C'è un tavolo coperto di fogli disposti con ordine millimetrico, un telefono che squilla ogni cinque minuti e una cartina del mondo appesa alle spalle. È l'ufficio di Giovanni Sartori, e già da questi dettagli si capisce tutto dell'uomo: metodo, controllo, visione globale. Il direttore tecnico del Bologna ha aperto le porte a La Gazzetta dello Sport per un colloquio raro, quasi intimo, in cui ha spaziato dalla scelta di Domenico Tedesco ai nodi irrisolti del mercato, fino a svelare i nomi che potrebbero segnare il futuro rossoblù.
L'UOMO CHE NON SI SENTE UN FENOMENO - La prima domanda è inevitabile: nel calcio italiano, tutti lo considerano un talent scout infallibile. La risposta di Sartori disarma: «Macché fenomeno. Sono una persona normalissima. E in questo mondo, mi creda, essere nella normalità è un vantaggio. Lo sa, vero, come diceva quel genio di Lucio Dalla? Che "l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale". Verità». Una filosofia sobria, quasi paradossale, per uno dei costruttori di rose più apprezzati d'Europa.
PERCHÉ TEDESCO - La scelta del tecnico italo-tedesco non è frutto dell'emergenza, ma di un corteggiamento che risale a due anni fa. «È stato nei nostri pensieri due anni fa quando poi è venuto Italiano: ci eravamo trovati un paio di volte, siamo rimasti in contatto, scambio e condivisioni sulle vedute circa i calciatori». Quando è diventato chiaro che Vincenzo Italiano avrebbe lasciato Bologna per il Beşiktaş, il nome di Tedesco è tornato in cima alla lista senza esitazioni. «Ci piace perché è moderno, propositivo, non integralista, lui faceva vari moduli, dalla difesa a cinque alla quattro. Un allenatore internazionale che ha allenato il Belgio e in tre campionati europei in cui ha anche vinto due trofei. E parla cinque lingue». Un profilo che, come sottolinea Sartori – come riferisce La Gazzetta dello Sport – riflette la volontà del club di mantenere una dimensione europea pur in assenza di coppe: «Sì, e anche la gente ha pensato questo: mi sembra di capire che tutti sono contenti perché è un profilo internazionale».
IL PESO DELL'ADDIO ITALIANO - Sul divorzio con l'ex allenatore, Sartori non nasconde il rammarico personale: «Speravo restasse, personalmente, per proseguire sul nostro cammino e dare un seguito al nostro progetto, dopo due anni fatti molto bene». Quando un tecnico decide che un ciclo è concluso, però, non c'è argomento che tenga: «Quando succede questo, anche se tu provi con insistenza a fargli cambiare idea, un tecnico va avanti su quella strada». Non è la prima volta che il dt rossoblù legge in anticipo certi segnali: «Così come le avevo di Motta, diciamo che le ho avute per lui. Sapevamo che sarebbe potuto entrare in un effetto domino, ecco». E poi, con un sorriso: «Mi pare lo volesse pure il Benfica».
LA COPPA ITALIA E IL PENSIERO AL PADRE - C'è un momento che Sartori custodisce con particolare cura: la vittoria della Coppa Italia, la prima in assoluto della sua carriera. «Ci ho pensato sì a mio papà che era tifoso del Bologna "che tremare il mondo fa". Io non credevo mai che Bologna potesse essere una mia tappa, tutto ad un tratto arriva la chiamata e l'ho presa come segno del destino. Così come voglio credere che ci sia stata una mano, un segnale suo, in quella coppa vinta qui dopo 51 anni». Parole che svelano un lato dell'uomo che il calcio non vede quasi mai.
IL FUTURO DI SARTORI A BOLOGNA - Sulla possibilità di rinnovare il contratto in scadenza nel 2027, il dt non si sbilancia ma parla chiaro: «Qui mi sento felice, benissimo, mi sento apprezzato, sento l'affetto della gente, si può lavorare bene, ottima società, mi sento fortunato». E quando gli si chiede esplicitamente del rinnovo, risponde con elegante circolarità: «La risposta è nella risposta precedente».
IL NODO ORSOLINI - Capitolo spinoso, quello dell'esterno azzurro. Riccardo Orsolini ha la proposta di prolungamento contrattuale nel cassetto, ma non ha ancora firmato. Sartori non fa pressioni, ma non rinuncia all'ambizione: «Lui sa che è stimatissimo dalla società, dagli ultimi allenatori che ha avuto ed è stimato da chi arriverà». Il dt confessa di voler fare di Orsolini il simbolo rossoblù del nuovo decennio, il «Bulgarelli degli Anni 2000», come dice lui. E con una battuta finale lascia intendere che il rischio, seppur remoto, esiste: «Non so, magari lo vuole Italiano in Turchia».
FREULER E LUCUMÍ, CASI APERTI - Più in bilico la situazione di Remo Freuler, cui il Bologna ha già avanzato un'offerta di rinnovo: «Vediamo... Anche a Remo abbiamo fatto un'offerta, ci pensa e ci penserà, se decide di firmare saremo tutti contenti, anche Tedesco stesso». Su Jhon Lucumí, invece, Sartori usa parole che suonano quasi come un arrivederci: «Credo che abbia deciso per un'esperienza diversa, poi se deciderà di stare qui anche lui saremo felici».
ROWE È INCEDIBILE - Tra i dossier più gettonati nelle ultime settimane c'è quello di Jonathan Rowe, l'esterno britannico finito nel mirino di diversi club stranieri. La risposta di Sartori non lascia spazio a interpretazioni: «Rowe non è sul mercato. Il telefonino è "off"». Poi, alla domanda sull'eventuale capacità di trattenere sia lui che Santiago Castro, il dt abbassa i toni: «Non lo so». Una risposta che vale quanto una dichiarazione.
MERCATO IN ENTRATA: I NOMI DEL FUTURO - Il cantiere del Bologna che verrà è ancora in fase di progettazione, con le prime riunioni operative con Tedesco fissate per inizio settimana. Ma Sartori non si sottrae alla domanda sui profili per il centrocampo, citando tra gli altri il fratello di Teun Koopmeiners. E poi, in chiusura, lancia due nomi con la convinzione del talent scout di razza: Antonio Raimondo, già apprezzato anche dal nuovo allenatore, ed Eivind Helland. «Segnate tutto. Ma tutto tutto», dice. E chi conosce la storia del Cobra sa che vale la pena farlo.
IL VOTO ALLA STAGIONE - Sartori chiude il bilancio dell'annata appena archiviata con un sette e mezzo convinto: «Molto positiva anche se un po' strana. Abbiamo fatto un'Europa League bellissima, perdendo solo con l'Aston Villa, la vincitrice; in campionato abbiamo pagato il giocare il giovedì. L'unico rimpianto è che in A abbiamo perduto troppi punti in casa». Un giudice severo ma equo, come sempre.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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