Sei punti nelle prime tre giornate, un'identità ancora tutta da costruire, una rivoluzione tecnica che, dopo anni vissuti nel segno della continuità, ha cambiato profondamente il volto dell'Atalanta e il percorso verso la squadra che Maurizio Sarri ha in mente, inevitabilmente ancora lungo. A fare il punto sul nuovo corso nerazzurro, in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com, è Franco Vanni, giornalista di Repubblica, che ha seguito l'Atalanta anche dal vivo in questo avvio di stagione. Dal giudizio sulle prime uscite al mercato, passando per l'impatto dei nuovi acquisti, le partenze di uomini simbolo come de Roon e Djimsiti e gli obiettivi stagionali, con uno sguardo anche alla Conference League e alla prossima sfida contro il Cagliari.
Partiamo dalla partita di ieri: che giudizio dai complessivamente alla prestazione dell'Atalanta?
«Fin dall'inizio era evidente che la Roma fosse più avanti nel progetto e avesse più qualità tecnica in alcuni ruoli. In tre parole: è più forte. Però l'Atalanta è riuscita non solo a segnare per prima, ma anche a contenere i giallorossi per buona parte della partita».
Cosa ti è piaciuto e cosa invece ti ha convinto meno finora di quest'Atalanta?
«L'ho vista anche allo stadio, fra Coppa e campionato, e mi piace lo sforzo con cui i giocatori stanno cercando di mettere in pratica le idee di Sarri, ma l'impressione è che ci voglia ancora tempo».
Sei punti in classifica dopo tre giornate rispecchiano, secondo te, quanto espresso finora sul campo dall'Atalanta?
«Mi sembra un bottino di punti commisurato alla qualità della squadra. Resto convinto che l'Atalanta possa ambire a un posto in Europa, ma che difficilmente entrerà fra le prime quattro».
Dopo tanti anni costruiti su un'identità molto precisa, l'Atalanta ha scelto un cambio radicale di filosofia. Riuscire a costruire una nuova identità senza perdere ciò che l'ha resa grande può essere la sfida più difficile di questa stagione?
«Sicuramente. Dopo due tentativi di andare in continuità con Gasperini – Juric e Palladino –, finalmente la proprietà ha messo in atto la rivoluzione che serviva. Ma come si dice, Roma non è stata costruita in un giorno. E nemmeno Bergamo!».
Quanto quest'Atalanta è ancora lontana dall'identità che vuole darle il nuovo allenatore?
«Penso che l'Atalanta di Sarri la vedremo non prima di novembre e non è affatto detto che quella nerazzurra sia una squadra sarrista, tutta geometrie e possesso. Negli anni, Sarri ha imparato ad adeguare la sua idea di calcio ai giocatori che ha a disposizione ed è un segno d'intelligenza».
Che voto dai al mercato dell'Atalanta?
«Sette e mezzo. Ha venduto due giocatori non titolari, uno addirittura in prestito, per 100 milioni e ha riportato a casa Kessié, che in Serie A può ancora fare la differenza».
Qual è l'acquisto che secondo te può incidere maggiormente?
«Secondo me proprio Franck Kessie».
Rowe può essere il giocatore che mancava a Sarri? Può diventare il nuovo Lookman?
«Il miglior Lookman, quello della finale di Dublino, è un giocatore stellare. Lo dico perché quella sera ero presente. Rowe è un ottimo calciatore, ma per me c'è distanza fra i due».
Guardando la rosa a mercato chiuso, c'è un reparto che secondo te avrebbe avuto bisogno di essere ulteriormente rafforzato e sul quale invece non si è intervenuti?
«Forse la difesa, a giudicare dal finale con la Roma, ma probabilmente basterà Kristensen, se entrerà presto nei meccanismi della squadra».
A fronte degli arrivi ci sono state però partenze importanti, tra cui due veterani come de Roon e Djimsiti. L'Atalanta ha perso anche qualcosa in termini d'identità, leadership e mentalità?
«Sicuramente sì. Ora è necessario che giocatori forti come Scalvini e De Ketelaere dimostrino di potere essere anche trascinatori per i compagni».
Secondo te in campionato dove può arrivare quest'Atalanta e con quali squadre pensi che se la giocherà?
«Penso che sarà un paio di passi dietro la zona Champions, dove potrebbe trovarsi a lottare anche con squadre di grande qualità e tradizione».
La Conference può essere un traguardo concreto?
«Sicuramente sì. Penso che nessuna delle squadre qualificate in questa Conference vorrebbe mai incontrare l'Atalanta. È un trofeo raggiungibile e spero che Sarri e i suoi prendano sul serio l'impegno».
Atalanta-Cagliari: che partita ti aspetti?
«Pericolosa. Ero all'Unipol Domus per Cagliari-Inter e nel finale ho visto un vero e proprio arrembaggio rossoblù. Il Cagliari ha il carattere del suo allenatore, Pisacane, uno che non lascia mai nulla d'intentato».
Una trasformazione, dunque, che richiederà tempo prima di vedere il vero volto della nuova Atalanta. Nel frattempo, però, i nerazzurri hanno già messo insieme sei punti e possono affrontare le prossime settimane con una classifica che consente a Sarri di lavorare senza l'assillo di dover rincorrere. Il prossimo banco di prova sarà il Cagliari, avversario che Vanni invita a non sottovalutare per carattere e capacità di restare dentro le partite fino all'ultimo. Di certo, un altro passaggio utile per capire quanto velocemente la nuova Atalanta stia imparando a diventare davvero quella del suo nuovo allenatore.
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