Gianluca Mancini sta per vivere la sua prima Champions League, e il pensiero corre inevitabilmente a Bergamo. Il difensore della Roma, cresciuto calcisticamente all'Atalanta prima del trasferimento in giallorosso, ammette che quel traguardo lo insegue da sempre: lo aveva centrato con la maglia nerazzurra, poi il trasferimento nella capitale lo ha costretto ad attendere anni prima di poter ascoltare l'inno della competizione da protagonista.

SPQR SULLA PELLE - Il legame con la città è diventato indelebile in senso letterale. A dicembre si era ripromesso di farsi un tatuaggio in caso di qualificazione europea, promessa mantenuta con una scritta che racchiude il rapporto con la piazza e con il club. Roma, spiega, gli è entrata nel cuore e nel sangue.

IL RINNOVO VOLUTO A TUTTI I COSTI - Il prolungamento fino al 2029 è stato una scelta personale prima che contrattuale. «Roma per me è casa», sintetizza il difensore, che non nasconde di sperare in un rapporto a vita pur consapevole che nel calcio nulla è garantito. Sul giudizio del proprio agente, secondo cui altrove avrebbe guadagnato molto di più, la replica è disarmante: al cuore non si comanda. Alla firma, racconta, si sono abbracciati.

LE OFFERTE RESPINTE - Con un solo anno di contratto residuo le strade erano due, rinnovare o salutarsi. Mancini conferma i vari approcci ricevuti, uno dei quali reso pubblico, ma li derubrica a rumore di fondo: sapeva che società e allenatore volevano continuare a puntare su di lui.

IL SECONDO DIFENSORE PIÙ PROLIFICO - Con ventitré reti ha superato Aldair nella classifica dei marcatori difensori giallorossi, inseguendo il primato di Panucci fermo a trentuno. Il record, dice, non è un obiettivo: il suo mestiere è un altro, ma essere accostato a certi nomi lo riempie d'orgoglio. Quanto alla doppietta nel derby, l'ha realizzata soltanto in vacanza: sul momento gli era sembrato semplice dovere.

LA NAZIONALE E IL VIVAIO - Sul mancato arrivo di Pirlo in azzurro il difensore si schiera con la federazione, definendo Roberto Mancini e Claudio Ranieri le persone giuste per ripartire dopo la dolorosa eliminazione con la Bosnia – come riporta La Gazzetta dello Sport –. Ma la vera ricetta, per lui, sta altrove: bisogna lavorare sui settori giovanili, perché chi allena i bambini oggi lo fa spesso come secondo impiego, e vanno insegnate le basi anziché rincorrere risultati. Un ragionamento che si intreccia con il dibattito aperto sul futuro del movimento azzurro.

OBIETTIVI GIALLOROSSI - Sulla corsa scudetto la linea è la stessa del suo allenatore: migliorarsi ogni giorno, senza illudersi che la vetta si conquisti in ventiquattr'ore. Servirà un percorso, restare competitivi ad alti livelli e centrare la Champions con continuità. E davanti troverà una fila di attaccanti temibili, da Lautaro a Kean fino a Gianluca Scamacca: duelli che, ammette, non vede l'ora di affrontare.

Fuori dal campo, invece, c'è una passione nuova: la bicicletta, scoperta per necessità dopo un problema al tallone. Le salite di Forte dei Marmi e Massa, dice, valgono la fatica. Perché arrivare in cima è meraviglioso.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Mar 04 agosto 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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