La vigilia di una notte europea porta con sé non solo la tensione agonistica, ma anche intrecci di storie, percorsi incrociati e ambizioni contrapposte. Enzo Maresca torna in Italia alla guida di una corazzata, il Chelsea, ma lo fa con l'umiltà dello studioso e la consapevolezza delle insidie. Di fronte troverà l'Atalanta di Raffaele Palladino, un collega con cui condivide radici bianconere e una visione moderna del calcio. Tra l'emergenza infortuni che falcidia la rosa dei Blues e il rispetto profondo per l'identità aggressiva della Dea, il tecnico italiano analizza il momento dei suoi e allontana, almeno per ora, le sirene di un possibile ritorno in patria. Ecco il pensiero dell'allenatore del Chelsea ai microfoni di Sky Sport. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, c’era grande attesa sulla possibile titolarità di Cole Palmer, che mancava dall'inizio da settembre. Tuttavia, non lo abbiamo visto partire dal primo minuto. Ci può spiegare la gestione del giocatore e qual è la sua reale condizione fisica attuale?
«La situazione va gestita con intelligenza. È stato fuori per un paio di mesi e, sebbene sia rientrato e stia recuperando la condizione, non è ancora in grado di reggere ritmi serrati giocando ogni tre giorni. Due giorni fa ha disputato un'ora di gioco; l'idea dello staff tecnico era quella di proteggerlo in questa occasione per averlo pronto e al meglio per la prossima sfida. La prudenza, in questi casi, è d'obbligo».
Gestire l'attacco del Chelsea sta diventando un rebus complicato a causa dei continui problemi fisici. Si parla di assenze pesanti, quanto è difficile per un allenatore dover fare i conti con questa infermeria piena fin dall'inizio della stagione?
«Non lo nego, è difficile. Abbiamo avuto diversi problemi e probabilmente, come ho ribadito più volte, sono la conseguenza della stagione scorsa, che è stata lunghissima e logorante. Adela è stato fuori già due mesi e l'altro giorno ha accusato un nuovo problema alla spalla, pur senza fratture, che lo costringerà a stare ancora ai box. La stessa cosa è successa con Cole Palmer, e abbiamo anche Levi Colwill che ha saltato praticamente tutta la stagione. Ci stiamo portando dietro un fardello di problemi fisici non indifferente, ma la nostra mentalità non cambia: proveremo, come facciamo in ogni gara, a dare il massimo per vincere anche domani».
Domani incrocerà Raffaele Palladino. I vostri percorsi si sono sfiorati alla Juventus anni fa. Quanto vi conoscete realmente e che rapporto c'è tra voi due?
«Sì, ci siamo incrociati quando sono arrivato alla Juve: all'epoca c'era la Primavera allenata da Gasperini e Raffaele era lì, ogni tanto veniva ad aggregarsi alla prima squadra. Ma il nostro rapporto va oltre quel periodo. Conosco Raffaele e ci sentiamo: tra l'altro, prima che iniziasse la sua avventura lavorativa con l'Atalanta, è venuto a trovarci a Londra per vedere un paio di partite del Chelsea. Mi ha chiamato, ci siamo confrontati ed è rimasto un contatto attivo. Quindi sì, ci conosciamo e c'è stima reciproca».
Che tipo di partita si aspetta e quali sono i rischi maggiori nell'affrontare l'Atalanta di Palladino, anche rispetto alle gestioni precedenti?
«I rischi ci sono sempre quando giochi a questi livelli. L'Atalanta è una realtà che conoscete meglio di me: è una squadra aggressiva, che prova sempre a imporre un determinato tipo di calcio fatto di intensità e duelli. Sappiamo che sarà una gara complessa, ma noi scenderemo in campo per fare del nostro meglio e cercare di portare a casa la vittoria».
Chiudiamo con una nota personale. Lei sta bruciando le tappe e riceve complimenti ovunque per la sua crescita costante. In molti si chiedono se nel suo cassetto dei sogni ci sia, un giorno, il desiderio di tornare in Italia da protagonista su una grande panchina. È uno scenario che contempla?
«Capisco la domanda, ma in questo momento la mia realtà è qui e ne sono orgoglioso. Rappresento uno dei club più importanti del mondo, il Chelsea, e sono veramente contento di essere qui. Per quanto riguarda il futuro, purtroppo né io, né voi, né nessun altro può sapere cosa accadrà tra una settimana, un mese o sei mesi. Il calcio è imprevedibile, quindi vedremo cosa ci riserverà il futuro, ma oggi la mia testa è solo ai Blues».
Pragmatismo inglese e cuore italiano. Enzo Maresca non si lascia distrarre dalle suggestioni di mercato o dal sentimentalismo del ritorno a casa. La sua missione è chiara: guidare il Chelsea oltre l'ostacolo Atalanta, gestendo un'emergenza infortuni che non può e non deve diventare un alibi. A Bergamo, sarà battaglia vera.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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