Sassuolo e Atalanta si ritrovano in una sfida che profuma di rivincita. All’andata, il netto 3-0 dei neroverdi fu una serata amara per la Dea e costò la panchina a Ivan Juric. Da allora molto è cambiato. L’Atalanta ha voltato pagina, ha ritrovato identità e continuità, mentre il Sassuolo ha consolidato un percorso sorprendente da neopromossa. A presentare il match è Antonio Parrotto, direttore di SassuoloNews, che analizza il momento delle due squadre tra ambizioni, equilibrio e voglia di stupire.
Come arriva il Sassuolo alla partita con l'Atalanta?
«Il Sassuolo arriva con il vento in poppa, ma con qualche ammaccatura da battaglia – fa il punto in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –. Dopo la vittoria sul Verona, Grosso ha concesso un giorno libero extra, un lusso da big, e la squadra è in forma: 35 punti, nona posizione e ottime risposte contro le squadre della parte destra della classifica. Qualche difficoltà in più, invece, con le prime 6. Non ci sarà Walukiewicz, un jolly difensivo molto utilizzato da Grosso, ma rientreranno Muharemovic e Matic, che sono due elementi altrettanto importanti. L’Atalanta è reduce da una notte europea da film hollywoodiano ed è in un grandissimo momento, ma il Sassuolo è pronto a rovinarle la festa, come un invitato che porta il vino sbagliato».
Il Sassuolo occupa una posizione di media classifica. Vedete la partita con l'Atalanta come uno scontro diretto per un possibile posto in Europa?
«Diciamo che con 35 punti il Sassuolo si trova nel "piano nobile del condominio medio", tra chi sogna l'attico europeo e chi teme lo scantinato. L'Atalanta di punti ne ha 45 ed è già con il binocolo puntato sulla Champions, mentre il Sassuolo, di fatto, ha già raggiunto il suo obiettivo stagionale. Manca solo l’aritmetica a 12 giornate dalla fine. Tutto questo era inatteso e non era preventivabile a inizio anno perché parliamo di una squadra neopromossa. Scontro diretto? Non proprio, ma è un'opportunità: battere la Dea significherebbe accorciare e mandare un segnale al campionato. Meglio non illudersi, però, perché per l'Europa serve continuità, non un exploit».
L'entusiasmo per le vittorie con Napoli e Borussia credi possa spingere l'Atalanta o, al contrario, è maggiore il rischio che i nerazzurri possano avere un calo di concentrazione?
«L’Atalanta arriva galvanizzata da questi grandi risultati. Palladino ha fatto un discorso negli spogliatoi con garze insanguinate e applausi epici a Krstovic, roba da Oscar, per restare in tema hollywoodiano. Solitamente la terza partita in una settimana è quella più difficile. La speranza per il Sassuolo è che questa regola non scritta valga anche domenica, ma non mi aspetto una Dea troppo scarica, anzi».
Il 3-0 all'andata costò la panchina a Juric. Cosa è rimasto di quell’Atalanta e cosa è cambiato da quella partita? Il Sassuolo, invece, è rimasto lo stesso?
«Di quell'Atalanta secondo me resta l'anima guerriera, ma è evoluta. Palladino ha preso il testimone da Gasperini, aggiungendo anche equilibrio a quella verticalità che già c’era. Non a caso, l’Atalanta è la squadra che va in porta con più attacchi diretti e il Sassuolo è terzo in questa speciale classifica. Il Sassuolo, più o meno, è rimasto simile: pragmatico, con Berardi anima e Grosso che ha dato stabilità e serenità alla squadra. Una squadra comunque più matura. Ora non è più una Cenerentola, ma una squadra che sa pungere».
A cosa deve stare più attenta l'Atalanta?
«L'Atalanta deve stare attenta alle ripartenze fulminee: 47 attacchi diretti, terzi in Serie A come dicevo prima. La qualità principale è questa. E poi deve stare attenta soprattutto all’organizzazione di Grosso, perché questa squadra ha un’anima, è riconoscibile, ha un’impronta ormai collaudata e anche un grande centrocampo. Oltre all’attacco, un altro punto di forza del Sassuolo è la mediana con il rientrante Matic e Koné e Thorstvedt suoi scudieri».
