Non c'è palcoscenico che regga il confronto con la costanza. Mario Pašalić lo sa da sempre, e lo dimostra partita dopo partita, stagione dopo stagione, con la discrezione di chi preferisce lasciare il segno piuttosto che alzare la voce. Il centrocampista croato classe 1995, arrivato a Bergamo nell'estate del 2018, ha chiuso la stagione 2025-26 come terzo marcatore della rosa nerazzurra con 10 reti complessive — superato soltanto dai due centravanti Gianluca Scamacca (14) e Nikola Krstović (11) — e ha consolidato la sua posizione nella classifica di tutti i tempi dei più presenti nella storia del club: 344 presenze ufficiali, terzo posto assoluto dietro solo al capitano Marten De Roon (recordman con oltre 436 gettoni) e alla storica bandiera Gianpaolo Bellini (435).
I NUMERI CHE RACCONTA LA STAGIONE - Chi si aspettava un calo non lo ha trovato. Pašalić ha distribuito i suoi 10 gol con chirurgica precisione: 3 in campionato, 3 in Champions League e 4 in Coppa Italia. Cifre che parlano di un giocatore capace di incidere in ogni contesto e in ogni momento della stagione — come sottolinea La Gazzetta dello Sport, che gli dedica finalmente il ritratto che merita. Il gol più pesante, forse, è stato quello di testa contro il Club Brugge il 30 settembre in Champions League: l'Atalanta era sotto 0-1 e il suo colpo aereo ha ribaltato la partita consegnando tre punti fondamentali nel percorso verso gli ottavi. In campionato, nella stracittadina ideale della New Balance Arena contro il Napoli, è stato ancora lui ad accendere la rimonta con l'1-1 di testa, prima che Lazar Samardžić chiudesse i conti con la rete della vittoria. Gol pesanti, gol che spostano equilibri: il marchio di fabbrica di un giocatore costruito per i momenti che contano.
L'UOMO DEI RECORD SILENZIOSI - Otto stagioni, 344 presenze, una scalata alle vette della storia nerazzurra compiuta senza proclami e senza campagne d'immagine. Pašalić è il tipo di calciatore raro che non ha mai sentito il bisogno di raccontarsi pubblicamente per dimostrare la propria centralità: lo fanno le partite per lui. Arrivato dal Chelsea — dove, paradossalmente, non ha mai esordito in prima squadra dopo l'acquisto dall'Hajduk Spalato nel 2014, passando per i prestiti a Elche, Monaco, Milan e Spartak Mosca — ha trovato a Bergamo la casa che non sapeva di cercare. Terzo nella classifica di tutti i tempi con 344 presenze, a 91 gettoni da Bellini: con il contratto esteso fino al 2028, l'obiettivo non è teorico ma concreto. Due stagioni come quelle già vissute e il podio si trasforma in argento.
IL PARADOSSO DI UN INAMOVIBILE NON TITOLARE FISSO - La cosa più curiosa, quella che definisce meglio di qualsiasi statistica il valore di Pašalić, è il paradosso che lo accompagna da otto anni: non è mai stato titolare fisso, eppure è sempre stato indispensabile. Gasperini lo ha usato, lasciato fuori, richiamato, spostato, reinventato come mezzala, trequartista o interno di centrocampo. Lui ha sempre risposto presente, senza polemiche, senza malumori visibili, con quella qualità di rendimento che lo ha reso un punto di riferimento per ogni allenatore che abbia messo piede a Zingonia.
IL CAPITOLO SARRI: UN'OCCASIONE ATTESA DA SETTE ANNI - L'arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina dell'Atalanta apre un nuovo capitolo. I due si sono sfiorati senza incontrarsi: nel 2014 Pašalić arrivò al Chelsea, e nella stagione 2018-19 — quella di Sarri allenatore a Londra — il croato era già alla prima stagione a Bergamo. Il destino li ha tenuti lontani, ma non per sempre. Nel 4-3-3 del tecnico toscano, Pašalić troverà il ruolo perfetto per le sue caratteristiche: mezzala di inserimento e di ragionamento, capace di abbinare la lettura degli spazi all'intelligenza tattica. Ci sarà anche un piccolo debito da saldare: nella stagione appena conclusa, il croato ha segnato contro la Lazio di Sarri sia nell'andata che nel ritorno di semifinale di Coppa Italia. Gol pesanti, che hanno contribuito alla rotta dei biancocelesti. Ora allenatore e giocatore siedono dalla stessa parte.
Mario Pašalić è uno dei califfi di questa Atalanta, uno di quelli che conosce ogni angolo di Zingonia, ogni ritmo di questa squadra, ogni meccanismo della sua anima. Con il contratto firmato fino al 2028, ha già deciso dove vuole scrivere il finale della propria storia. E quel finale si chiama New Balance Arena.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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