La direzione è tracciata da tempo: giovani, talentuosi e con la mentalità giusta per portare una maglia importante. Urbano Cairo e il direttore dell'area tecnica Gianluca Petrachi hanno ripetuto questo concetto più volte nel delineare le linee guida della nuova rosa granata. Ma per costruire un gruppo giovane che cresca nel modo giusto, servono dei riferimenti: uomini capaci di spiegare cosa significhi vestire quella maglia, quale onore e quale responsabilità porti con sé. Il colombiano Duvan Zapata, capitano del Torino, è esattamente quell'uomo.
IL CAPITANO PER SCELTA - Quella appena terminata è stata la sua tredicesima stagione in Serie A: un numero che da solo racconta la caratura di un professionista che ha attraversato il calcio italiano nella sua interezza. Arrivato all'ombra della Mole nel 2023-24 dall'Atalanta, Zapata ha dimostrato immediatamente di avere ancora intatte le qualità che lo hanno reso tra i centravanti più prolifici del nostro campionato: 12 reti in Serie A, una in Coppa Italia e quattro assist nella prima stagione granata. Numeri importanti, ma non l'unico motivo per cui il club gli ha affidato la fascia di capitano. È il suo coinvolgimento per la causa, la sua disponibilità totale, ciò che ha convinto la dirigenza e compagni.
LA PROVA PIÙ DURA - La stagione 2024-25 si era aperta con sette partite di campionato e tre gol, poi tutto si è fermato il 5 ottobre 2024, a Milano: l'infortunio al ginocchio sinistro contro l'Inter che ha fermato una stagione ha di fatto chiuso il campionato del Torino e scavato un solco profondo nel percorso del suo capitano. Eppure – come racconta La Gazzetta dello Sport – nei lunghi mesi tra operazione e riabilitazione, Zapata non ha mai smesso di far sentire la propria presenza e il proprio sostegno ai compagni. Anzi: il 4 maggio 2025, ancora in piena convalescenza, è stato il giocatore più applaudito dai tifosi saliti alla Basilica di Superga per ricordare gli Invincibili. La sua prima lettura dei nomi dei caduti del 1949 è rimasto il momento più toccante dell'intera giornata.
DA VENTI MINUTI AL TITOLARE - Il ritorno in campo è arrivato alla quarta giornata della stagione appena conclusa, in casa contro l'Atalanta: venti minuti per riprendere ritmo e fiducia, in una partita sfortunata in cui Zapata ha anche fallito un rigore. Le prime gare da titolare sono arrivate a novembre, con i primi segnali concreti della sua pericolosità — buona prova a Lecce — e poi a dicembre, contro il Milan, il gol che tutta la piazza aspettava: il primo della sua risalita.
I TRE GOL DEL RILANCIO - Zapata ne avrebbe aggiunti altri due, entrambi significativi: un colpo di testa a definire la vittoria del rilancio contro la Lazio (2-0) e un bel tiro da fuori area nella goleada contro il Parma (4-1). Al di là delle realizzazioni, però, ciò che ha convinto di più nell'ultima parte di stagione è stato il livello fisico raggiunto: escluse quattro partite per una noia muscolare, il colombiano è tornato di fatto a pieno regime, con cinque presenze da titolare da marzo in poi e un apporto fondamentale anche quando è entrato dalla panchina, come nella rimonta contro l'Inter (2-2) e nella vittoria sul Sassuolo (2-1). Il 20 aprile, a Coverciano, ritirando il premio "Inside the sport", ha scelto parole precise: «Sono qui anche per rappresentare il Torino, come capitano».
Non è una dichiarazione, è un programma. E Cairo e Petrachi hanno tutto l'interesse a tenerlo al centro del loro progetto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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