Il vivaio dell'Atalanta è una scuola che vince da decenni, e il trionfo della Primavera in Supercoppa contro la Fiorentina è solo l'ultimo capitolo di una storia lunghissima. Ma da dove nasce quella scuola? Osvaldo Palazzini, sindaco di Boltiere, opinionista televisivo e atalantino da sempre, ha raccontato in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com gli anni in cui il settore giovanile nerazzurro sfornava campioni uno dietro l'altro. E il punto di partenza, spiega, era un uomo solo.

Qual era la vera forza di quel settore giovanile capace di produrre così tanti talenti?
«L'Atalanta aveva un grande asso nella manica: il "Maestro" Bonifaccio. Era lui a occuparsi dei ragazzi nei primi anni, un talent scout capace di individuare i giocatori già a otto-nove anni. Faceva una grande scrematura iniziale e poi quei ragazzi venivano seguiti nel passaggio da una categoria all'altra. Ne perdeva pochi proprio perché la selezione era stata fatta molto bene all'inizio. Qualcuno naturalmente si fermava agli Allievi, ma in Primavera e Berretti ne arrivavano tanti. Altre società scartavano i ragazzi più avanti, provocando anche molte delusioni; l'Atalanta, invece, faceva la selezione all'inizio e poi poteva lavorare sul ragazzo e sulla sua famiglia. I risultati non arrivavano per caso. Erano frutto del lavoro di queste figure. Poi, naturalmente, quando un campione possiede determinate qualità, prima o poi emerge».

Tra le figure che hanno fatto la storia del vivaio c'è Mino Favini. Qual era il suo segreto?
«Sono stato parecchio vicino a Favini. Il suo segreto era quello che, in fondo, era anche il segreto dell'Atalanta: cercare giocatori bravi in campo e bravi fuori. L'aspetto scolastico e il comportamento fuori dal campo incidevano sulla valutazione. Il ragazzo e il giovane calciatore venivano considerati come un tutt'uno, non soltanto per quello che facevano sul terreno di gioco. Quando tutte queste caratteristiche combaciavano, nascevano i campioni».

Tra i ragazzi che ha conosciuto molto bene c'è stato anche Piermario Morosini. Che ricordo conserva di lui?
«Morosini l'ho conosciuto benissimo. Suo fratello veniva sempre con la bandiera dell'Atalanta. Oltre a essere un ottimo calciatore, un centrocampista che si distingueva, Piermario aveva soprattutto qualità morali e umane straordinarie. Aveva una situazione familiare difficilissima, era rimasto orfano e sosteneva la famiglia. Aveva problematiche enormi che riusciva a lasciare fuori dal campo, dove eccelleva come ragazzo e come giocatore. Era un esempio nello spogliatoio».

Una scuola costruita sulla selezione, sull'educazione e sugli uomini prima ancora che sui risultati, in un calcio che oggi funziona con regole diverse. E fra i nomi nuovi del vivaio, a partire da Obric, nell'integrale il racconto si allarga fino all'Atalanta di oggi.

LEGGI QUI → L'intervista integrale di Osvaldo Palazzini ai microfoni esclusivi di TuttoAtalanta.com

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Sezione: Esclusive TA / Data: Ven 11 settembre 2026 alle 12:00 / Fonte: Claudia Esposito
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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