Nel grande risiko del potere calcistico nazionale, la corsa per conquistare lo scranno più ambito di via Allegri ha subito un'accelerazione brutale e senza precedenti. A sfidarsi a viso aperto per la successione al vertice della Figc sono due pesi massimi delle istituzioni: da un lato Giovanni Malagò, forte dell'investitura compatta ricevuta dalla Lega di Serie A, dall'altro Giancarlo Abete, alfiere indiscusso del mondo dilettantistico. Una battaglia politica serratissima che ridisegnerà le fondamenta del nostro sistema, incidendo profondamente anche sulle ambizioni di quelle società virtuose che lottano per l'eccellenza.

L'AGO DELLA BILANCIA E IL PESO DEL SINDACATO - Se le truppe sono schierate, il vero terreno di scontro si è già spostato sulle alleanze strategiche. Come una perfetta mossa tattica studiata da Raffaele Palladino per blindare gli equilibri in campo, i due pretendenti stanno corteggiando ossessivamente l'Assocalciatori. Il sindacato guidato da Umberto Calcagno detiene infatti uno spaventoso 20% del peso elettorale. Una dote che, storicamente unita al 10% di competenza degli allenatori, garantisce un blocco granitico del 30%, capace di indirizzare qualsiasi elezione e ribaltare il 34% garantito dalla Lnd. Entro questa settimana, i vertici dell'Aic ascolteranno i programmi di entrambi per decidere da che parte far pendere l'ambitissimo 51% necessario per varcare la soglia del trionfo.

LA STRATEGIA DELLA MASSIMA SERIE E LA FIRMA DEI DILETTANTI - – come riferisce La Gazzetta dello Sport – la spaccatura è evidente e le tempistiche di azione differiscono nettamente. L'ex numero uno del Coni ha incassato l'appoggio quasi totale del massimo campionato (con l'unica e rumorosa astensione della Lazio di Claudio Lotito) e viaggia spedito verso la stesura di un programma fondato su basi totalmente nuove, godendo peraltro di un gradimento elevato anche tra i calciatori. Sul fronte opposto, l'attuale presidente della Lnd attende l'imprimatur formale che necessita della raccolta firme certificata di 99 delegati. Nel frattempo, l'ex vertice federale sta affilando le armi con un doppio progetto, mirato a tutelare la propria base e a proporre riforme strutturali di sistema.

IL FRONTE CADETTO E IL FUTURO DEL SISTEMA - A completare la complessa mappa elettorale ci sono la Lega Pro e la Serie B. Proprio quest'ultima, riunitasi in assemblea sotto la guida del presidente Paolo Bedin, ha scelto la via della prudente diplomazia: nessun appoggio al buio, ma un confronto diretto e imminente con i due sfidanti per valutare le reali ricadute sui club. Non c'è spazio per le suggestioni, e la gelida chiusura di Abete verso l'inserimento di ex campioni nei ruoli dirigenziali («Dal punto di vista della comunicazione il nome di un calciatore è più attrattivo, ma un nome non basta a risolvere i problemi», ha sentenziato) spazza via ogni ipotesi romantica.

IL CONTO ALLA ROVESCIA - Il tempo stringe e le urne del 22 giugno si avvicinano a grandi falcate, lasciando un solo mese di tempo per il deposito delle candidature ufficiali. Tra veti incrociati e promesse di rivoluzione, il calcio italiano si prepara al verdetto: fallire questa storica transizione significherebbe condannare l'intero movimento all'oblio.

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Sezione: Serie A / Data: Mer 15 aprile 2026 alle 10:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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