Cosa o chi, invece, ti preoccupa di più della squadra bergamasca?
«Mi preoccupa la macchina da guerra verticale, una squadra che cresce nella ripresa e che sta vivendo un grandissimo momento di forma. Convinzione, carattere, grinta, unità d’intenti e, anche se non ci saranno Raspadori e De Ketelaere e forse anche Krstovic ed Ederson, Palladino ha una panchina da supermercato deluxe».
Berardi è ancora oggi il volto e l’anima del Sassuolo. Quanto pesa la sua presenza, tecnica e carismatica, nell’economia della squadra, soprattutto nelle partite contro avversarie di alto livello come l’Atalanta?
«Berardi è il Sassuolo: l’ultima bandiera come ormai viene definito, con anima da leone, dribbling che incantano e carisma che trasforma i compagni. Pesa come un diamante. Lui è una sorta di coach motivazionale della formazione neroverde. Visto che siamo in tempi di Sanremo potrei dire che il Sassuolo senza di lui è un'orchestra senza violino: suona sì, ma stona».
Il Sassuolo ha atteggiamenti tattici specifici contro squadre di alta classifica?
«Il Sassuolo non riuscirebbe a fare le stesse partite, per esempio, di Parma e Cagliari, lasciando completamente il possesso palla agli avversari e parcheggiando il bus in difesa. Non è nelle corde di questa squadra e non è nel Dna del Sassuolo. Contro le big, ovviamente, ci vogliono delle accortezze in più, però il Sassuolo, vedi la grande prova dell’andata, si chiude sì in difesa, ma prova a ripartire sfruttando Laurienté e Berardi. E non solo».
Che Sassuolo e che partita dobbiamo aspettarci? Ci sono indicazioni di formazione?
«Aspettatevi un Sassuolo battagliero, pronto a sfruttare il post Champions dell'Atalanta. Secondo me sarà una partita con diversi gol, aperta e bella da vedere, con i neroverdi che proveranno a ripetere quanto di buono fatto all’andata. Formazione? Il 4-3-3 classico: Muric tra i pali; Coulibaly, Muharemovic, Idzes, Garcia dietro; Koné, Matic, Thorstvedt in mezzo; Berardi, Pinamonti, Laurienté avanti».
Raspadori, ex neroverde, è uno degli uomini più importanti di quest'Atalanta. Che tipo di giocatore era allora e come lo vedi oggi?
«Raspadori al Sassuolo era il ragazzino prodigio del settore giovanile. Era facile prevedere un grande futuro per lui. Aveva un fiuto per il gol da predestinato. Oggi, a Bergamo, è sicuramente maturato come un vino buono, forte anche delle esperienze a Napoli e a Madrid. Purtroppo non sarà della partita, ma sarebbe stato bello rivederlo, anche se solo da ex, al Mapei Stadium, dove ha lasciato ottimi ricordi».
Atalanta e Sassuolo negli anni hanno condiviso uomini e percorsi. C’è ancora qualcosa di simile nel modo di interpretare il calcio o oggi le due realtà sono diverse?
«Diversi anni fa erano simili. Forse partivano anche dalle stesse basi, escluso il background storico, mentre oggi direi che sono due Club diversi, pur mantenendo delle similitudini nell’idea aziendale, nel progetto, nell’idea di fondo del modo di fare calcio, sempre con sani principi. Oggi l’Atalanta è una big, mentre il Sassuolo è una splendida e ambiziosa realtà provinciale».
La fotografia che emerge è quella di una sfida tutt’altro che scontata. Un Sassuolo maturo, organizzato e consapevole dei propri mezzi contro un’Atalanta diversa rispetto all’andata, più solida e ambiziosa. Se allora fu una caduta pesante per i nerazzurri, oggi il confronto rappresenta un banco di prova per misurare la crescita di entrambe.
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