Il fascino delle notti capitoline si intreccia con i fili del destino calcistico in una sfida che trascende i semplici novanta minuti. L'incrocio tra la Roma e l'Atalanta, lontano dalle mura amiche della New Balance Arena, non sarà mai un appuntamento banale, soprattutto quando sulla panchina avversaria siede un'icona orobica come Gian Piero Gasperini. Tra vecchi rancori sportivi, un vortice di ex pronti a darsi battaglia e un sesto posto dal peso d'oro massiccio, la Dea si prepara a sferrare l'attacco decisivo per garantirsi il palcoscenico della prossima Europa League.

IL BERSAGLIO GROSSO E I CALCOLI - Archiviato con amarezza il capitombolo contro la Juventus, che ha di fatto spento le velleità di rimonta per la zona Champions (sarebbe utopico sperare in un triplo crollo simultaneo di chi sta davanti), la bussola di Raffaele Palladino è ora puntata fissa verso l'Europa League. Il gradino utile è la sesta piazza attualmente occupata proprio dai giallorossi, distanti quattro lunghezze. Un blitz esterno all'Olimpico accorcerebbe il divario a un solo punto, regalando ai bergamaschi l'inerzia e il vantaggio degli scontri diretti dopo l'uno a zero dell'andata. Di contro, una sconfitta scaverebbe un fossato incolmabile di sette punti, costringendo i nerazzurri a difendere con le unghie l'attuale settima posizione dagli assalti del Bologna, per sperare almeno nella Conference League o aggrapparsi al cammino in Coppa Italia.

LA RIMONTA E IL CROLLO GIALLOROSSO - La parabola tracciata dalle due formazioni in questa annata assume i contorni di un vero e proprio romanzo sportivo. In autunno, mentre la truppa lombarda affondava nei meandri della classifica sotto la disastrosa e fallimentare gestione di Ivan Juric, l'ex tecnico nerazzurro si godeva la vetta solitaria della Serie A. Al momento dell'insediamento dell'attuale mister campano, il distacco era di ben quattordici punti a favore dei romani. – come analizza L'Eco di Bergamo – da quell'istante il copione si è letteralmente capovolto: l'Atalanta ha ingranato le marce alte rosicchiando terreno inesorabilmente, recuperando dieci lunghezze e certificando una supremazia tattica e mentale che ha mandato in cortocircuito le certezze dell'ambiente romanista.

INFERMERIE OPPOSTE E CLIMA INFUOCATO - Il vento dell'entusiasmo soffia oggi decisamente in direzione di Zingonia. Nonostante l'ultimo scivolone interno, la condizione psicofisica della rosa è eccellente e l'unico grattacapo di formazione per il mister riguarda l'assenza di Isak Hien. A Trigoria, al contrario, si respira un'aria pesantissima, quasi tossica. Le furiose tensioni interne tra l'allenatore piemontese, il dirigente Claudio Ranieri e la proprietà americana si sommano a un'emergenza infortuni drammatica: out pezzi da novanta come Paulo Dybala, Manu Konè e Lorenzo Pellegrini, con forti e fondati dubbi legati anche ai recuperi di Niccolò Pisilli, Wesley e all'ex di turno Gianluca Mancini. Un parterre di assenti illustri che fa da contorno all'infinita sfida degli incroci del passato, da Bryan Cristante a Pierluigi Gollini, pronti a sfidare vecchi compagni d'armi come Nicola Zalewski e Gianluca Scamacca.

I RICORSI STORICI E L'AFFONDO FINALE - Esiste un filo conduttore beffardo che lega l'incrocio odierno ai precedenti più recenti. Soltanto un anno fa, le due compagini si sfidavano a maggio in un duello dal sapore diametralmente opposto: era la Roma a rincorrere furiosamente un'Atalanta in frenata, dopo aver faticosamente smaltito le scorie dell'interregno dell'allenatore croato che tanto male ha fatto quest'anno in Lombardia. In quell'occasione, la spuntarono i nerazzurri blindando l'accesso all'Europa dei grandi. Oggi i ruoli di cacciatore e preda si sono capovolti, ma la fame spietata del club orobico rimane intatta. Con il destino nelle proprie mani, la squadra è pronta a scrivere l'ennesimo capolavoro in trasferta.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 15 aprile 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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