Ci sono pareggi che valgono molto più di un semplice punto mosso in classifica; ci sono 0-0 che raccontano la maturità di una squadra meglio di una goleada. L'Atalanta esce dal "Sinigaglia" di Como con la consapevolezza di aver forgiato il proprio carattere nel fuoco della difficoltà. Costretta a giocare in dieci uomini per oltre ottanta minuti a causa dell'espulsione lampo del giovanissimo Ahanor, la Dea non si è sgretolata. Al contrario, si è compattata attorno alle idee del suo allenatore, Raffaele Palladino, che ha saputo ridisegnare l'assetto tattico in pochi secondi, trasformando una potenziale disfatta in una prova di resistenza e orgoglio. Ai microfoni di DAZN, il tecnico campano non nasconde l'emozione per lo spirito di sacrificio dei suoi "guerrieri", blinda il talento classe 2008 e chiude le porte a nuovi innesti, ribadendo la totale fiducia nel gruppo a sua disposizione. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, l'espulsione ha stravolto il piano gara dopo pochi minuti. In quel frangente, cosa l'ha spinta a puntare su De Ketelaere come unico riferimento offensivo, preferendolo a un profilo come Scamacca? Qual è stata la ratio tattica di quella scelta immediata?
«Sono decisioni che un allenatore deve prendere in una frazione di secondo, uno o due minuti al massimo. Quando ti ritrovi in inferiorità numerica così presto, la priorità diventa mantenere in campo determinate caratteristiche funzionali alla sofferenza. Ho scelto di tenere Charles come prima punta perché è un ruolo che sa interpretare benissimo, lo fa anche in Nazionale: ha la struttura fisica per "tenere botta" contro i due centrali avversari e, soprattutto, mi garantiva una fase di non possesso fondamentale, ballando tra i difensori e chiudendo le linee di passaggio. Ho preferito blindare le fasce con Zappacosta e Bellanova, inserendo poi gamba e freschezza con Zalewski e Palestra per avere opzioni in ripartenza».
Al di là delle scelte tecniche, oggi l'Atalanta ha mostrato un cuore immenso. Vedere la squadra soffrire ma restare compatta per quasi novanta minuti è un segnale fortissimo. Possiamo dire che questa prestazione vale molto più del risultato numerico?
«Assolutamente sì. Al di là dei singoli interpreti, ciò che mi è piaciuto e che mi porto a casa è proprio il cuore dei miei ragazzi. Era esattamente quello che serviva oggi: puro spirito di sacrificio. Sono stati per quasi novanta minuti in difficoltà dentro la difficoltà, eppure non hanno mollato di un centimetro. Devo ammettere che mi hanno fatto emozionare: vederli lottare così mi rende orgoglioso. Sono stati dei veri guerrieri, ma guerrieri intelligenti».
Tatticamente è stata una partita a scacchi vinta: avete spento le fonti di gioco del Como sulle fasce, una squadra che in casa ha messo in difficoltà chiunque. Si è reso conto, durante la gara, che quella lettura è stata la chiave per portare a casa il risultato?
«Ti ringrazio per l'analisi e i complimenti. Credo sinceramente che questa partita ci dia tantissimo, molto più del punto in classifica: ci regala una nuova consapevolezza su chi siamo e su cosa possiamo fare. Onestamente avrei voluto giocarmela undici contro undici, perché eravamo venuti a Como con la mentalità per vincere e accorciare le distanze. Purtroppo, dopo sette minuti abbiamo dovuto cestinare il piano gara preparato in settimana e rimodulare tutto in corsa. Abbiamo inserito le caratteristiche giuste per provare a fargli male anche in dieci e, in alcune ripartenze, potevamo addirittura colpire. Non ci siamo riusciti, ma ripeto: questo punto, per la crescita mentale della squadra, vale come una vittoria».
Due temi rapidi per chiudere: ha avuto modo di parlare con Ahanor dopo l'errore? E, visto quanto accaduto con Lookman, si aspetta qualche intervento riparatore dal mercato?
«Con Ahanor ho parlato, e ovviamente il contenuto del nostro colloquio rimane tra me e lui. Però voglio essere chiaro: per me lui è un campione, un futuro campione. A 17 anni è un ragazzo di grandissima prospettiva. Ha capito immediatamente la leggerezza commessa, a fine partita era dispiaciutissimo e consapevole dell'errore. Ma dobbiamo concedergli questi sbagli, perché sono passaggi fondamentali per la sua crescita. La squadra ha risposto alla grande, giocando anche per lui: nello spogliatoio c'è stato un bell'applauso e tanti abbracci. Ho visto un gruppo unito. Per quanto riguarda il mercato, sarò sintetico: non mi aspetto niente. Stiamo bene così, questo era il gruppo che volevo, questi sono i giocatori che ho scelto e siamo a posto così».
Un Palladino che si erge a scudo della squadra, proteggendo i giovani e valorizzando l'anima combattiva del gruppo. L'Atalanta torna a casa con un punto "sporco" ma pesante, e con la certezza che, anche nelle tempeste più dure, il timoniere ha il controllo saldo della nave.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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