Daniele Orsato non cerca alibi sul rigore negato a Jonathan Rowe in Juventus-Atalanta. Il designatore, affiancato dal direttore tecnico dell'Aia Domenico Messina e dal componente della Can Gabriele Gava, ha inserito l'episodio dell'ultima giornata in cima alla lista delle sviste di questo avvio di stagione, nell'incontro con giornalisti, opinionisti e commentatori televisivi all'Ibc di Lissone, sede della Var e centro media della Lega.

IL CASO ROWE - La trattenuta di Pierre Kalulu sull'esterno nerazzurro non lascia margini di interpretazione nemmeno per chi guida la classe arbitrale. Orsato la liquida con una battuta che vale più di qualsiasi analisi tecnica: un errore «visto perfino da mio papà che ha 82 anni». Parole che danno ragione alle proteste bergamasche e che fotografano il paradosso dell'episodio: un contatto evidente a occhio nudo, sfuggito all'arbitro e non corretto da chi era davanti al monitor. Per Rowe e per l'Atalanta resta la magra consolazione di un'ammissione pubblica, arrivata dalla massima autorità tecnica.

GLI ALTRI ERRORI AMMESSI - Quello di Juve-Atalanta non è l'unico passaggio a vuoto riconosciuto. Il designatore ha bocciato senza appello il mancato penalty per l'intervento di Radu Drăgușin su Ilario Monterisi in Frosinone-Fiorentina: «Con il Var questi errori non si possono fare». Sbagliate anche le valutazioni sul tocco di mano di Nikola Vlašić in Torino-Milan e sulla lunga trattenuta di Caracciolo ai danni di Pellegrino in Fiorentina-Pisa di Coppa Italia. E sono rimasti in silenzio i video assistenti anche davanti a due espulsioni dirette mancate – come riporta La Gazzetta dello Sport – per il grave fallo di Maxence Caqueret su Britschgi in Como-Parma e per la condotta violenta di Jimenez su Bracaglia in Fiorentina-Frosinone.

LA LINEA DI ORSATO - Gli sbagli, però, non spostano di un millimetro la rotta. Orsato ha rivendicato la sua impostazione con il piglio che aveva da direttore di gara, parlando volutamente senza microfono, e ha tracciato l'obiettivo di fondo: «Voglio che i miei arbitri tornino a decidere in campo». Nessuna marcia indietro in corsa, ha garantito, ma una linea da portare avanti fino all'ultima giornata, mettendo in conto altri errori lungo il percorso. L'idea è chiudere l'epoca delle revisioni al bisturi, che a suo giudizio avevano snaturato il gioco.

I NUMERI DELLA SERIE A - I dati raccontano un cambiamento profondo: le chiamate al monitor sono state quasi cancellate, i rigori concessi si contano sulle dita, i falli fischiati sono diminuiti e il tempo effettivo è cresciuto di quasi sei minuti rispetto alla passata stagione, anche per effetto delle nuove norme dell'Ifab contro le perdite di tempo. A fare gli onori di casa, introdotti dal direttore editoriale della Lega Lorenzo Dallari, sono stati l'amministratore delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo e il segretario generale della Figc Marco Brunelli, che hanno sottolineato come in questo avvio di torneo non si sia ancora visto uno 0-0. Il Var, hanno ribadito, resta uno strumento centrale, in un sistema che punta ad avvicinarsi agli standard internazionali.

STOP AI RIGORINI - Sulla scia delle indicazioni Ifab, la parola d'ordine è niente penalty leggeri. Orsato ha promosso le scelte di non punire i contatti piede su piede come quello tra Mario Gila e Randal Kolo Muani in Juve-Milan, e ha escluso che un semplice sfioramento possa bastare: per fischiare serve un «pestone caricato». Corretto, per il designatore, anche il mancato intervento della tecnologia sul contatto che ha coinvolto Kevin De Bruyne alla prima giornata, episodio discutibile ma lontano dal chiaro ed evidente errore. La priorità dichiarata è la coerenza delle valutazioni fino a maggio, come richiesto dagli stessi allenatori.

PERSONALITÀ E PREPARAZIONE - Lo sguardo di Orsato va anche alla crescita dei giovani fischietti, che a suo dire non hanno ancora il carisma di un Graziano Cesari, presente in sala: devono imparare a gestire il rapporto con tecnici e calciatori senza nascondersi dietro il cartellino. Fondamentale la condizione atletica, indicata come prima causa degli sbagli: «Chi non corre sta a casa». Spazio infine alla territorialità, con l'invito a evitare direttori di gara della stessa sezione cittadina della squadra, e ai falli di mano, da non sanzionare se le immagini non certificano il tocco.

La rivoluzione culturale è partita, ma episodi come quello di Rowe dimostrano che la vera prova si gioca davanti ai monitor di Lissone.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 30 settembre 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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