Voce storica del mondo biancoceleste, direttore della rivista Lazialità, anima di Radiosei e volto di Lazialità in TV, Guido De Angelis è da quasi quarant’anni uno dei riferimenti dell’informazione del mondo laziale. È lui a raccontarci l’atmosfera che si respira in casa biancoceleste alla vigilia della semifinale di Coppa Italia con l’Atalanta. Non una partita qualsiasi. Per l’Atalanta la Coppa Italia è un obiettivo dichiarato della stagione, uno dei traguardi su cui il Club punta con decisione; per la Lazio, invece, è l’unica occasione per garantirsi un posto in Europa. Novanta minuti che valgono più di una semplice sfida a eliminazione diretta.
IL MOMENTO DELLA LAZIO
I nerazzurri che Lazio incontreranno in Coppa Italia?
«Questo per noi è il momento più brutto, non solo a livello tecnico, ma anche ambientale – come riferisce in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –. Qui stiamo vivendo una realtà tosta. Io faccio radio da quasi quarant’anni, dirigo il giornale Lazialità, il sito, la televisione. In questo momento ho perso la voglia di parlare di calcio e di Lazio».
Quindi non è solo una questione di risultati.
«I risultati, fino a due anni fa, erano dignitosi per una città come Roma. Qui è diverso rispetto a Bergamo, dove c’è una sola squadra. A Roma c’è l’altra parte della città che va a gonfie vele. Negli ultimi due anni la società ha quasi abbandonato un percorso strategicamente intelligente per crescere e la Lazio è precipitata sotto l’aspetto organizzativo e strutturale. Questo ha avuto ripercussioni sull’intero ambiente e anche sul piano tecnico. L’arrivo di Sarri era sembrato un’ancora di salvezza, ma in due sessioni di mercato, invece di costruire un nuovo ciclo, la rosa si è indebolita. Tra società, presidente e tifoseria, non solo quella organizzata, si è creata una spaccatura quasi definitiva, se non già definitiva purtroppo. Questo genera depressione nell’ambiente, che temo abbia raggiunto parzialmente anche la squadra. Sarebbe un problema».
Ci apprestiamo a vivere una semifinale di Coppa Italia in uno stadio enorme, che rischia di essere mezzo vuoto.
«Sì, purtroppo. Il presidente non riesce a entrare in sintonia con l’ambiente. La tifoseria, con 30mila abbonati, ha dimostrato di essere vicina alla Lazio».
SQUADRA E TATTICA
L’Atalanta che Lazio incontra oggi? Che Lazio è quella di oggi?
«La squadra non ha né capo, né coda. Non è stata costruita secondo le richieste dell’allenatore. Sarri chiedeva certi giocatori e ne arrivavano altri. In tre anni sono andati via giocatori come Milinković-Savić, Luis Alberto, Felipe Anderson, Ciro Immobile e adesso anche Matteo Guendouzi, nazionale francese. È arrivato Taylor, ma la squadra si è indebolita. Maldini, che a Bergamo non trovava spazio, è diventato il centravanti titolare della Lazio».
Nelle sue prime apparizioni in maglia biancoceleste sembra un giocatore trasformato.
«Sarri l’ha adattato a centravanti perché non ne abbiamo uno da quando Immobile se n’è andato. Il mister è un uomo carico d’idee. Però se devi sempre adattare i giocatori e cambiare ruoli, serve tempo. E a Roma il tempo non te lo danno. Qui vogliono subito la squadra pronta. Alcuni profili, come quello di Ratkov, il centravanti, non sono ancora pronti e hanno bisogno di crescere. La Lazio sta diventando quasi una provinciale. All’Atalanta Maldini non aveva spazio. Potenzialmente è un giocatore interessante, ma non ha ancora trovato il suo ruolo».
L’Atalanta è superiore alla Lazio?
«Vediamo cosa succede mercoledì, ma l’Atalanta, se ha le motivazioni giuste, è tecnicamente superiore alla Lazio. Non è più la Lazio di una volta, mentre l’Atalanta ha fatto un percorso clamoroso. Con i Percassi ha saputo strutturarsi, facendosi anche aiutare dagli americani quando serviva. Ma è giusto così. Se non ce la fai con le tue forze, ti organizzi e ti fai supportare».
COPPA ITALIA E IL MODELLO BERGAMO
A questo punto, con questa classifica in campionato e garantendo l’accesso all’Europa, per la Lazio la Coppa Italia diventa un obiettivo primario?
«L’interesse c’è, ma è un interesse sbiadito. Manca entusiasmo nell’ambiente. I tifosi vogliono rispetto, trasparenza, non illusioni. Una tifoseria come quella della Lazio merita di stare tra le grandi. Bergamo ha 120mila abitanti, ma ha una squadra meravigliosa, che ormai ha superato la Lazio. Noi siamo a metà classifica. E per una città come Roma non è accettabile, soprattutto visto che sono i tifosi a mantenere la Lazio, con gli incassi, con il bacino d’utenza».
Lo stadio senza tifosi rischia di penalizzare la Lazio?
«Sarà una partita strana. È una prova di forza, anche se la tifoseria è combattuta».
Quindi l’Atalanta le piace?
«Sì, parecchio. Avete perso Gasperini e con Juric non è andata bene, ma il cambio di allenatore ha ribaltato la situazione. Per me Palladino è bravo, ma quando hai una materia prima di qualità è più facile lavorare».
Dove può arrivare quest’Atalanta secondo lei?
«Per me se la gioca con la Lazio per la Coppa Italia. E poi deve cercare di fare il massimo in Champions League, anche se sarà molto difficile. Magari, in campionato non riuscirà a chiudere nei primi quattro posti, ma anche se dovesse mancare la qualificazione in Champions questa stagione, ci riuscirà l’anno dopo. Può andare in Europa League e giocarsela fino in fondo. Oggi il tifoso dell’Atalanta si diverte. Deve essere contento. Vent’anni fa era una squadra che non decollava. Avete fatto un percorso straordinario. Oggi siete un’isola felice: una grande realtà, con visibilità e risultati».
L'ANALISI DEL MATCH
Nell’ultima gara di campionato, l’Atalanta ha battuto la Lazio. Sarri aveva detto «due tiri in porta e due gol». Non si è vista così tanta differenza tra le due squadre?
«Sarri riesce, con una difesa organizzata, a nascondere i grandissimi problemi che ha questa squadra. Non tira in porta e non segna perché non ha la struttura offensiva per farlo. Si mette lì e fa una partita sporca e intelligente. Si affida alla difesa, che è il reparto più solido».
È questo che dobbiamo aspettarci anche mercoledì?
«Sicuramente, sia in casa che in trasferta sarà l’Atalanta a fare la partita».
La semifinale ha un peso specifico altissimo per entrambe. L’Atalanta vuole confermare il proprio percorso di crescita e trasformare la Coppa Italia in un traguardo reale. La Lazio, in un contesto ambientale complicato, si gioca la possibilità di salvare la stagione e di riaprire la porta dell’Europa. È una partita che vale prestigio, credibilità e futuro. Ed è proprio questa posta in palio a renderla centrale, al di là del momento diverso che stanno vivendo le due squadre.
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