Gerard Piqué non si nasconde: se toccasse a lui scegliere il prossimo ct dell'Italia, il nome sarebbe quello di Pep Guardiola. L'ex difensore del Barcellona lo ha detto a margine della World Cup Kings League 2026, la rassegna in pieno svolgimento all'arena di Cologno Monzese, dove il catalano si è presentato nella doppia veste di ideatore e fondatore del format.

WORLD CUP KINGS LEAGUE - Il primo tema è casalingo. Piqué rivendica un seguito che considera ormai strutturale, un pubblico che il suo campionato se lo è cucito addosso, e proprio per questo il torneo iridato è la vetrina più riuscita dell'intero progetto. Un termometro attendibile, insomma, del grado di affezione a una formula che continua a dividere i puristi.

PERCHÉ L'ITALIA - La scelta della sede non è stata dettata da calcoli di opportunità, ma da un elemento che Piqué considera decisivo: la passione. È questa, nella sua lettura, la ragione per cui il Mondiale del suo format ha fatto tappa nel nostro Paese.

IL MODELLO SPAGNOLO - Dal microfono al vivaio il passo è breve, e qui il campione del mondo 2010 apre il capitolo che più interessa a chi guarda con invidia alla Roja. Gli allori recenti tra Mondiali ed Europei, spiega, sono la coda lunga di un lavoro cominciato venticinque o trent'anni fa sui talenti in erba: lui stesso alzò l'Europeo Under 19 a diciannove anni, e la Spagna lo ha rivinto anche quest'anno. Un filotto di titoli giovanili che ha una conseguenza precisa – come riporta Il Corriere dello Sport –: chi approda in prima squadra sa già cosa fare, perché è cresciuto dentro la stessa grammatica calcistica.

L'IDENTITÀ PRIMA DEI NOMI - Ed è qui che Piqué smonta il feticcio delle stelle: «Non contano i singoli nomi». La Spagna, riconosce, non schiera un elenco altisonante quanto quello della Francia, ma possiede un codice di gioco memorizzato a memoria, che regge a prescindere dalla serata storta di Lamine Yamal o di Pedri. La conclusione è un invito alla pazienza: serve una progettualità lunga, non l'ossessione per il trofeo immediato.

GUARDIOLA CT - Sul totonomi per la panchina azzurra l'ex Barcellona non si sottrae e sceglie il tecnico che lo ha allenato: Guardiola, senza esitazioni. Una preferenza dichiarata con la leggerezza di chi parla da spettatore, ma che pesa per il curriculum di chi la pronuncia.

Il congedo è un attestato di stima. L'assenza dall'ultimo Mondiale non cancella l'Europeo alzato pochi anni fa: «Non siete così lontani come pensate». Il resto, per Piqué, è questione di uomini giusti al posto giusto.

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Sezione: Altre news / Data: Mar 28 luglio 2026 alle 10:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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