Il nome nuovo del calcio italiano si chiama Alphadjo Cisse e la sua ascesa arriva nel momento giusto: Roberto Mancini sta preparando le convocazioni della sua Italia-bis e il ragazzo nato a Treviso, con il 70 sulle spalle, si è candidato da solo. È bastato che Ruben Amorim lo mandasse in campo per capire che il potenziale è quello dei predestinati.

LA REGOLA PIÙ SEMPLICE - La lezione che arriva da questo avvio di stagione è quasi banale: per sapere se un giovane è forte bisogna schierarlo. Cisse è la prova provata, e per chi segue la Nazionale rappresenta una delle notizie migliori delle ultime settimane. Il commissario tecnico, del resto, una dote riconosciuta ce l'ha sempre avuta: fiutare il talento prima degli altri e non avere paura di lanciarlo.

UNA SOSTA CHE VALE UN MINI TORNEO - Il contesto aiuta. Tra settembre e ottobre gli azzurri affronteranno quattro gare in una pausa dalla durata mai vista, una specie di torneo compresso che impone una lista di convocati fuori misura: si parla di trenta o trentacinque elementi. Numeri che, da soli, aprono spazi. Ma non è solo questione di posti disponibili: la direzione scelta è quella.

IL RISPETTO PER L'UNDER 21 DI BALDINI - C'è però un vincolo da rispettare. Nelle stesse settimane l'Under 21 di Silvio Baldini si gioca la qualificazione all'Europeo di categoria e, di riflesso, il pass olimpico: il ct della maggiore eviterà quasi ogni prelievo. Cisse, in compenso, non ha mai fatto parte del giro di riferimento degli azzurrini, e questo rende la chiamata molto probabile — con la consueta avvertenza, visto che il Mancio è celebre per rivedere le proprie idee all'ultimo momento.

TUTTI I NOMI DELLA NUOVA ONDATA - Discorso analogo per Mattia Liberali, mentre l'unico vero leader dell'Under 21 destinato al salto è Michael Kayode. Tra i giovanissimi le quotazioni più alte sono quelle di Lulli, Cacciamani e Inacio. Ci sarà anche Alessandro Romano, in fase di cambio di nazionalità sportiva dalla Svizzera, mentre Nicolò Tresoldi resta un'operazione complicata e per Matteo Palma — difensore per cui l'Udinese ha detto no a proposte superiori ai trenta milioni — la burocrazia è ancora lontana dal traguardo. Entrambi hanno vestito la maglia della Germania, e a diciotto anni appena compiuti chiudersi quella porta non è una scelta indolore: il passaggio di bandiera si può fare una volta sola, senza ritorno. Nessuno scandalo, dunque, se preferissero restare dove sono. Nella stessa categoria di dossier rientra Issa Doumbia, che merita una riflessione a parte: possibile che in Serie A nessuno abbia provato a contendere allo Sporting un ragazzo italiano? Il conto arriva a otto elementi pressoché sicuri della chiamata, ai quali potrebbe aggiungersi Antonio Raimondo, protagonista di un avvio prolifico con la maglia del Frosinone.

KEAN E I "SENATORI" SOTTO ESAME - Se qualcuno entra, qualcuno esce. Il ct non può smontare il gruppo — le virgolette attorno alla parola senatori sono d'obbligo, trattandosi di un blocco che al Mondiale non ci ha portati — e l'ossatura resterà simile, interisti compresi. La posizione più esposta, però, è quella di Moise Kean: dopo le turbolenze fiorentine, un assist all'esordio e poi il vuoto, zero reti e mai una maglia dal primo minuto in tre giornate. Con Pio Esposito praticamente inamovibile e Scamacca e Retegui in posizione solida, il margine si assottiglia – come osserva TuttoMercatoWEB – soprattutto se Raimondo continuerà a segnare. Fra due turni la fotografia potrebbe cambiare: non è detto che Kean resti al sicuro solo perché è il centravanti titolare sulla carta. Certo, quattro partite darebbero al tecnico il tempo di rimetterlo in condizione di persona. Il messaggio resta però limpido: i giovani sono un valore, la qualità è un obbligo.

IL NODO MALAGÒ - Sullo sfondo resta la turbolenza federale. I meno di tre mesi di Giovanni Malagò alla guida della FIGC sono stati un susseguirsi di attriti, e l'ultimo riguarda il tesseramento: al momento dell'elezione non era tesserato, mentre secondo la sua lettura — condivisa dal procuratore federale Chiné — la normativa impone di essere in regola, non di risultare tesserati. Una disputa da azzeccagarbugli. Il punto vero è politico: strappo con il Coni, malumore della Serie A che lo aveva votato, la scelta di silurare Maldini, un ct che non entusiasma nessuno e una capodelegazione dai requisiti discussi. Si può ritenere di aver sbagliato e voler tornare indietro, ma farlo cadere su un cavillo sarebbe il ritratto perfetto del nostro sistema.

UN PALLONE D'ORO LONTANISSIMO - Il quadro generale, del resto, dice quanto sia scivolato in basso il nostro peso specifico. La Serie A resta il torneo con più vincitori del Pallone d'Oro, ma il sorpasso è dietro l'angolo: nessun italiano ci riesce dai tempi di Cannavaro, vent'anni tondi. Gli stessi che ci separano dall'ultima volta in cui la Nazionale ha giocato una fase a eliminazione diretta ai Mondiali. Non è una coincidenza. E Mancini lo sa bene.

Ricostruire partendo dai ventenni è l'unica strada rimasta. Servirà pazienza, e soprattutto smettere di litigare.

LA POSSIBILE LISTA 

Portieri Donnarumma, Carnesecchi, Vicario, Meret (Caprile)

Difensori laterali Palestra, Kayode, Di Lorenzo, Calafiori, Dimarco, Udogie (Lulli, Ruggeri)

Difensori centrali Scalvini, Bastoni, Mancini, Gatti, Coppola (Leoni)

Centrocampisti Tonali, Romano, Cristante, Pisilli, Fagioli, Doumbia, Barella, Frattesi (Ricci)

Attaccanti Esposito, Retegui, Tresoldi, Kean, Raspadori, Inacio, Cisse, Vergara, Politano (Scamacca, Maldini, Liberali)

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Sezione: Italia / Data: Mer 09 settembre 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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