Prima uscita pubblica da rinnovato per Luka Modrić, che al Milan ha legato un'altra stagione di carriera e sceglie La Gazzetta dello Sport per il suo primo bilancio rossonero. Un'intervista lunga, arrivata in giorni di lutto per l'intero popolo rossonero, nella quale il centrocampista croato indica un obiettivo che va oltre la classifica: alzare un trofeo e consegnarlo alla memoria di Franco Baresi.

IL RICORDO DEL CAPITANO - Il legame con il numero 6 nasce molto prima della maglia rossonera, in un'infanzia trascorsa a inseguire il Milan alla televisione. La porta d'ingresso fu Zvonimir Boban, connazionale e idolo, ma il modello di comportamento era un altro: «Baresi per me rappresentava l'essenza del Milan», ha spiegato ai microfoni della rosea, ricordando di averlo incrociato una sola volta, a Los Angeles, ai tempi del Real Madrid, senza mai riuscire a scambiarci una parola. Un'ammirazione costruita a distanza, che dice quanto Franco Baresi abbia superato i confini del proprio ruolo e della propria epoca.

LA LEADERSHIP SILENZIOSA - Al croato non sfugge il paragone che in tanti gli hanno rivolto: due leader che parlano poco e comandano con i fatti. Il dettaglio che secondo lui racconta meglio il capitano rossonero è il rientro lampo dall'operazione al menisco per giocarsi la finale mondiale con il Brasile, con l'assunzione di responsabilità dal dischetto. Un'esperienza che Modrić conosce bene, avendo calciato rigori pesanti con la propria nazionale: da lì, dice, si misura la statura di un uomo prima ancora di un difensore.

IL SOGNO: UN TITOLO PER FRANCO - Da questo sentimento nasce la motivazione supplementare della stagione: «vincere un titolo e dedicarlo a Franco. Per la sua eredità». Non un auspicio buttato lì, ma un traguardo che il croato definisce straordinario e per il quale promette lavoro. È il modo più concreto, e insieme il più sobrio, di trasformare il cordoglio in progetto sportivo.

IL RINNOVO DI MODRIĆ - Sulla scelta di proseguire, il regista svela una tempistica volutamente lenta. La firma poteva arrivare mesi prima: «Avrei potuto firmare il contratto già a dicembre, ma non l'ho fatto per ascoltare... il mio corpo». Aveva bisogno di capire se restassero intatti il fisico, la rabbia agonistica e il desiderio. Le risposte sono state quelle attese, e a quel punto la volontà della dirigenza ha fatto il resto: fiducia e affetto, ricevuti dal club durante e dopo il Mondiale, sono le due parole con cui il croato spiega perché Modrić abbia detto di nuovo sì al Milan.

LA FERITA DELLA SCORSA STAGIONE - Resta però un conto aperto con l'annata precedente, chiusa senza la qualificazione alla Champions League e con lui ai margini per infortunio nelle settimane decisive. L'autocritica è netta: «forse siamo un po' calati e ci siamo sentiti sicuri di essere già in Champions. Abbiamo sbagliato». Il punto di rottura, nella sua ricostruzione, è la sconfitta con la Lazio: fino a quel momento il Milan lottava per lo scudetto, poi è arrivato il rilassamento. Riconoscerlo pubblicamente è già una forma di leadership.

AMORIM, RAMOS E I NUOVI - Sul nuovo corso tecnico il giudizio è di prudente fiducia: un paio di colloqui estivi con Rúben Amorim hanno lasciato sensazioni positive e la disponibilità totale ad assecondarne le idee. In avanti, invece, il croato individua nell'arrivo di Gonçalo Ramos la risposta a un vuoto che il Milan si portava dietro, con una postilla personale: il portoghese è l'uomo che ha eliminato la Croazia dal Mondiale, ricordo che Modrić ha già archiviato con una battuta negli Stati Uniti e non intende riaprire. Insieme a lui, Gila e Diawara completano un innesto di qualità e carattere su un gruppo rimasto sostanzialmente intatto.

IL CASO LEAO - Il capitolo più delicato riguarda Rafael Leao, sul cui futuro il croato rifiuta il ruolo di consigliere: il portoghese, dice, è maturo abbastanza per decidere da solo, e sa quanto club e tifosi gli vogliano bene. Ammette che l'ultima stagione non è stata la sua migliore, tra infortuni e condizione precaria, ma la valutazione tecnica non cambia di una virgola. Poi la frase che pesa più di ogni analisi: «come calciatore, naturalmente, voglio Rafa nella mia squadra». Un endorsement pubblico dal giocatore più autorevole dello spogliatoio, mentre la scelta finale resta nelle mani del club e del diretto interessato.

UN SOGNO ANCORA APERTO - Sei Champions League e trentaquattro trofei non hanno spento l'ambizione. Il motivo per cui è arrivato a Milano è lo stesso per cui è rimasto: «Non per divertirmi o passare del tempo». Scudetto o altro titolo, poco importa: Modrić riparte con la stessa fame, e adesso con una dedica già scritta.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Mer 05 agosto 2026 alle 10:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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