A Udine, dove il calcio respira ancora aria di provincia ma sogna scenari d’Europa, è rinato Nicolò Zaniolo. Lo si dice da settimane, ma adesso è realtà: l’ex talento fragile, l’eterna promessa mai compiuta, ha finalmente ritrovato la sua dimensione.
Lo si è visto in ogni gesto, contro l’Atalanta, la squadra con cui non c’era mai stato vero amore: corsa, coraggio, quel sinistro rabbioso che al 40’ si infila nell’angolo e spacca il match. Esulta con il gesto di Cristiano Ronaldo, come a dire «questo è il mio posto».
Zaniolo a Udine ha ritrovato spazio, fiducia e libertà. Runjaic gli ha detto: «Gioca libero, sei forte». E lui lo ha preso alla lettera. A 25 anni, dopo un viaggio tra cadute e rinascite, sembra finalmente aver trovato casa. Gattuso, dalla tribuna, ha annotato: un pensiero azzurro non è più un’eresia.
L’UOMO CHE SI STA PERDENDO – Sul lato opposto della storia, c’è Ivan Juric, e la sua Atalanta che non riconosce più se stessa. A Udine, i nerazzurri non solo hanno perso: non hanno mai tirato in porta. Uno zero che brucia come un marchio.
La squadra è apparsa scarica, svuotata, incapace di reagire. Gli allenamenti “sulle conclusioni” di giovedì non hanno prodotto effetti: Krstovic ha sprecato l’unica vera occasione, Scamacca ha vagato per il campo come un’ombra del giocatore che fu, Lookman si è acceso solo a tratti.
Juric ha parlato con onestà: «È stata una partita negativa in tutto». Ma dietro la sua calma apparente si legge la stanchezza di chi sente la terra tremare sotto i piedi. Marsiglia e Sassuolo, nei prossimi otto giorni, non saranno due partite: saranno una sentenza.
LA DEA NON È PIÙ SE STESSA – Non serve girarci intorno: questa non è più l’Atalanta di un tempo. Non è quella macchina da calcio arrembante che schiacciava gli avversari con pressing e coraggio. È una squadra che accumula attaccanti ma non costruisce occasioni, che tiene palla senza idee, che sembra aver perso la sua identità genetica.
In campo si sono visti tutti i limiti del momento: Ederson bloccato, Pasalic intermittente, De Ketelaere timido, Zappacosta isolato. Persino la grinta, marchio di fabbrica della Dea, sembra evaporata.
E quando mancano intensità e fame, il risultato è inevitabile: un’Atalanta che gioca senza convinzione e senza ritmo, come un’orchestra stonata che ha dimenticato la propria melodia.
RUNJAIC, IL FILOSOFO PRAGMATICO – Dall’altra parte - scrive La Gazzetta dello Sport -, Runjaic gode di una vittoria limpida e meritata. La sua Udinese ha tirato nove volte contro una sola dell’Atalanta, con una difesa – la peggiore del campionato – diventata improvvisamente solida.
Il tecnico tedesco, uomo di cultura e metodo, cita persino Thomas Edison: «Per accendere una lampadina servono mille tentativi». Eppure, la sua luce sembra essersi accesa subito. Atta e Karlstrom costruiscono, Kamara spinge, Zaniolo finalizza.
L’Udinese è ottava, e per la prima volta da settembre non subisce gol. Non è ancora una favola, ma una bella storia sì. E la Serie A, in fondo, ha sempre bisogno di città che riscoprano l’entusiasmo per il pallone.
IL CROCEVIA DI JURIC – A Bergamo, invece, si respira inquietudine. Non è solo la prima sconfitta stagionale: è la sensazione che qualcosa si stia sfaldando. L’imbattibilità non è più uno scudo, la classifica è antipatica e il gioco è un mistero.
Juric resta aggrappato al gruppo, ma il suo sguardo – dopo il triplice fischio – raccontava più di mille parole. L’ombra di Gasperini è lunga, e con essa il confronto con un passato ingombrante. La prossima settimana dirà se questa Atalanta potrà rialzarsi o se, ai confini dell’impero, un ciclo è già finito.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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