C'è un modo di salutare che dice più di mille conferenze stampa. Raffaele Palladino ha lasciato Zingonia stamattina dopo il colloquio con la società, e lo ha fatto fermandosi a stringere la mano a ogni addetto ai lavori che ha incrociato, ringraziando personalmente chi ha lavorato al suo fianco in questi mesi. Una curiosità che racconta il carattere dell'uomo prima ancora che dell'allenatore: il tecnico campano ha voluto dedicare un minuto anche al guardiano del centro sportivo. Non si dimentica nessuno, quando si ha classe.
IL GIORNO DEI DOPPI MOVIMENTI - Quello di oggi a Zingonia è stato il giorno dei due movimenti in contemporanea. Mentre Palladino usciva per formalizzare la separazione, Cristiano Giuntoli entrava per ufficializzare il proprio incarico come nuovo direttore sportivo nerazzurro. Due storie che si incrociano all'ingresso di via Bortolotti: una che si chiude con rispetto e riconoscenza, un'altra che si apre con ambizione e progettualità. L'Atalanta ha scelto di far coincidere le due operazioni nella stessa mattina, un segnale di efficienza gestionale che rispecchia lo stile della società.
I NUMERI DI UN CICLO BREVE MA INTENSO - Palladino ha lasciato il centro sportivo nerazzurro con un bilancio preciso. In 39 panchine sulla Dea ha ottenuto 18 vittorie, 8 pareggi e 13 sconfitte, per una media punti di 1,59 a gara: un rendimento che sulla carta avrebbe potuto portare a una classifica ben più alta. Il problema è la distribuzione di queste vittorie nel tempo. L'inizio era stato straordinario: il tecnico aveva preso una squadra in difficoltà, dopo il difficile avvio con Ivan Juric, e l'aveva proiettata agli ottavi di finale di Champions League con prestazioni convincenti e risultati importanti. Poi, come se una diga si fosse improvvisamente rotta, il rendimento è crollato: in 16 partite dopo il passaggio agli ottavi di Champions, l'Atalanta ha raccolto solo 3 vittorie. Un dato che ha pesato sulla valutazione complessiva della sua esperienza nerazzurra, e che ha reso inevitabile la separazione.
LA RICONOSCENZA CHE RESTA - Nonostante il finale complicato, i tifosi atalantini hanno saputo distinguere tra i risultati e l'uomo. Lo striscione comparso la settimana scorsa fuori da Zingonia — «Qualsiasi sia il destino, grazie Palladino» — era il segnale di un affetto genuino, non di circostanza. E le parole del tecnico nelle ultime uscite pubbliche avevano restituito lo stesso tono: «Ho dato tutto, nessun rimpianto. Con la società ho un buonissimo rapporto, voglio ringraziarli per l'opportunità di allenare una squadra da Champions League». Il futuro di Palladino è già proiettato verso Bologna, dove la partenza di Italiano verso il Napoli ha creato una casella vuota che il tecnico campano potrebbe riempire.
FINE DI UN CAPITOLO, INIZIO DI UN'ERA - Con Palladino che saluta e Giuntoli che firma, l'Atalanta chiude definitivamente la stagione 2025-26 e apre ufficialmente quella che sarà una delle estati più rivoluzionarie della sua storia recente. Sarri è il nuovo allenatore, Giuntoli è il nuovo DS, D'Amico è già in partenza verso Roma per ricongiungersi con Gasperini. Palladino aveva detto di voler lasciare un segno a Bergamo: l'Europa centrata, lo spirito ritrovato e quella stretta di mano al guardiano di Zingonia raccontano che, a suo modo, ci è riuscito.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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