» e va lasciato libero di esprimersi: in fase difensiva deve garantire il suo lavoro, in quella offensiva «deve fare quello che gli passa per la testa». In allenamento, racconta, lo lascia senza briglie, mettendo in conto che qualche esagerazione lo farà arrabbiare. Un prezzo che accetta volentieri.
Una gerarchia da rispettare, un attaccante da definire, un modulo in costruzione e due innesti da far maturare: davanti, Sarri ha più domande che certezze, ma almeno le ha messe in fila.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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