L'Atalanta di Maurizio Sarri non riesce a liberare la testa, e a certificarlo sono i suoi stessi giocatori. Ascoltando le voci dello spogliatoio nerazzurro emerge un ritornello ricorrente: si ragiona troppo, si parla troppo, e in campo la squadra finisce per irrigidirsi.

LA SERATA CON IL KAIRAT - La sfida con il Kairat Almaty ha restituito l'immagine di un gruppo contratto, timoroso per lunghi tratti e incapace di esprimersi con naturalezza. Eppure le indicazioni dalla panchina andavano nella direzione opposta: nel dopogara sia Scalvini sia Zalewski hanno raccontato come il tecnico avesse chiesto ai suoi di affrontare la partita sgombri da ogni zavorra mentale. Il punto, evidentemente, è che invocare la serenità non basta a generarla, ed è proprio il nodo mentale che frena la squadra di Sarri a tornare al centro del dibattito.

SCALVINI E I TROPPI CONFRONTI - Chiamati a individuare le cause del momento, più calciatori finiscono sullo stesso tasto: una settimana scandita da colloqui continui, forse eccessivi. Giorgio Scalvini lo ha ammesso senza filtri ai microfoni di Sky Sport, ricordando la necessità di reagire al ko con il Parma: «Forse abbiamo parlato fin troppo e bisogna fare i fatti». Il difensore ha comunque tenuto a precisare che spirito, voglia e atteggiamento non sono mancati: il problema, nella sua lettura, è la traduzione in campo delle intenzioni.

LE PAROLE DI ZALEWSKI - Sulla stessa lunghezza d'onda Nicola Zalewski, che ha messo a nudo lo scarto tra consapevolezza e realtà: «A parole continuiamo a dirci che serve questo scatto, ma non stiamo riuscendo a metterlo in pratica». L'esterno non ha nascosto la delicatezza della fase attraversata dalla squadra, fotografando una frustrazione che ormai accomuna l'intero gruppo.

IL PRECEDENTE DI EDERSON - Il campanello, del resto, aveva già suonato – come evidenzia TuttoMercatoWeb – più di un mese fa. Il 20 settembre Ederson aveva espresso un concetto molto simile, rimasto però in ombra perché quella sera a catalizzare l'attenzione furono le sue parole sul VAR, legate a un discusso episodio contro la Juventus. Il brasiliano aveva spiegato che la squadra doveva ritrovare libertà mentale, sottolineando lo sforzo compiuto per assimilare le richieste del tecnico e la fatica psicologica di un cambiamento così profondo dopo anni con lo stesso sistema di gioco. E aveva sintetizzato: «Abbiamo messo tanto la testa sul lavoro e sulle novità ora dobbiamo liberarci per sbloccarci mentalmente davanti».

UN MESE E MEZZO DOPO - Allora il centrocampista confidava nella sosta come occasione per staccare la spina, tra chi partiva per le nazionali e chi restava a Zingonia. Oggi, a distanza di sei settimane, la diagnosi appare pressoché identica: segno che il blocco non si è sciolto e che la transizione verso le idee di Sarri continua a pesare più sulla mente che sulle gambe.

La consapevolezza c'è. Ora serve la leggerezza per trasformarla in gioco.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Conference League / Data: Gio 05 novembre 2026 alle 23:10
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture