Vista l’esperienza, verrebbe dire che in 10 si gioca in meglio che in 11. L’iperbole la racconta il particolare trend dell’Atalanta: che ieri, così come contro il Genoa, ha giocato quasi l’intera partita in superiorità numerica, ma ha sofferto, e anzi a differenza di Marassi ha pure perso; a Como, invece, sotto di un uomo dalle prime battute per l’episodio di Ahanor, Carnesecchi e compagni avevano strappato un pari dal sapore di vittoria. Evidentemente è una questione di testa, perché a volte vedersi sventolare il rosso dà la carica. Non può essere che quella la risposta, quando il piano gara viene totalmente stravolto dopo una manciata di minuti: ieri è accaduto al 16’, con la «punizione» a Pinamonti, mentre in Liguria era capitato addirittura al 3’, quando Leali era stato espulso al primo pallone giocabile per un fallo da chiara occasione da rete. Sono stati però due match decisamente diversi, e non solo per il risultato finale.
IL PRECEDENTE COL GENOA - Contro il Genoa l’Atalanta del nuovo corso di Palladino era ancora in rodaggio - approfondisce L'Eco di Bergamo -, tra alti (l’avvio della scalata in campionato, la vittoria contro il Chelsea in Champions) e bassi (nei due turni precedenti erano arrivati il ko di Verona e il successo tiratissimo col Cagliari). Il Grifone mica s’era arreso a quel cartellino-lampo: aveva sfoderato una prestazione tignosa e soprattutto coraggiosa, tenendo per alcuni tratti il pallino e scalfendo persino il palo in avvio di ripresa, ancora sullo 0-0. Poi, però, alla lunga l’Atalanta ce l’aveva fatta, anche grazie alle mosse scacchistiche di mister Palladino che aveva ridisegnato il 3-4-3 iniziale passando infine a un 4-2-4 d’assalto: e il colpo grosso era stato centrato, con l’inzuccata vincente di Hien al 94’ sugli sviluppi dell’ultimo corner (certo, anche grazie all’uscita a vuoto di Sommariva, il portiere di riserva rossoblù entrato a freddo).
LA DELUSIONE COL SASSUOLO - La trama, ieri, è stata differente. Incassata la botta del rosso, il Sassuolo sembrava destinato a recitare il ruolo di vittima sacrificale: invece gli emiliani hanno messo la freccia appena 7’ dopo l’inferiorità numerica, peraltro su un calcio piazzato in maniera analoga a come l’Atalanta l’aveva risolta a Genova. Però la squadra di casa ieri faticava, e l’immagine plastica è nelle statistiche dell’intervallo: 73% di possesso palla per l’Atalanta, 27% per il Sassuolo. Il dominio territoriale è tuttavia risultato sterile, l’atteso tracollo fisico del Sassuolo (a furia di rincorrere, poteva verificarsi) non è maturato, e alla lunga i neroverdi hanno raddoppiato e serrato i ranghi nel finale. Stavolta, Palladino non ha cambiato assetto tattico a gara in corso, l’Atalanta non ha ribaltato il copione, e la svolta non è arrivata. Si ritorna al punto di partenza: la testa. Difficile pensare che l’onda lunga dell’impresa contro il Dortmund non si sia fatta sentire. L’aveva detto anche mister Palladino, subito dopo quel trionfo: finita la festa, affrontare il Sassuolo sarebbe stata «la cosa più difficile e complicata». È stato così, la testa giusta l’ha messa il Sassuolo: a volte, Davide vince contro Golia.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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