Ottavio Bianchi sceglie la prudenza sull'Atalanta che sta nascendo, ma non ha alcun dubbio sulla solidità del club nerazzurro. L'ex allenatore, con la lucidità che lo contraddistingue e la consueta allergia ai luoghi comuni, inquadra la nuova era di Maurizio Sarri senza sbilanciarsi in pronostici, ma consegnando una certezza di fondo: a Bergamo si può dormire sonni tranquilli.
TROPPO PRESTO PER GIUDICARE - Il primo avvertimento riguarda i tempi. «È troppo presto per dirlo: l'organico non è completo, anzi dovrà essere definito quasi del tutto», osserva Bianchi, convinto che il reale valore della squadra si potrà misurare soltanto a mercato concluso. Un mercato che si annuncia lungo, complice anche la rassegna iridata in corso: «Il Mondiale confonde le acque», e non a caso, sottolinea, finora si sono mosse in poche, con Napoli, Milan e Juventus ancora immobili.
L'ATALANTA NELL'ÉLITE - Sul club, però, il giudizio è netto e positivo. Per Bianchi la Dea ha compiuto un salto di categoria che va oltre il campo: «Non è più la migliore delle provinciali, ma una realtà a livello italiano e anche globale». Il segnale più evidente lo coglie nelle scelte dei calciatori: un tempo i giocatori di primo piano non contemplavano Bergamo, oggi la considerano una meta ambita. Un'ascesa che ha reso i nerazzurri un club ormai stabilmente ai vertici del calcio italiano.
SARRI E LA ROSA DA COSTRUIRE - Il punto di partenza, per l'ex tecnico, è la scelta di un allenatore di prima fascia, attorno al quale ora andrà ordinata e costruita la squadra. Bianchi, però, invita a non feticizzare i moduli: «Un tecnico non deve fare la lista dei desideri», ricorda, rievocando un calcio in cui il sistema si plasmava sui giocatori disponibili, arretrando magari un mediano per inventarsi un libero. Da qui la lettura sul reparto più delicato: «Se arriva Gaetano giochi col regista», è la sintesi riferita a Gianluca Gaetano, «ma se non trovi quel tipo di giocatore, Sarri sarà in grado di inventarsi qualcosa di diverso».
IL PESO DELL'ALLENATORE - C'è poi una riflessione controcorrente sul ruolo del tecnico, che Bianchi ridimensiona con onestà: «È sbagliato dire che l'allenatore è una figura così determinante: è importante, ma contano di più la società e i calciatori». L'immagine è quella appresa a Coverciano, quella del pilota di Formula 1: bravissimo, ma senza motore e gomme non vince nulla. La differenza, ribadisce, la fanno gli interpreti in campo.
GASPERINI E L'OBIETTIVO EUROPA - Sull'errore dello scorso anno, la scelta di Ivan Juric nel segno della continuità con Gian Piero Gasperini, Bianchi allarga lo sguardo – nell'intervista raccolta da L'Eco di Bergamo –: un club così non ragiona in ottica post-Gasperini, perché «l'Atalanta resta, i giocatori e gli allenatori cambiano». Ecco perché considera positivo l'arrivo di Sarri e delle sue idee nuove. L'orizzonte, per lui, è chiaro: «L'Atalanta che giocava per salvarsi non esiste più, ora il suo obiettivo è l'Europa». Conoscendo la famiglia Percassi, si attende una squadra competitiva per le zone alte, consapevole che alzare l'asticella richiede sempre di dare qualcosa in più.
MARADONA, MESSI E I FUORICLASSE - Dal presente nerazzurro l'ex allenatore scivola nei ricordi e nelle grandi questioni del calcio. Il campionato pre-Mondiale, avverte, non fa testo: lo racconta con l'aneddoto del 1985, quando Diego Armando Maradona lavorò per mesi in funzione del Messico, per poi diventare il migliore del mondo e trascinare Napoli allo scudetto l'anno seguente. Sul confronto con Lionel Messi, però, si rifiuta di scegliere: «Fuoriclasse significa fuori classifica», taglia corto, paragonando la sfida a quella tra due geni della pittura da ammirare senza gerarchie. Meglio, dice, custodire i campioni della storia e attendere i nuovi, magari Lamine Yamal.
LA CRISI ITALIANA - Il tono si fa amaro quando si parla del movimento azzurro. «Stiamo vivendo un vero e proprio dramma sportivo», ammette, ricordando come l'Italia, un tempo al top con Brasile e Germania, abbia saltato tre Mondiali di fila. La ricetta è drastica: ripartire da zero, con gente nuova e idee giovani, riorganizzando i vivai e ricominciando dai bambini. Sul Mondiale in corso resta prudente: le big si nascondono, ma lo ha colpito il coraggio di Capo Verde contro l'Argentina di Messi, per lui semplicemente «il numero uno».
Un ritratto lucido e disincantato, quello di Bianchi: fiducioso sull'Atalanta e sul suo futuro, severo con il calcio italiano. La voce di chi ha visto tutto, e non ha più bisogno di gridare per farsi ascoltare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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