Henrikh Mkhitaryan non sa quando smetterà, e all'Inter la cosa non dispiace affatto. Il centrocampista armeno, unico tra i senatori in scadenza ad aver scelto di prolungare, si è raccontato in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport dopo il primo derby stagionale andato in scena a Perth: rinnovo, spogliatoio, obiettivi e un futuro che resta volutamente aperto.

PREPARAZIONE INTER - Le luci del test australiano contro il Milan si sono appena spente, la musica del villaggio allestito fuori dallo stadio – ribattezzato con poca fantasia Little Italy – accompagna il deflusso del pubblico, e l'armeno lascia il campo con l'aria di chi si diverte ancora. Sul lavoro di queste settimane il tono è quello di sempre, concreto: «Ci stiamo allenando bene. Non è facile con i viaggi e i cambiamenti di fuso orario ma stiamo facendo il massimo per preparare un'altra grande stagione». Il secondo tempo di Perth, del resto, è stato il migliore dei nerazzurri sul piano collettivo, e lui c'era.

IL RINNOVO - Nessuna promessa in cambio della firma, nessun accordo sul minutaggio con Cristian Chivu. Su questo Mkhitaryan è netto: «Non ho ricevuto alcuna garanzia: non sarebbe stato neanche giusto, perché devo far vedere io sul campo se merito un posto in squadra oppure no». È la premessa che spiega tutto il resto, compresa la decisione presa insieme al club di andare avanti ancora un anno: «sento di poter giocare a buon livello un altro anno». A trentasette anni e mezzo, la fiducia nelle proprie gambe pesa più di qualsiasi rassicurazione ricevuta dalla panchina.

IL RUOLO NELLO SPOGLIATOIO - Con gli addii di Francesco Acerbi e Yann Sommer, l'armeno è diventato il più anziano della rosa: un'etichetta che non gli pesa e che anzi si porta dietro un compito preciso in un gruppo che sta abbassando sensibilmente l'età media. Il suo ruolo, spiega, non cambia di una virgola: «Mi sono sempre allenato al massimo per essere un esempio per gli altri: soprattutto i più giovani». Talento, curriculum e personalità ne fanno il punto di riferimento naturale di un'Inter ringiovanita.

STANKOVIC - Tra i possibili compagni di reparto c'è Aleksandar Stankovic, tornato alla base dopo due stagioni all'estero. Il giudizio dell'armeno è positivo ma non indulgente: «Ha intrapreso la strada giusta: gli serve un po' di tempo per adattarsi alla nuova realtà». Il vivaio, ricorda, è un'altra cosa rispetto alla prima squadra, e proprio il biennio lontano da Milano ha dimostrato che il rientro era meritato. Poi arriva il consiglio, quello che solo un veterano che ha vissuto quella zona di campo può permettersi: «Deve essere più veloce». Il resto è gestione, materia da specialisti: «Bisogna gestire i tempi di gioco, sapere quando accelerare e quando rallentare». Un percorso, insomma, che per Stankovic è appena cominciato.

OBIETTIVI STAGIONE - Un anno fa lo scudetto era la priorità assoluta, dopo le delusioni della stagione precedente. Adesso il campo si allarga: «proveremo a giocare al meglio su quattro fronti: ci metto anche la Supercoppa, oltre alla Champions». Due trofei appena conquistati non bastano a fissare limiti, e nemmeno a promettere risultati: ci sono annate in cui si vince e annate in cui si perde, la sola cosa che si può controllare è la disponibilità. Ed è qui che il tono si fa perentorio: «L'importante è essere pronti ad affrontare tutte le sfide e noi lo siamo. Sempre».

I GIOVANI E TOPALOVIC - Il gruppo di Cristian Chivu si è portato in ritiro diversi ragazzi che l'armeno conosce già bene, perché li incrocia in settimana ad Appiano. Nessuna classifica, piuttosto un avvertimento: «Mi sento solo di raccomandare loro di tenere i piedi per terra e continuare a lavorare». Chi non troverà spazio in nerazzurro, aggiunge, avrà comunque le carte in regola per giocare in Serie A. Un nome, però, evoca un ricordo preciso: quello di Luka Topalovic, che a Bologna nell'ultima giornata di campionato si è inventato una verticalizzazione da veterano. Il verdetto è breve e generoso: «ha i mezzi per diventare un ottimo calciatore».

IL RITIRO - Alla domanda che tutti gli fanno – è l'ultima stagione? – risponde ridendo, e la risposta è disarmante nella sua sincerità: «Non lo so». Nessuna civetteria: semplicemente non c'è modo di saperlo adesso, perché tutto dipenderà dalle sensazioni di fine annata. «Alla mia età non ha senso fare programmi a lunga scadenza», spiega. Ogni porta resta aperta, compresa quella di un altro rinnovo.

IL SOGNO CHAMPIONS - Resta un vuoto, uno solo, nella bacheca di una carriera lunghissima. E quando gli si chiede cosa gli manchi per chiudere felice, l'armeno non esita: «La Champions, ecco. Vorrei vincere la Champions». Due finali sfiorate non hanno spento nulla: «Ci sono andato vicino due volte, magari prima o poi ci riesco».

A trentasette anni e mezzo, il calciatore più anziano dell'Inter è anche quello con l'ambizione più grande. Non è un dettaglio, per una squadra che ricomincia da capo.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Gio 06 agosto 2026 alle 11:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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