Il paradosso numero uno per l'Atalanta è che si gioca meglio in dieci, come diceva storicamente Liedholm. Paradosso numero due: si può battere una big d’Europa nell’eliminazione diretta di Champions League e appena quattro giorni dopo cadere malamente sul campo di una neopromossa. L’unione di questi due assiomi completamente rovesciati produce la pesante sconfitta della squadra di Palladino contro il Sassuolo, in una domenica decisamente da dimenticare per i colori nerazzurri.
L'OCCASIONE SPRECATA IN SUPERIORITÀ - Perché non solo i nerazzurri perdono la partita e lasciano per strada terreno prezioso nella complessa rincorsa europea, ma lo fanno in un incontro giocato in superiorità numerica quasi per intero. Pinamonti si fa cacciare dopo appena sedici minuti, ma l’Atalanta non sfrutta minimamente il vantaggio, anzi. Esattamente come con il Genoa, quando il cartellino rosso avversario era arrivato al 3’ e la prestazione era stata negativa: allora, però, era stato faticosamente strappato un successo. Stavolta va decisamente peggio, perché arriva il clamoroso ko. C’è pure un indizio al contrario in questa collezione dell’assurdo: quando fu Ahanor a farsi espellere sul campo del **Como**, dopo 8’, la Dea disegnò una partita gagliarda, strappando uno 0-0 d'oro. Allora, forse, quella di Liedholm non era solo una semplice provocazione.
LA CLASSIFICA E IL CONFRONTO - Si tratta di un’occasione persa enorme - rimarca L'Eco di Bergamo -. L’Atalanta sognava infatti di chiudere la giornata a meno due dalla zona Champions e invece ora si ritrova settima da sola, con la Roma quarta a più sei, il Como quinto a più tre e la Juve sesta a più due. Il Sassuolo, dal canto suo, si avvicina leggermente in graduatoria: è ottavo a meno sette, a una distanza che sembra comunque di sicurezza. Perdere al Mapei Stadium non è scandaloso, perché quella di Grosso è una squadra con ottime individualità e che sa giocare a calcio, ma farlo con il netto vantaggio dell’uomo in più per un’ora e un quarto lascia un profondo amaro in bocca.
LE SCORIE EUROPEE E L'APPROCCIO - È fisiologico che qualche punto vada perso per strada e l’Atalanta di A, in questo 2026, era stata quasi perfetta: veniva da sette vittorie e due pareggi e aveva la terza serie utile in Europa. Fa specie che ciò succeda quattro giorni dopo l’impresa con il Borussia, ma dopotutto non è un caso: la squadra ammirata a Reggio Emilia è apparsa scarica, sia mentalmente che fisicamente. Gioca costantemente sotto ritmo e non è mai cattiva agonisticamente, tiene il pallone per il 77% del tempo, ma produce solamente un controllo sterile. Il **Sassuolo** passa in vantaggio dopo essere rimasto in dieci e la formazione bergamasca continua a giochicchiare come se pensasse di potere risolvere la situazione facilmente, ma il tempo passa e nella ripresa arriva addirittura il raddoppio. C’è solo una reazione finale che fa sperare in un pari che, a conti fatti, non sarebbe stato meritato: alla fine ride il club neroverde, proprio come all’andata. Ma il 3-0 di tre mesi e mezzo fa produsse una svolta clamorosa: fu l’ultima panchina di Juric e arrivò Palladino.
LE SCELTE DI FORMAZIONE - L’impresa di Champions League ha elettrizzato l'ambiente, ma ha anche sottratto tante energie psicofisiche: Palladino decide di confermare ben nove undicesimi della formazione scesa in campo mercoledì e, con il senno di poi, si può parlare di un azzardo o di un errore. Perché i leoni d’Europa, stavolta, sono incredibilmente docili. Il tecnico fa ancora a meno di Ederson, lasciato a Bergamo per un imprecisato affaticamento, rinuncia al febbricitante Ahanor e ai lungodegenti De Ketelaere e Raspadori. L’attacco è confermato, ma stavolta Zalewski parte alle spalle di Samardzic e Scamacca, facendo il controllore di Matic (ma solo inizialmente).
LA CRONACA DEL PRIMO TEMPO - Si intuisce subito che la giornata non è quella giusta, anche se un blitz di Zalewski su verticalizzazione di Pasalic dà vita a una momentanea illusione, quando il pallonetto d’esterno si spegne di poco a lato al 10’. Subito dopo arriva il miracolo d’ordinanza di Carnesecchi, che all’11’ vola letteralmente sul colpo di testa di Thorstvedt. Così si arriva al 16’, con la svolta solo potenziale del match: Pinamonti, in fase offensiva, entra in maniera dura e scomposta su Djimsiti e l'arbitro Marchetti estrae il rosso diretto anche se è prestissimo. Siamo al paradosso di partenza: il vantaggio è tutto dei nerazzurri, ma è il Sassuolo a passare al 23’ con un corner di Laurientè su cui si avventa da due passi Koné. Gli ospiti sanno di essere più forti e in superiorità numerica e improvvisano un tiki taka improduttivo: hanno un’occasionissima al 33’ quando Samardzic sbaglia un banale controllo da ottima posizione, poi ci provano con una capocciata di Bellanova al 39’, ma sono ancora gli emiliani a sfiorare il bis con Muharemovic nel recupero.
LA RIPRESA E L'ORGOGLIO FINALE - Palladino non rinuncia alla difesa a tre nemmeno ora e al riposo decide di cambiare Scamacca con Krstovic. Nella ripresa la squadra ci prova, ma senza crederci troppo, con Zappacosta che va al tiro due volte, al 1’ e al 9’. Il Sassuolo non sta certo a guardare e al 24’ riparte in velocità con Laurienté: la palla arriva troppo facilmente a Thorstvedt, che dai venti metri spara un sinistro fulminante all’incrocio dei pali, siglando il 2-0. Di fatto la partita è finita, ma l’Atalanta si regala un finale orgoglioso, sfruttando il fisiologico calo fisico altrui. Krstovic impegna Muric al 27’, Samardzic ci prova con una magia di tacco ma il portiere devia sul palo al 41’, poi Musah riesce a fare gol, trovando la rete con una botta sottomisura su perfetto assist di Zappacosta. È il 43’ e restano otto minuti contando il recupero: c’è spazio anche per l'ennesimo rimpianto, perché al 46’ Scalvini svetta di testa e Muric devia provvidenzialmente sulla traversa. Ma per i bergamaschi, si era capito, non era proprio la giornata buona.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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