Chi frequenta le aste d'arte conosce la regola non scritta: la tela con lo strappo si paga una frazione di quella intatta, e il gioco sta tutto nel capire se il danno è nel supporto o nella pittura. Perché una lacerazione si ricuce, un dipinto mediocre no. Assane Diao, che secondo Gianluca Di Marzio è finito nel mirino di Cristiano Giuntoli, è esattamente questo: una tela di pregio con uno strappo ben visibile. E il tipo di operazione su cui il direttore toscano ha costruito la propria reputazione, a Carpi come a Napoli, è proprio il restauro.

Rinfreschiamo i numeri, perché sono la parte interessante della storia. Classe 2005, senegalese di nascita e spagnolo di passaporto, il Como lo strappò al Betis nel gennaio 2025 per circa dodici milioni, dopo che in Andalusia lo presentavano come l'ultimo gioiello della cantera. Impatto devastante: otto gol in quindici presenze di Serie A, un campionato aperto a metà e già dominato per intensità e uno contro uno. Poi, in un allenamento di aprile, la frattura del quinto metatarso destro, l'operazione, la stagione chiusa. E l'anno seguente il conto da pagare: undici mesi senza segnare, il ritorno al gol solo il 22 marzo contro il Pisa, due reti in diciassette apparizioni. Lo strappo, appunto. Ma il quadro sotto è rimasto quello.

La domanda vera, però, è un'altra: dove lo metterebbe Maurizio Sarri? Ed è qui che l'idea acquista senso tattico, non solo finanziario. Il 4-3-3 del tecnico toscano chiede agli esterni offensivi cose molto precise che il decennio precedente, con le catene laterali e i quinti a tutta fascia, non prevedeva: attaccare la profondità sul tempo del regista, accorciare all'indietro fino a diventare un quarto di centrocampo, ripetere lo stesso movimento novanta volte senza discuterlo. È il compito che a Napoli valse a Callejón la definizione di calciatore invisibile e indispensabile insieme. Diao ha il motore per farlo, ha vent'anni compiuti a settembre e ha già dimostrato di saper accendere una partita da fermo.

Il contesto, poi, spinge. L'estate nerazzurra ha prodotto finora quasi soltanto uscite nel reparto avanzato — El Bilal Touré al Parma, Daniel Maldini verso Cagliari — mentre il tecnico continua a valutare chi merita spazio nel nuovo assetto. Con De Ketelaere rientrato solo ora dalle vacanze, il ventaglio sulle corsie è sottile: un titolare certo (il belga), un adattato in crescita (Zalewski), una promessa da centellinare (Vavassori mandato a giocare in B in una piazza importante qual è Palermo). Un esterno di ruolo con quel tipo di strappo in accelerazione manca, e si vede.

Resta lo scoglio: il Como non lo ha messo in lista di sbarco e apre soltanto davanti a un'offerta seria. Ma i restauri, si sa, non si comprano mai in vetrina. Si comprano quando qualcuno ha smesso di guardare la tela e vede solo il taglio.

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