Se il centrocampo rappresenta il primo grande nodo nella metamorfosi dell'Atalanta da squadra gasperiniana — e palladiniana — a creatura di Maurizio Sarri, la difesa è il secondo, e per certi versi il più insidioso. Non è una questione di qualità tecnica dei singoli, ma di adattabilità a un contesto radicalmente diverso. Il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro non si esaurisce in un cambio di numeri sulla lavagna: cambia la mentalità, i compiti, i riferimenti. Si abbandona la marcatura a uomo per abbracciare la zona pura, e nulla garantisce che chi ha costruito una carriera su un sistema sappia tradursi immediatamente nell'altro.
UN REPARTO DA RIPENSARE - La transizione al 4-3-3 sarriano impone una revisione profonda dell'intero pacchetto arretrato, come riferisce L'Eco di Bergamo. La soluzione ideale sarebbe innestare un difensore già rodato nei meccanismi del tecnico, capace di fungere da libretto di istruzioni per tutto il reparto: ma le piste più suggestive si sono complicate, con Gila che appare irraggiungibile e Romagnoli destinato al Qatar. L'attuale sestetto, intanto, è certamente destinato a cambiare volto. E il primo effetto del nuovo modulo riguarda proprio i compiti: chi nel trio faceva il braccetto — come Ahanor e Kolašinac, nati esterni — con la linea a quattro dovrebbe tornare a fare il terzino, scivolando di fatto nella batteria delle fasce, che è un capitolo a parte.
SCALVINI, IL PEZZO PREGIATO - Al centro del progetto resta Giorgio Scalvini. Un anno fa l'Atalanta respinse oltre 40 milioni dal Newcastle pur di trattenere il gioiello cresciuto in casa, nonostante il calvario degli infortuni. La stagione 2025/26 ha restituito il vero Scalvini, e la prossima può essere quella della definitiva consacrazione. C'è però un'incognita: il classe 2003 ha sempre giocato a tre, e le sue apparizioni a quattro in Nazionale non sono state brillanti. Scalvini è comunque il candidato naturale a guidare la nuova retroguardia: solo un'offerta fuori misura potrebbe portarlo altrove, e se non bastarono tutti quei soldi dopo l'infortunio, difficile immaginare uno scenario diverso ora. Probabilità di permanenza: 70%.
HIEN, KOSSOUNOU E DJIMSITI: I CENTRALI DA TESTARE - Tre profili accomunati da un punto interrogativo. Isak Hien (1999) è il centrale da uno contro uno, l'uomo perfetto per la vecchia Atalanta ma tutto da verificare nella nuova: nella Svezia gioca a quattro, ma gli automatismi sarriani sono un'altra cosa. Una cessione porterebbe un guadagno relativo, a meno di un exploit mondiale, e l'ipotesi più probabile resta la conferma, con la preparazione a fare da spartiacque. Probabilità di permanenza: 60%. Odilon Kossounou è invece il rebus più affascinante: quello riscattato un anno fa valeva i 20 milioni spesi, quello visto nell'ultima stagione no. L'ivoriano conserva potenziale enorme e in nazionale agisce a quattro: la scommessa di rilanciarlo è legata alle eventuali offerte, ma l'Atalanta non ha alcun obbligo di svenderlo. Probabilità di permanenza: 60%. Berat Djimsiti (1993) sfiora l'addio da due estati e puntualmente resta: stavolta più della pista qatariota pesa quella marsigliese. Simbolo della difesa a tre, possiede però una duttilità che lo rende spendibile anche a quattro, ragione per cui potrebbe ancora rimanere. Ma in un'estate di rivoluzione, il saluto a qualche big avanti con l'età è un'ipotesi concreta. Probabilità di permanenza: 50%.
AHANOR, IL GIOIELLO CHE CAMBIA RUOLO - Honest Ahanor (2008) è il talento sbocciato a 18 anni, e con lui il cambio di modulo non pone alcun problema: a quattro può tornare a fare il terzino sinistro, posizione nelle sue corde. Rientra in questa rassegna dei centrali più per completezza che per destinazione, perché verosimilmente non sarà uno dei due a presidiare il cuore della difesa. Pagato 18 milioni quando era ancora minorenne, è ambito da mezza Europa, ma solo una proposta fantacalcistica potrebbe smuovere Zingonia: la prossima può essere la sua stagione dell'esplosione, con un valore destinato a lievitare ulteriormente. Probabilità di permanenza: 80%.
KOLAŠINAC VERSO L'ADDIO - Diverso il discorso per Sead Kolašinac (1993). Senza la rottura del crociato se ne sarebbe andato già un anno fa; è tornato, ha dato il suo contributo, ma a 33 anni il ciclo bergamasco sembra ai titoli di coda, che la destinazione sia lo Schalke o la Real Sociedad, nonostante un anno di contratto ancora valido. A quattro dovrebbe fare il terzino, e in quel ruolo età e infortuni diventano un fattore difficile da ignorare. Probabilità di permanenza: 30%.
I RIENTRI DA PIAZZARE - Infine, il capitolo dei prestiti destinati a non lasciare traccia. Ben Godfrey (1998), mai realmente affermatosi a Bergamo, prosegue la sua girandola di prestiti: il Brøndby non lo riscatta e gli andrà trovata una nuova sistemazione (10%). Giovanni Bonfanti (2003), saltato il riscatto del Pisa dopo una prima parte di stagione complicata, si è ricostruito in Serie B allo Spezia e rientra solo per ripartire, tra la bassa Serie A e l'alta Serie B (10%). Stesso copione per Giorgio Cittadini (2002), salito in massima serie con il Frosinone e con ogni probabilità diretto nuovamente in Ciociaria (10%). Per tutti, l'Atalanta dovrà ridisegnare una scuderia di quattro centrali capace di reggere il peso della nuova era: uno o due innesti sono obbligati, esattamente come le partenze.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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