Il caso Sebastiano Esposito ha superato il confine del calciomercato ed è entrato nelle aule di giustizia. Mario Giuffredi, procuratore dell'attaccante del Cagliari, ha reso noto di aver sporto denuncia per diffamazione aggravata nei confronti di Stefano Melis, direttore generale del club sardo, dopo le parole pronunciate dal dirigente nella serata di mercoledì. Una frattura che, di ora in ora, si allarga anziché ricomporsi.

LE PAROLE DI MELIS A PULA - Tutto nasce dal palcoscenico della presentazione della squadra a Pula, dove il dg rossoblù ha ricostruito pubblicamente la vicenda legata alla richiesta di adeguamento dell'accordo che lega il giocatore al club fino al 2030. Nel farlo, Melis ha usato un'espressione destinata a incendiare la giornata: la condotta dell'attaccante e del suo entourage, ha spiegato, somigliava a «qualcosa di più simile a un tentativo di estorsione». Nel racconto della società compare anche l'abbandono notturno del ritiro da parte del calciatore e la successiva consegna di un certificato medico bollato come «quantomeno imbarazzante». Accuse pesanti, formulate davanti a tifosi e telecamere.

LA CONTROREPLICA DI GIUFFREDI - La risposta dell'agente è arrivata senza filtri diplomatici: «Un dirigente di Serie A che usa la parola estorsione dovrebbe vergognarsi». Il procuratore ha poi smontato il capitolo sanitario, spiegando che al proprio assistito erano stati concessi dieci giorni di riposo per stress, dopo un consulto con uno psicologo: dunque nessun documento di comodo, ma una prescrizione seguita a una valutazione professionale. Non solo: secondo Giuffredi, il dg non avrebbe nemmeno preso parte in prima persona ai tavoli in cui si è discusso del futuro del ragazzo, circostanza che nella ricostruzione dell'agente svuota di legittimità l'intero attacco.

IL RETROSCENA SU GIULINI - Il passaggio più delicato riguarda però il vertice della società. Giuffredi ha raccontato che il presidente Tommaso Giulini gli avrebbe proposto di inscenare una lite davanti agli altri dirigenti, così da spianare la strada a una cessione da venti milioni di euro. Un aneddoto che l'agente ha liquidato con una formula tagliente: «Voleva creare un teatrino. Ho già denunciato Melis e risponderò botta su botta». La linea, insomma, è quella dello scontro frontale, senza tregue e senza mediazioni.

IL CAGLIARI NON ARRETRA - Sul piano strettamente sportivo, invece, la posizione del club non si muove di un centimetro: l'attaccante resta sul mercato, ma i sardi apriranno soltanto a proposte ritenute adeguate al valore del cartellino e coerenti con le pretese economiche del giocatore. Una porta socchiusa, non spalancata, che tiene in piedi il braccio di ferro. Chi si era illuso che l'esplosione mediatica potesse abbassare il prezzo di Sebastiano Esposito ha trovato conferma del contrario.

MALDINI AL CAGLIARI E LA PISTA ATALANTA - Nel mentre, in Sardegna è arrivato Daniel Maldini: con l'Atalanta è stata definita la formula del prestito oneroso da un milione di euro, con diritto di riscatto fissato a otto. Un'operazione che, va detto, viaggia su un binario proprio: le due trattative non sono formalmente collegate tra loro. Resta il dato di fondo, però: proprio la Dea figura tra le destinazioni possibili per Seba Esposito, e il trasferimento di Maldini ha comunque avvicinato i due mercati.

Il fronte legale, ormai aperto, rischia di condizionare la trattativa più di qualsiasi valutazione tecnica. E il tempo, con il campionato alle porte, non gioca a favore di nessuno.

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Sezione: Calciomercato / Data: Ven 07 agosto 2026 alle 08:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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