C'è un modo diverso di leggere l'Atalanta di Maurizio Sarri, ed è quello che passa dalle orecchie prima ancora che dagli occhi. Il secondo appuntamento estivo, quello con il Mantova, è stato un crescendo in tono minore, condizionato inevitabilmente dalla scomparsa del padre del tecnico avvenuta meno di quarantotto ore prima. E in una sera senza pubblico, ciò che si sente vale quanto ciò che si vede.

UN CAMPO SENZA TIFOSI - Il rammarico dei sostenitori nerazzurri resta silenzioso, ma soltanto perché lontano: i cancelli di Zingonia continuano a essere sbarrati per allenamenti e amichevoli, e il popolo bergamasco vive tutto da fuori. Nessuna traccia, però, dell'angoscia delle stagioni post Covid, quando l'acquario in cui giocava la squadra era impregnato di sofferenza e di perdite. Qui il sottofondo è diverso, e cambia radicalmente tra una frazione e l'altra. Una serata comunque segnata dall'affetto collettivo, come testimoniato dal minuto di raccoglimento osservato prima del fischio d'inizio.

PRIMO TEMPO, NERVI A FIOR DI PELLE - Dal primo minuto al quarantacinquesimo a dominare sono la tensione dell'allenatore e quella dei suoi giocatori. Il «Dai ragazzi andiamo!» urlato prima dell'avvio, con quel tono già preoccupato, suona come una premonizione: seguono rimproveri continui a una squadra in balia del palleggio di un Arezzo assai più fresco e leggero.

ZALEWSKI NEL MIRINO - Il più bersagliato è Nicola Zalewski, colto sistematicamente in fallo per i posizionamenti in fase di non possesso oppure per le scelte compiute nel tentativo di scardinare gli amaranto tutti rintanati nella propria trequarti. La maggior parte dei «Comincia! Cosa stai guardando?» e dei «Posizioni iniziali, ma come siamo messi?» gridati dal tecnico e dal vice Marco Ianni è indirizzata proprio all'italo-polacco, non ancora a proprio agio nei meccanismi di una mediana completamente rivoluzionata. Lo stesso collaboratore che nei giorni scorsi aveva guidato le sedute in assenza del mister.

LA STOCCATA DI CARNESECCHI - A chiudere una frazione di pura sofferenza arriva anche la voce di Marco Carnesecchi, tutt'altro che rassegnato: «È la quarta volta che lo fanno», riferito agli avversari capaci di trovare sempre l'uomo libero alle spalle della pressione. Un dettaglio che, raccolto da L'Eco di Bergamo, dice più di qualsiasi analisi tattica sullo stato dei lavori difensivi.

LA RIPRESA CAMBIA TUTTO - Al rientro dagli spogliatoi va in scena un'altra squadra. Meno urla, meno grida, fiato risparmiato per correre di più e meglio, con qualche eccezione soltanto per incitare o congratularsi con un compagno. Restano appena un paio di «È sempre scoperta!», quando la pressione degli attaccanti sul portatore di palla avversario va e viene.

Due facce della stessa medaglia, destinate a mescolarsi per trovare un equilibrio nelle settimane a venire. Ma che nel silenzio di una serata a porte chiuse al Centro Bortolotti non potevano passare inosservate.

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 27 luglio 2026 alle 08:44
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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