Come in una finale: dentro o fuori. La telenovela che ha tenuto banco per mesi attorno al futuro di Dusan Vlahovic si avvia verso l'ultimo atto. Nelle prossime ore il bomber serbo si siederà alla Continassa con la dirigenza bianconera: dall'una parte l'ad Damien Comolli, il director of football strategy Giorgio Chiellini e il direttore sportivo Marco Ottolini, dall'altra il centravanti ventiseienne e il padre Milos, che ne cura gli interessi. Vlahovic è rientrato a Torino da qualche giorno e guarda i dirigenti negli occhi sapendo bene che tra 27 giorni il suo contratto sarà scaduto. La clessidra è capovolta da un pezzo.
L'ULTIMATUM BIANCONERO - La proposta della Juventus non si discosterà molto da quella già presentata nei mesi scorsi: uno o due anni di contratto a 6 milioni di euro più bonus, cifra che equivale alla metà esatta di quanto Vlahovic ha guadagnato nell'ultimo anno. Un taglio netto, dettato da una scelta di politica aziendale che non dipende dalla retrocessione in Europa League, bensì da principi di sostenibilità strutturale. Il club bianconero intende presentarlo come un prendere o lasciare, per non disperdere altro tempo prezioso: firma e rinnovo del matrimonio, oppure divorzio definitivo.
SPALLETTI, IL PRINCIPALE SPONSOR - A voler tenere il numero 9 a tutti i costi è stato Luciano Spalletti, che lo ha difeso in ogni occasione con una chiarezza difficile da equivocare. «La mancanza di Dusan l'abbiamo sofferta come il pane» ha ripetuto più volte il tecnico toscano. «Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminale fisico, forte, che fa gol». Proprio Comolli ha promesso a Spalletti un tentativo estremo per trovare la quadra: la parola del tecnico ha pesato nella decisione di convocare questo vertice decisivo.
LE TEN RETI CHE HANNO CAMBIATO TUTTO - Vlahovic ha vissuto una stagione accidentata: infortunio all'adduttore a fine novembre, intervento chirurgico a dicembre, quasi quattro mesi di stop. Poi il rilancio nelle ultime giornate — 10 gol complessivi, quattro nelle ultime tre gare contro Verona, Lecce e Torino — non è bastato a garantire alla Juventus la qualificazione alla prossima Champions League, ma ha funzionato da vetrina involontaria. Bayern Monaco, Chelsea, Barcellona e Newcastle hanno sondato nei giorni scorsi la possibilità di ingaggiarlo a parametro zero. La domanda, però, è che anche fuori dall'Italia le cifre non tornano: gli 8 milioni richiesti dall'entourage non sarebbero stati coperti da nessuna delle big europee interpellate. Vlahovic è davanti a un bivio: accettare meno con la certezza della titolarità e di un allenatore che lo stima, o aprire una nuova pagina dopo cinque stagioni, 168 presenze e 68 gol con la Signora. A Torino c'è anche una Coppa Italia.
KOLO MUANI PRONTO A SUBENTRARE - In casa bianconera la prudenza suggerisce di non attendere troppo – come riferisce La Gazzetta dello Sport –, e così alla Continassa hanno già riallacciato i contatti con il PSG per Randal Kolo Muani, reduce da un prestito deludente al Tottenham e desideroso di tornare a Torino, dove aveva già lasciato un buon ricordo con 10 gol in sei mesi di affitto nel 2025. Il PSG chiede almeno 30 milioni per cederlo a titolo definitivo, a meno che non entri in ballo uno scambio con Jonathan David — scenario già esplorato a Budapest, prima della finale di Champions. L'operazione è complessa ma concreta: Kolo Muani è il candidato principale per raccogliere l'eredità del serbo in caso di fumata nera. Resta in coda anche il nome di Jean-Philippe Mateta del Crystal Palace, già corteggiato a gennaio.
Spalletti saprà nelle prossime ore con chi aprire la stagione. La risposta di Vlahovic dirà tutto sul tipo di Juventus che verrà.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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