Certi amori sportivi tracciano solchi così profondi nell'anima che il tempo, da solo, non basta a levigarli. Sabato sera i riflettori si accenderanno per illuminare l'ennesimo capitolo del romanzo agrodolce tra Gian Piero Gasperini e l'Atalanta. Un intreccio di sentimenti, nostalgia e pressanti esigenze di classifica che trasformerà il catino dell'Olimpico nel palcoscenico di una sfida spigolosa, dove il recente passato busserà prepotentemente alla porta di un presente ricco di incognite e altissime ambizioni.
L'ILLUSIONE ROMANTICA E L'EREDITÀ IMMORTALE - Chi si aspettava fiumi di lacrime e abbracci nostalgici nella gara d'andata è rimasto palesemente deluso. Le effusioni si sono rivelate gelide: il tanto decantato giro d'onore sotto la curva a braccetto con Antonio Percassi è svanito in un nulla di fatto. Sulle gradinate della New Balance Arena si è respirata un'aria divisa a metà, sospesa tra la sincera e doverosa gratitudine di una frangia del tifo e le immancabili punzecchiature dell'altra, in una serata poi sfociata nel nervosismo dialettico del tecnico dopo la sconfitta. Eppure, le incomprensioni degli ultimi mesi non potranno mai sbiadire l'impronta titanica lasciata in quasi un decennio di regno orobico. Il mister piemontese ha trascinato una piazza storicamente abituata a lottare per la sopravvivenza sportiva direttamente nei salotti vip della massima competizione continentale, regalando alla città l'inestimabile gioia dell'Europa League strappata a Dublino, venticinque anni dopo l'ultima affermazione di un club italiano nel torneo.
IL MAESTRO DEI MIRACOLI E I NUMERI DA CAPOGIRO - I manuali del calcio contemporaneo riservano già capitoli dorati all'aggressione a tutto campo perfezionata in terra lombarda. Un modello che ha generato un circolo virtuoso di plusvalenze da capogiro, saggiamente reinvestite dalla dirigenza per forgiare strutture societarie all'avanguardia. Le cifre del suo ciclo incutono assoluto rispetto: duecentoventotto trionfi in quattrocentotrentanove battaglie, ottocentocinquantacinque reti gonfiate e ben quattro storici piazzamenti sul podio. Prestazioni maestose capaci di strappare applausi a scena aperta ai luminari della panchina mondiale. Da Pep Guardiola a Jürgen Klopp (piegato due volte nella mistica cattedrale di Anfield), fino ad arrivare alla severa lezione di calcio impartita al rampante Xabi Alonso nella notte che ha distrutto l'imbattibilità europea del suo Leverkusen.
LA BUFERA CAPITOLINA E LE SPINE DI TRANSIZIONE - Oggi, però, la luna di miele con la rovente piazza romana sembra essersi bruscamente interrotta. Il condottiero rivoluzionario si ritrova costretto a indossare i panni del traghettatore in un ambiente che fatica a metabolizzare i suoi durissimi metodi di lavoro. – come evidenzia lucidamente l'analisi de La Gazzetta dello Sport – le correnti contrarie soffiano impetuose all'interno di Trigoria, esacerbate dalle recenti e pubbliche sortite di Claudio Ranieri. Chi lo ha conosciuto a fondo a Bergamo, vivendo in prima linea i suoi burrascosi faccia a faccia con spogliatoio e stampa, non si stupirà minimamente nel constatare come il carattere fumantino dell'allenatore non sia mutato di una virgola. Inseguendo un pass Champions che a Roma manca da sette anni, la sua squadra annaspa nel disperato tentativo di assimilare un credo tattico per il quale, con ogni probabilità, manca la materia prima necessaria.
IL NUOVO CORSO NERAZZURRO E L'ESAME OLIMPICO - Mentre le sponde del Tevere ribollono di tensioni, nel capoluogo orobico la transizione post-ciclo è stata tutt'altro che lineare. Il disastroso tentativo di affidarsi al "copia-incolla" tattico con Ivan Juric ha dimostrato in fretta come l'alchimia non fosse riproducibile per osmosi. A riportare ordine, entusiasmo e geometrie ci ha pensato l'attuale guida Raffaele Palladino. Pur essendo stato un attento discepolo del mister di Grugliasco, il giovane tecnico campano ha saputo infondere un'anima propria e un'identità fluida a un gruppo che si rifiuta categoricamente di vivere di soli ricordi. Sabato notte, incrociando gli sguardi di chi ha condiviso con lui battaglie epocali, l'allenatore giallorosso dovrà sfidare non solo l'avversario sul campo, ma anche i fantasmi della sua stessa creatura. Perché nove anni vissuti pericolosamente scavano un solco troppo profondo per essere riempito dallo scorrere di un solo calendario.
Il manto erboso dell'Olimpico si prepara a fare da giudice supremo in una contesa intrisa di fascino, paure e immense ambizioni. Un duello rusticano dove il romanticismo lascerà inevitabilmente spazio alla spietata legge del campo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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