Lo sguardo di Beppe Bergomi si posa sull'Atalanta all'indomani di una serata europea deludente. Negli studi di Sky Sport, al termine del pareggio contro il Kairat Almaty, l'ex capitano dell'Inter ha passato al setaccio il momento della squadra di Maurizio Sarri, individuando nella difesa e nel lento assorbimento delle nuove idee i due nodi principali.

CENTRALI, IL CUORE DEL PROBLEMA - Il punto di partenza dell'analisi è il reparto che Bergomi conosce meglio. Per l'ex difensore, i centrali rappresentano oggi un ingranaggio decisivo in ogni fase della partita: «Nel calcio moderno devi avere dei centrali forti, perché sono troppo importanti sia in fase di costruzione sia di non possesso». Un principio che, applicato alla Dea, assume un peso specifico ancora maggiore, perché il sistema del tecnico toscano chiede ai difensori di essere i primi registi della manovra.

LA LINEA DIFENSIVA DI ZINGONIA - Contro i kazaki, del resto, Sarri ha schierato una retroguardia interamente prodotta dal vivaio, con Javison Idele, Giorgio Scalvini, Relja Obrić e Lorenzo Bernasconi. Un dato che Bergomi accoglie con favore, ma senza nascondere il rovescio della medaglia: la soddisfazione per i ragazzi di casa, a suo giudizio, non basta a soddisfare le esigenze dell'allenatore, perché «per come Sarri concepisce il calcio ha bisogno di avere centrali importanti». Una lettura che chiama in causa, più che i singoli, la profondità di una rosa costretta a pescare dalle giovanili in un momento delicato.

ASSENZE E SCELTE OBBLIGATE - Bergomi non dimentica il contesto in cui il tecnico è costretto a lavorare, tra un'infermeria affollata e un calendario fitto di impegni. Il periodo negativo, spiega, finisce per alimentarsi da sé: «Sono anche quei momenti di negatività che attraversano le squadre, quando le cose non ti riescono al 100%». E alcune esclusioni eccellenti trovano una spiegazione nella gestione delle forze in vista della Serie A: «Poi lui lascia fuori alcuni giocatori perché deve pensare al campionato». La sintesi è lapidaria: «Non è un momento felice».

IL CAMBIAMENTO DA ASSORBIRE - Il passaggio più significativo riguarda però i tempi della trasformazione avviata in estate. Secondo l'opinionista, a questo punto della stagione il gruppo avrebbe dovuto metabolizzare le idee del nuovo allenatore, e invece il processo appare ancora a metà strada: «A novembre il cambiamento dovrebbe essere assorbito, ma non è stato ancora assorbito». Parole che fotografano il ritardo con cui la squadra sta interiorizzando il nuovo corso, e che indicano nella pazienza, più che nella rivoluzione, la vera sfida dei prossimi mesi.

Tra giovani da far crescere e principi da consolidare, l'Atalanta di Sarri è ancora un cantiere aperto.

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Sezione: Interviste / Data: Ven 06 novembre 2026 alle 18:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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