Il dado è tratto. Maurizio Sarri ha rescisso il contratto con la Lazio — la società capitolina ha depositato la risoluzione consensuale presso la Lega Serie A — ed è ora ufficialmente libero di firmare il contratto con l'Atalanta. L'annuncio del club nerazzurro è atteso nelle prossime ore, ma nella sostanza la scelta è già scritta da giorni. Non tutti, però, la accolgono con lo stesso entusiasmo. Il giornalista Giuseppe Pastore, intervenuto ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, ha espresso alcune riserve che meritano di essere ascoltate e discusse.
LE PAROLE DI PASTORE - «Sarri ritrova il dirigente con cui è diventato un allenatore di alto livello, cioè Giuntoli a Napoli: una combo interessante» ha esordito Pastore, prima di aggiungere la nota critica: «Quella dei Percassi è una mossa conservatrice, prendere un allenatore che, pur con tutte le difficoltà che ha avuto, non ha fatto una stagione esaltante. Il miglior marcatore della Lazio ha cinque gol». Un dato - che riprende pianetatalanta.it - che racconta tutto di una stagione vissuta in trincea, con un mercato bloccato e uno spogliatoio senza qualità sufficienti per esprimere il calcio propositivo che il Comandante predica da sempre. La chiosa del giornalista: «Ha fatto un ottimo calcio difensivo, ma non è più la squadra, e non è più l'allenatore, da novanta gol a campionato. Se tornerà ad esserlo si divertiranno molto a Bergamo, ma quella di Sarri è una stagione che non mi faceva pensare che sarebbe andato a migliorare anche perché è arrivato a metà classifica, anche se in un contesto certamente ostile».
LE RISERVE CHE NON CONVINCONO FINO IN FONDO - L'analisi di Pastore ha il merito della franchezza, ma rischia di ignorare una variabile decisiva: il contesto. Sarri alla Lazio non ha scelto il mercato, non ha scelto la rosa, non ha avuto voce in capitolo sulle operazioni in entrata e in uscita. Ha lavorato con quello che aveva — il miglior marcatore a quota cinque gol lo dice tutto — e ha portato la squadra a un nono posto costruendo comunque un'identità difensiva solida, con 29 punti nel girone di ritorno. Non è il Sarri del Napoli da 91 punti, ma è un Sarri che a Bergamo troverà tutt'altro materiale, tutt'altra collaborazione dirigenziale e tutt'altra visione progettuale. È questo il punto che l'analisi critica tende a sottovalutare.
LA COMBO CON GIUNTOLI CAMBIA TUTTO - Lo stesso Pastore ha ammesso che l'asse Giuntoli-Sarri è «una combo interessante». Ed è esattamente qui che la discussione cambia natura. Quando Sarri e Giuntoli hanno lavorato insieme a Napoli dal 2015 al 2018, il tecnico toscano aveva a disposizione giocatori scelti su misura per il suo sistema: Allan, Hysaj, Jorginho, Mertens da falso nove. Oggi, a Bergamo, Giuntoli costruirà una rosa che per la prima volta in anni sarà cucita attorno alle esigenze di un allenatore — un centrocampista regista di qualità come priorità assoluta, una linea difensiva a quattro da costruire da zero. Sarri cambierà il sistema dal centrocampo in su, e alcune pedine che non rientrano nella sua filosofia salteranno in uscita: è già cominciata la grande rivoluzione.
IL DIBATTITO È GIUSTO, LA SCELTA ANCHE - Che il dibattito esista è sano. Che qualcuno sollevi interrogativi sulla forma atletica e mentale di un allenatore a 67 anni, dopo una stagione difficilissima, è legittimo. Ma la storia del Comandante racconta di un uomo che ha sempre reso di più quando aveva attorno a sé persone di fiducia, un progetto serio e la libertà di lavorare senza interferenze. A Bergamo, per la prima volta da anni, troverà tutto questo insieme: Giuntoli al suo fianco, i Percassi che credono nel progetto e una Conference League da cui ripartire verso obiettivi più ambiziosi. Sarri conservatore? Solo se il termine significa «tornare alle proprie radici per fare bene». In quel caso, sì. E Bergamo ci scommette.
L'annuncio ufficiale è questione di ore. Il Comandante sta arrivando. Le riserve si scioglieranno sul campo, come è giusto che sia.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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