Luka Modrić ha scelto ancora il Milan e alla prima uscita pubblica dopo il rinnovo indica un traguardo che va oltre la classifica: alzare un trofeo e consegnarlo alla memoria di Franco Baresi. Il centrocampista croato parla in giorni di lutto per il popolo rossonero e lo fa con il tono di chi conosce il peso delle bandiere, avendo amato quel Milan da bambino, molto prima di indossarne la maglia.

IL RICORDO DEL CAPITANO - Il legame con il numero 6 nasce lontano, davanti alla televisione, quando il tifo per Zvonimir Boban lo aveva portato a seguire i rossoneri e le gesta del capitano diventavano un modello di comportamento prima ancora che tecnico. «Baresi per me rappresentava l'essenza del Milan», ha spiegato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, ricordando l'unico incontro ravvicinato, a Los Angeles, ai tempi del Real Madrid, quando gli spagnoli affrontarono proprio il Diavolo. Un'ammirazione mai stemperata, alimentata dall'immagine simbolo del rientro dopo l'operazione al menisco per giocarsi la finale mondiale con il Brasile e prendersi pure la responsabilità del rigore: un gesto che Modrić, da rigorista della propria nazionale, dice di capire fino in fondo.

RINNOVO MODRIĆ - La decisione, a sentire il diretto interessato, non è mai stata davvero in discussione: l'idea di proseguire lo accompagnava da mesi, tanto che la firma sul prolungamento con il club rossonero sarebbe potuta arrivare già a dicembre. Se ha atteso, è stato per una ragione sola: ascoltare il proprio fisico, misurare fame e passione residue prima di impegnarsi. Le risposte sono state quelle che sperava, e la volontà della dirigenza di trattenerlo ha fatto il resto. Fiducia e affetto: le due parole che il croato usa per spiegare perché Milanello resta il posto giusto.

LA LEZIONE DELLO SCORSO ANNO - Nel bilancio dell'annata precedente resta però un residuo amaro, quello di un finale che ha lasciato il Milan fuori dalla Champions League e lui ai margini per infortunio nelle settimane decisive. L'autocritica – come riporta La Gazzetta dello Sport – è netta: fino al passo falso con la Lazio la squadra era in corsa per lo scudetto, poi il calo, e con esso la convinzione sbagliata di avere già il piazzamento europeo in tasca. Da qui riparte la voglia di riscatto, con l'obiettivo dichiarato di chiudere la prossima stagione in modo diverso. E l'omaggio a Franco Baresi sarebbe la cornice più nobile per riuscirci.

AMORIM, RAMOS E I NUOVI - Sul nuovo corso tecnico il giudizio è di prudente ottimismo: un paio di colloqui estivi con Rúben Amorim hanno lasciato buone sensazioni e la disponibilità ad assecondarne le idee. Sul mercato, invece, l'approvazione è più esplicita. Gonçalo Ramos viene descritto come il centravanti che mancava, un profilo studiato a lungo e conosciuto anche nel modo più doloroso, visto che il portoghese firmò il gol che eliminò la Croazia dal Mondiale nei sedicesimi. Argomento chiuso, dice Modrić, già affrontato negli Stati Uniti. Con Gila e Diawara, il gruppo dell'anno scorso guadagna qualità e carattere.

IL FUTURO DI LEÃO - Capitolo a parte per Rafael Leão, che il croato non intende consigliare: lo considera maturo abbastanza per capire da solo cosa gli convenga. Il pensiero, però, non lascia spazio a equivoci: un'annata condizionata da qualche infortunio non ne intacca il valore, e quando è al massimo della condizione Leão resta per lui tra i migliori interpreti al mondo. La sintesi è quella di un compagno prima che di un dirigente: «voglio Rafa nella mia squadra».

Sei Champions League e trentaquattro trofei in bacheca non hanno spento nulla. «Riparto con il mio sogno e il mio obiettivo ben chiari in testa», avverte il croato: vincere con il Milan, qualunque sia la coppa.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Mer 05 agosto 2026 alle 10:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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