Diciotto anni e un mese. È la pena che Jacopo De Simone ha ascoltato a capo chino, in piedi accanto al suo legale, prima di essere ricondotto nel carcere di Cremona. Il ventenne — che a giugno ha conseguito la maturità dietro le sbarre — è stato riconosciuto colpevole dell'omicidio di Riccardo Claris, e la famiglia della vittima ha già fatto sapere di non considerarla una pena adeguata.

TRE UDIENZE E QUATTRO ORE DI CAMERA DI CONSIGLIO - Il dispositivo è stato letto dalla presidente della Corte d'assise Donatella Nava, affiancata a latere da Michela Loletto, al termine di un primo grado rapido: tre udienze complessive e quattro ore di camera di consiglio. Accanto all'imputato, l'avvocato Luca Bosisio, che al termine dell'udienza non ha voluto commentare.

PERCHÉ LA PENA È SCESA - Il punto giuridico sta tutto nel bilanciamento. L'aggravante dei futili motivi ha retto, ma la Corte ha ritenuto prevalenti le attenuanti generiche: da qui lo scarto rispetto ai ventiquattro anni chiesti dall'accusa, richiesta costruita invece sull'equivalenza tra aggravante e attenuanti e sul massimo edittale. Il calcolo esatto si conoscerà tra tre mesi, con il deposito delle motivazioni. Alla pena la Corte ha aggiunto tre anni di libertà vigilata una volta espiata la condanna.

LE PROVVISIONALI ALLE PARTI CIVILI - Il risarcimento definitivo sarà quantificato in sede civile, ma i giudici penali hanno già fissato le somme immediate: 200mila euro alla madre Alessandra Feroldi, anche in qualità di amministratrice di sostegno della figlia Francesca, 60mila alla sorella Barbara Claris e 50mila alla nonna Barbara Agazzi.

LA NOTTE DI VIA DEI GHIRARDELLI - La ricostruzione dell'accusa – riportata da L'Eco di Bergamo – riporta al 4 maggio 2025. Tutto era nato al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, locale frequentato da tifosi atalantini, dove De Simone aveva intonato a mezza voce un coro interista, sentendosi rispondere che a Bergamo si tifa per un'altra squadra. Da lì l'inseguimento da parte di una quindicina di persone, tra cui la vittima, fino al portone dell'imputato. Rifugiatosi in casa, il ventenne si agitò temendo per il fratello gemello e per la fidanzata di lui, rimasti indietro nella fuga: scese in strada con un coltello da cucina e si trovò davanti il gruppo rivale. Un interrogativo che la pm Maria Esposito aveva già posto in requisitoria, chiedendosi perché non avesse preferito una telefonata al fratello o alle forze dell'ordine. Prima di lui, in strada era scesa la madre, nel tentativo di calmare gli animi.

IL NODO DELLA CATENA - Il fendente recise l'aorta a Claris, che si accasciò davanti alla fidanzata e agli amici. L'imputato ha sempre sostenuto di essere stato colpito con una catena; i testimoni hanno invece riferito che il ventiseienne fosse disarmato, e sul luogo del delitto non è stata trovata alcuna catena, ma soltanto la fibbia di una cintura. La difesa, in aula, ha ipotizzato una ripulitura della zona da parte della comitiva della vittima e una versione concordata nei giorni successivi. «Ucciso per nulla», era stata la sintesi della pm.

LE PAROLE DELLA MADRE - Alessandra Feroldi accoglie con sollievo il riconoscimento dell'omicidio volontario e la tenuta dei futili motivi, ma teme che la portata del fatto venga ridimensionata. Il suo pensiero va oltre il singolo processo, a un fenomeno che descrive come sempre più diffuso tra i ragazzi: «Non si accoltellano le persone, qualunque cosa succeda». Sull'entità della pena preferisce non pronunciarsi, definendosi troppo coinvolta, e lascia il giudizio a chi ha il potere di intervenire.

LO ZIO ANNUNCIA L'IMPUGNAZIONE - Più netto lo zio della vittima, l'avvocato Luca Salvioni, che parla apertamente di «condanna mite» e confida in un appello: leggerà le motivazioni, ma si attende una pena più vicina alla gravità dei fatti.

Sedici mesi dopo uno screzio di natura calcistica degenerato nella notte, il primo grado si chiude così. Con una sentenza che nessuno, a Bergamo, considera un punto d'arrivo.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Mer 09 settembre 2026 alle 06:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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