La storia voleva che si incontrassero già a gennaio. In quella finestra di mercato, la Lazio di Maurizio Sarri aveva individuato in Lazar Samardžić la mezzala di qualità che stava cercando. L'Atalanta aveva detto no, convinta di non volersi privare di un giocatore sul quale aveva investito con convinzione. Sei mesi dopo, il destino ha trovato il modo di mettere i due sullo stesso campo: il Comandante siederà sulla panchina della Dea, e il centrocampista serbo avrà finalmente l'allenatore che, per caratteristiche e filosofia di gioco, potrebbe moltiplicarne il valore.
UN TALENTO CHE CERCA CONTINUITÀ - Il profilo di Samardžić è quello di un giocatore che non ha mai faticato a mostrare le proprie qualità nei momenti decisivi, ma che ha altrettanto spesso alternato lampi di alto livello a periodi di opacità. L'ultima stagione ha portato la miglior resa realizzativa italiana della sua carriera — sei gol in tutte le competizioni, cifra identica alla sua annata di riferimento all'Udinese — ma con un'evidente concentrazione nella seconda parte del campionato. I gol decisivi nel derby col Napoli e quello del definitivo 4-1 al Borussia Dortmund nei playoff di Champions League, entrambi segnati tra febbraio e marzo, ne hanno certificato il talento nei grandi palcoscenici. Nei mesi precedenti, la continuità era mancata.
IL SISTEMA CHE PUÒ LIBERARLO - Il passaggio al 4-3-3 sarriano apre scenari tecnici inediti per il serbo – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport. Nel sistema del Comandante, Samardžić troverebbe spazio naturale da mezzala di qualità, quella figura che Sarri inseguiva per la Lazio senza riuscire a trovarla. Il suo piede sinistro, la visione di gioco, la capacità di inserirsi tra le linee e di calciare in porta da distanza media: sono esattamente le caratteristiche che il toscano richiede alla mezzala sinistra nel proprio 4-3-3. In alternativa, qualora il Comandante optasse per soluzioni più offensive come il 4-2-3-1 o il 4-3-1-2, il serbo potrebbe agire da trequartista puro, ruolo nel quale ha già dimostrato di saper incidere con naturalezza. Samardžić ha scelto: si mette a disposizione di Sarri e vede in questa rivoluzione tattica l'occasione per il salto definitivo.
UN CENTROCAMPO DA COSTRUIRE - Il rilancio di Samardžić, tuttavia, non basterà da solo a completare la mediana della nuova Atalanta. La rosa attuale, depurata dai partenti, lascia in organico solamente Mario Pašalić, Marten De Roon e Ibrahim Sulemana, il centrocampista ghanese che rientrerà dal prestito al Cagliari. Tre elementi per tre caselle, senza alcuna profondità di rotazione. Gaetano resta il profilo più concreto per il ruolo di regista, figura fondamentale nell'impianto sarriano: il playmaker davanti alla difesa è il motore dell'intera costruzione, e trovare quello giusto diventa una priorità assoluta per Cristiano Giuntoli. Accanto al regista, servirà una mezzala capace di garantire dinamismo, inserimenti e gol. Due innesti, due ruoli diversi, un unico obiettivo: dare a Sarri il centrocampo che il suo calcio esige.
Il centrocampo di Sarri è ancora tutto da costruire: Samardžić è la certezza da cui ripartire, ma non è sufficiente. L'estate sarà lunga, le trattative già avviate, e la mediana nerazzurra prenderà forma nelle prossime settimane. Quel che è certo è che il serbo non ha mai avuto un'occasione simile: un allenatore che lo voleva già a gennaio, un modulo costruito per le sue qualità, e una piazza che aspetta da lui una stagione intera.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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