Ederson ha scelto di metterci la faccia. Nel momento più difficile dell'avvio stagionale dell'Atalanta, con la terza sconfitta consecutiva in campionato arrivata contro la Juventus, il capitano nerazzurro ha preso la parola domenica per proteggere lo spogliatoio, in dichiarazioni riportate da La Gazzetta dello Sport. E ha indicato subito qual è, secondo lui, il vero nodo: «Penso che in questo momento la squadra debba giocare più libera di testa».

IL PESO DEL CAMBIAMENTO - Nessun alibi, ma una spiegazione che il brasiliano ritiene decisiva per leggere questo momento. Il gruppo, ha assicurato, ha lavorato senza risparmiarsi per assimilare le richieste del nuovo allenatore, anche se il prezzo si paga sul piano nervoso: «Anche questo cambiamento porta fatica mentale dopo tanti anni con lo stesso sistema». Da qui il valore attribuito ai giorni che verranno: «Sarà importante questa pausa a livello mentale, prima di ripartire».

IL CENTROCAMPO E LA QUALITÀ - Sul piano tecnico il capitano ha individuato un'area precisa da rinforzare, senza però mettere in discussione il valore della rosa: «A centrocampo serve più supporto, ma abbiamo tanta qualità». Il passaggio successivo spiega il paradosso di questo avvio: troppa energia investita sulle novità e sul lavoro, poca leggerezza nella fase offensiva. «Dobbiamo liberarci per sbloccarci mentalmente davanti, così sarà tutto più facile».

LA REPLICA SULLA PERSONALITÀ - Il passaggio più netto, però, è arrivato sul tema che Maurizio Sarri ha sollevato in più occasioni, quello del carattere da mettere in campo. Qui Ederson non si è allineato: «Non la penso così. Abbiamo tanti giocatori di personalità». Nella sua lettura il problema è di equilibrio, non di temperamento: «Abbiamo iniziato a pensare tanto difensivamente e abbiamo lasciato qualcosa a livello offensivo». E la chiusura è una dichiarazione di fiducia nei compagni: «Abbiamo giocatori forti, dobbiamo solo sbloccarci mentalmente perché la mentalità c'è».

LA NUOVA VESTE DEL CAPITANO - Prendersi la scena in un frangente simile dice molto del percorso compiuto dal brasiliano. Dopo l'addio di Marten de Roon, trasferitosi alla Roma, non si è limitato a infilare la fascia al braccio: ha allargato le braccia nello spogliatoio, accogliendo i nuovi arrivati e trasmettendo loro i principi che reggono il mondo nerazzurro.

LA SOSTA A ZINGONIA - C'è poi una circostanza che può tornare utile. La mancata chiamata del ct Carlo Ancelotti per il Brasile gli consente di restare a lavorare con i compagni rimasti e, soprattutto, di confrontarsi ogni giorno con il tecnico. Una linea diretta preziosa: il capitano può portare al mister la sintesi del sentire del gruppo, e l'allenatore può verificare come stia arrivando il suo messaggio quotidiano.

PROVA DI MATURITÀ - Per lui è un esame vero. Dopo un'estate vissuta prima nel segno del Mondiale con la Selecao e poi del possibile trasferimento al Manchester United, il centrocampista affronta ora il passaggio più complesso da quando indossa la fascia. E lo affronta esponendosi in prima persona.

Parole che pesano perché arrivano dal braccio che porta la fascia. Ora la pausa, poi la risposta sul campo.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 24 settembre 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture