Il copione si ripete, amaro e inesorabile. Esattamente come avvenuto nella sfida contro il Genoa, l'Atalanta fallisce clamorosamente la prova di maturità disputando buona parte del match in undici contro dieci. Anziché trarre vantaggio dalla superiorità numerica, la formazione orobica va in profonda difficoltà sul piano tattico, incappando in una prestazione opaca, confusa e priva del necessario cambio di ritmo contro un Sassuolo stoico e perfettamente organizzato.
LENTEZZA E PREVEDIBILITÀ - La squadra non riesce in alcun modo a imporre il proprio gioco, esibendo un fraseggio scolastico e ampiamente prevedibile. L'intera seconda metà della prima frazione di gioco viene di fatto sprecata con un atteggiamento eccessivamente timido e rinunciatario. Nella ripresa il baricentro si alza, si cerca disperatamente la velocità degli esterni finendo con Zappacosta e Sulemana a tutta fascia, ma la manovra si riduce a un intasamento dell'area di rigore con tanti uomini, palesando un'evidente mancanza di qualità e brillantezza negli ultimi e decisivi venti metri.
GLI SCHIERAMENTI DI PARTENZA - Il Sassuolo si presenta in campo con il consueto 4-3-3. Davanti all'estremo difensore Muric, la linea a quattro disegnata da Fabio Grosso vede schierati da destra a sinistra Coulibaly, Idzes, Muharemovic e Garcia. In mezzo al campo l'argine frangiflutti a protezione della difesa è affidato all'esperienza di Matic, affiancato da Koné e Thorstvedt nel ruolo di mezzali. In avanti spazio al tridente di assoluta qualità con Berardi, Laurienté e Pinamonti. L'Atalanta - analizza a raggi 'X' L'Eco di Bergamo - risponde rispolverando il 3-4-1-2, modulo storico della gestione di Gian Piero Gasperini. A protezione di Carnesecchi torna titolare Djimsiti in posizione centrale, con Scalvini e Kolasinac braccetti. In mediana conferme per la solida diga de Roon-Pasalic, mentre sulle corsie esterne tornano a spingere Bellanova a destra e Bernasconi a sinistra. In attacco viene riproposto il tris di coppa, ma con un'interpretazione differente: Zalewski giostra da trequartista centrale con il compito di disturbare le fonti di gioco emiliane, a supporto delle punte Samardzic e Scamacca.
IL ROSSO E LA METAMORFOSI EMILIANA - L'avvio di gara si gioca su ritmi compassati, con Zalewski in pressione su Matic, ma sono i padroni di casa a rendersi più pungenti. La vera svolta si materializza con il cartellino rosso sventolato a Pinamonti e il successivo, sorprendente vantaggio neroverde, eventi che ribaltano l'inerzia tattica del match. Il Sassuolo in dieci uomini si riorganizza in un compatto 4-3-2, con Berardi sul centrodestra e Laurienté, generalmente più avanzato, sul centrosinistra, chiedendo grande sacrificio in ripiegamento alle proprie mezzali. In fase di non possesso la linea si trasforma in un 4-4-1 quasi impenetrabile, con Berardi che arretra a destra e Thorstvedt che si abbassa ulteriormente defilandosi, lasciando il solo Laurienté come terminale offensivo. Di contro, l'Atalanta tenta di reagire allargando Zalewski a sinistra, tornando di fatto al classico 3-4-2-1.
L'ARREMBAGGIO DISORDINATO - Nel secondo tempo la panchina orobica prova a mescolare le carte inserendo Sulemana, Krstovic e Zappacosta. L'intento è chiaro: aumentare l'energia, favorire gli uno contro uno, incrementare la velocità e la pressione offensiva. L'assetto muta ancora, con Zalewski che arretra a tutta fascia e il duo Samardzic-Sulemana alle spalle di Krstovic. Successivamente, con l'ingresso in campo di Musah, è Sulemana a passare a tutta fascia, con Pasalic avanzato sul fronte d'attacco. Il finale è un arrembaggio totale e disperato, con i braccetti difensivi Scalvini e Kolasinac che si trasformano in vere e proprie mezzali aggiunte per supportare la manovra e buttarsi a capofitto in area avversaria. Tuttavia, la rete siglata da Musah serve solo ad alimentare i rimpianti, non evitando una sconfitta pesantissima e ricca di spunti di riflessione.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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