Il passaggio più duro della conferenza di Maurizio Sarri non riguarda il Kairat, ma il modo in cui si lavora in questo momento a Zingonia. Alla domanda sul ritiro, il tecnico ha risposto senza filtri: dal punto di vista tattico «non ci serve a niente», perché giocando ogni tre giorni la squadra praticamente non si allena mai.

IL CALENDARIO - Sarri ha descritto la settimana tipo: defaticamento il giorno dopo la gara, poi a un giorno dalla partita successiva un allenamento di quarantacinque minuti. In mezzo, quasi nulla. Il messaggio, rivolto anche a chi racconta la squadra, è stato esplicito: chi gioca ogni tre giorni non ha tempo per costruire.

L'ESTATE PERDUTA - Il lavoro tattico è stato fatto a luglio e agosto. Ma, ha ricordato il tecnico, di quelli che lo hanno svolto con lui ne sono rimasti pochi, tra cessioni e infortuni. Chi rientra ha fatto tre allenamenti di reparto e deve giocare subito: «È chiaro che poi la linea non sia estremamente coordinata».

LA TRANSIZIONE - Il passaggio da un modo di giocare a un altro, già complicato, si è moltiplicato con l'accavallarsi dei problemi. Per questo Sarri ritiene prematuro giudicare chi sia adatto al nuovo calcio: «Lo potremo fare solamente alla fine di questo campionato».

A COSA SERVE IL RITIRO - Alla testa, allo stare insieme, a trovare obiettivi collettivi. E alla gestione fisica: gli infortunati con il gruppo, dieci ore di terapie al giorno per chi ne ha bisogno, doppie sedute per chi può tornare, valutazioni immediate ogni mattina.

Un allenatore che chiede tempo in un calendario che non ne concede: dopo il senso del ritiro spiegato alla vigilia, Maurizio Sarri ammette che la tattica deve aspettare, come racconta il cantiere ancora aperto.

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Sezione: Interviste / Data: Ven 06 novembre 2026 alle 15:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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