Giorgio Chiellini è il nome in pole per la scrivania più delicata della Nazionale. Il primo cantiere della rinascita azzurra è stato smontato prima ancora di aprire: cancellata l'ipotesi Andrea Pirlo, Paolo Maldini e Leonardo hanno rimesso il mandato, inevitabile epilogo dopo il siluramento del loro candidato. Per il ruolo di direttore sportivo restano due profili: l'altro è Claudio Ranieri.

IL RIBALTONE FIGC - La sequenza è nota e brutale: prima il no al tecnico scelto dai due dirigenti, poi il loro passo indietro. Ora l'ordine dei fattori si inverte, perché il commissario tecnico sarà una conseguenza di chi occuperà la poltrona dirigenziale. E qualcosa potrebbe muoversi già durante il Consiglio federale in programma oggi.

PERCHÉ CHIELLINI - Il suo nome circolava da tempo, da quando si ragionava su un uomo di campo da affiancare al presidente. Poi Giovanni Malagò aveva virato con decisione su Maldini, scelta di peso trattandosi di una leggenda del nostro calcio. Uscito di scena l'ex capitano rossonero, è tornato in cima alla lista il difensore che ha alzato l'Europeo da capitano. Nessuna chiamata ufficiale è ancora arrivata, ma Chiellini vive queste ore con la consapevolezza di avere il proprio futuro appeso a una decisione altrui.

IL DIRIGENTE PENSANTE - La preparazione non è improvvisata: laurea in Economia e magistrale conseguite mentre ancora giocava, un percorso costruito con metodo. Alla Juventus lo sapevano bene, di avere in rosa un calciatore destinato a passare dall'altro lato della scrivania, anche se l'incarico ricevuto in bianconero non coincideva del tutto con le sue ambizioni immediate. Nel frattempo è diventato consigliere federale per la Serie A insieme a Beppe Marotta. Ha visione, rapporti solidi con tutti, la personalità di chi nello spogliatoio juventino, nel momento più teso della gestione di Maurizio Sarri, prese la parola per rifondare il patto tra squadra e allenatore. È un pragmatico, più duttile di Maldini.

CONTE O MANCINI - Se toccasse a lui, la linea cambierebbe: non un tecnico giovane su cui scommettere, ma un profilo già affermato. Due i candidati, non a caso gli allenatori con cui ha vinto di più insieme a Max Allegri. Con Antonio Conte tutto è cominciato nel 2011 alla Juventus, un rapporto che va oltre il professionale; con Roberto Mancini, arrivato nel 2018, Chiellini è diventato capitano dopo l'addio di Gianluigi Buffon e simbolo dell'Italia trionfante a Wembley nel 2021.

PRO E CONTRO - Nessuna preferenza dichiarata: la valutazione sarebbe condivisa con Malagò, soppesando ogni argomento – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport –. Mancini ha vinto in azzurro senza poi ripetersi, sa lavorare con i giovani, ma la scelta araba pesa ancora e avrebbe la Serie A contraria. Conte ha ottenuto risultati con una Nazionale in condizioni difficili e ha dato il meglio nei club, dove lo scudetto è quasi sempre arrivato: gruppo compattato in fretta, convivenze però raramente lunghe. Il campionato lo sosterrebbe, ma le sue richieste economiche sono superiori.

La sfida è aperta. Con Chiellini o senza, l'unica cosa che il calcio italiano non può più permettersi è aspettare.

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Sezione: Italia / Data: Mar 28 luglio 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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