C'è un giocatore nell'Atalanta che il cambio di panchina trasforma più di chiunque altro. Non un acquisto ancora da fare, non un nome ancora da inserire in rosa: è già lì, porta il numero dieci, e si chiama Lazar Samardžić. Il berlinese di origine serba ha attraversato due stagioni bergamasche sospese tra lampi di classe assoluta e lunghi silenzi: troppo spesso schiacciato in un ruolo che non gli appartiene, troppo spesso finito fuori da gerarchie costruite attorno ad altre priorità. Con Maurizio Sarri in panchina, quella stagione da esubero mascherato potrebbe già essere archiviata.
IL PROBLEMA DI UN FANTASISTA SENZA CASA - Samardžić appartiene a una categoria di giocatori che il calcio moderno fatica a collocare: il fantasista dai piedi sopraffini, quello che al giorno d'oggi non ha un cassetto dove stare. Il trequartista puro è figura quasi estinta nelle grandi squadre, bandita da sistemi che premiano la corsa, l'intensità, la verticalità. Chi come lui pensa con il pallone tra i piedi, chi costruisce con lentezza calcolata e cambia la partita con una scelta fuori dal comune, finisce spesso ai margini di moduli che non lo prevedono. L'Atalanta degli ultimi anni — con Gasperini, Juric e Palladino — non ha mai concepito il trequartista come elemento di sistema: quando lo ha fatto, quella zona di campo era occupata da un mediano mascherato, alla Mario Pašalić, figura ben diversa da quella del talento serbo. E così Samardžić è finito all'ala destra, dove le sue qualità emergevano solo parzialmente, schiacciato peraltro da un confronto con Charles De Ketelaere che lo penalizzava per continuità — anche se il belga, probabilmente, non tocca gli stessi picchi del serbo nelle serate in cui Laki è ispirato.
DUE ANNI TRA ALTI E VUOTI - Il consuntivo dei primi due anni nerazzurri è quello di un'occasione a metà. Ottanta presenze, undici gol, qualche serata memorabile — il rigore trasformato al novantottesimo contro il Borussia Dortmund resta il suo apice in maglia orobica — e troppe partite vissute da comparsa. Quando De Ketelaere era out, Samardžić si ritagliava spazio e lo riempiva con personalità; quando il belga rientrava, il serbo tornava nell'ombra. Il finale di stagione è stato il punto più basso: dopo l'eliminazione dalla Champions League, l'Atalanta ha disputato dieci partite e Samardžić ne ha giocata soltanto mezzora, con la passerella conclusiva a Firenze come congedo amaro. Pareva la prefazione a un addio – come ricostruisce L'Eco di Bergamo – scritto con la malinconia di chi non ha mai davvero avuto la chance di dimostrare quanto vale.
SARRI, L'UOMO CHE LO CAPISCE - Poi è arrivata la svolta tecnica. Con Sarri sulla panchina nerazzurra, il quadro si rovescia. Il Comandante costruisce un calcio che per Samardžić è quasi un abito su misura: il 4-3-3 con una mezzala di qualità libera di avanzare e costruire dalla trequarti, partendo da centrocampo senza vincoli di lotta o copertura sistematica. È esattamente quello che il serbo sa fare meglio. E non sarebbe nemmeno un esperimento: alla Lazio, in quello stesso ruolo, Luis Alberto era diventato uno dei migliori giocatori della Serie A per stagioni intere, dispensando gol e assist con una naturalezza che affascinava. Sarri sa come trasformare un talento tecnico in un'arma tattica, e Samardžić ha tutte le qualità per diventare la sua nuova versione nerazzurra di quello schema.
NON È UN ESPERIMENTO, È UN RITORNO - C'è un dettaglio che sgombra il campo dai dubbi: la mezzala non è un ruolo nuovo per Samardžić. Lo aveva già ricoperto all'Udinese, dove quel centrocampo a cinque con un interno di costruzione gli permetteva di esprimersi con continuità. Tanto che nel 2023 l'Inter di Inzaghi lo aveva acquistato, prima che l'operazione saltasse per ragioni extracampo. Sarri lo conosceva già da allora, e a gennaio aveva fatto di tutto per portarlo alla Lazio: il direttore sportivo biancoceleste aveva poi denunciato pubblicamente le interferenze che fecero naufragare quell'operazione. Ora, paradossalmente, il Comandante si ritrova Samardžić già in casa propria, senza dover trattare.
LA TERZA VOLTA, QUELLA BUONA - La conferma di Samardžić appare ormai pressoché scontata nella nuova Atalanta: sarebbe il primo rinforzo della gestione Sarri, e il direttore sportivo Cristiano Giuntoli non dovrà spendere un euro per ottenerlo. Certo, il tecnico avrà bisogno di un centrocampo da rifondare — de Roon avrà un ruolo meno centrale, Éderson è già in partenza verso il Manchester United — e le pedine da aggiungere saranno almeno due. Ma il punto di partenza è proprio il serbo: su di lui non ci sono se e ma, solo aspettative che finalmente trovano un terreno fertile. La sua terza stagione bergamasca non ammette alibi: Sarri gli restituisce il ruolo, il contesto e la fiducia. Il resto dipende solo da Laki.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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