Gianfranco Zola è su tutte le furie, e la notizia ha già di per sé un peso: l'ex attaccante, oggi vicepresidente della Lega Pro, è tutt'altro che un uomo incline ad alzare la voce. A farlo uscire dai gangheri, come dichiarato in mattinata, è l'ultima mossa del ministro Andrea Abodi. Ieri il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato un decreto-legge in materia di sport che, tra le sue pieghe, nasconde una stangata per i club di terza serie.
LA NOVITÀ DEL DECRETO - Il provvedimento, intitolato alle disposizioni urgenti per lo sport, i grandi eventi e l'efficacia del documento d'identità, introduce un cambiamento sostanziale a favore del calcio femminile professionistico, ovvero la Serie A Women. L'1% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi assegnate alla FIGC viene ora destinato al soggetto che organizza il massimo campionato femminile, di fatto una divisione interna alla stessa Federcalcio. È la cosiddetta «mutualità»: in cifre, poco più di 11 milioni di euro, almeno per la stagione appena conclusa.
IL DANNO ALLA SERIE C - Qui nasce il problema. Una fetta di quelle somme — utilizzate dalla FIGC anche per voci come il pagamento degli arbitri — era destinata alla Serie C e, nello specifico, alla Riforma Zola, il progetto varato per sostenere i settori giovanili dei club di terza divisione. Uno spostamento che, sottolinea lo stesso Zola, non è stato né comunicato né condiviso, e che colpisce al cuore lo sviluppo dei vivai in un sistema che da anni fatica a formare talenti, come racconta un calcio italiano rimasto fuori dal Mondiale.
LO SGAMBETTO ALLA FEDERAZIONE - Dietro la manovra, con ogni probabilità, c'è un tentativo di sgambetto alla FIGC, i cui rapporti con il Governo restano gelidi: vale per il presidente dimissionario Gabriele Gravina tanto quanto per Giovanni Malagò, grande favorito alla successione. Il paradosso è evidente: risorse sottratte al bilancio federale e formalmente girate al calcio femminile, ma che — essendo in gran parte pensate per lo sviluppo dei settori giovanili — finiranno di fatto nelle casse dei club di Serie A.
CHI CI GUADAGNA - La misura, va precisato, premia la Serie A Women, campionato che non è organizzato dalla Lega Calcio Serie A, del tutto estranea alla vicenda. Vi prendono parte dodici società e qui sta il nodo: soltanto tre — Ternana, Como e Napoli — non fanno capo a un club maschile. Le altre nove (Roma, Inter, Juventus, Fiorentina, Lazio, Milan, Sassuolo, Parma e Genoa) condividono la medesima proprietà delle rispettive squadre maschili.
IL CONTO FINALE - Tradotto in denaro, ciascuna di queste realtà potrà beneficiare, almeno in teoria, di poco meno di un milione di euro, fermo restando che la divisione femminile può anche scegliere di ripartire diversamente le risorse assegnate dal governo. Risultato: fondi nati per irrobustire le fondamenta del movimento che rischiano di rafforzarne, ancora una volta, soltanto il vertice, mentre il sistema cerca disperatamente di risalire la china. Ecco servito il cortocircuito che ha fatto infuriare Zola.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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