Nel calcio il tempo è la merce più rara, e si compra con una sola moneta: i punti. L'Atalanta di Maurizio Sarri ne ha avuto pochissimo — quattro partite in undici giorni ad agosto, otto giocatori rientrati dal Mondiale a ridosso del via, un alfabeto nuovo da impiantare su una squadra che per dieci anni ne ha parlato un altro — e proprio per questo i sei punti raccolti fin qui valgono più del loro peso in classifica. Sono il credito che consente al cantiere di restare aperto senza fretta.

Fin qui, di Atalante, ne abbiamo viste due, ed entrambe sono vere. Quella dei risultati, che ha superato il playoff con l'Hapoel, ha battuto Sassuolo e Bologna e ha in porta un giocatore eletto migliore del mese; e quella del gioco, che fatica ancora a uscire dal pressing e che a Roma ha concesso quasi quaranta conclusioni prima di cedere nel recupero. La prima sta comprando tempo per la seconda, che è esattamente la funzione dei punti in una stagione di transizione. Sarri lo ha detto con la sua onestà spiccia dopo il Bologna: vincere fa bene, ma bisogna migliorare parecchio. Stiamo parlando di costruzione, non di classifica.

Curiosità che aiuta a tenere la barra dritta: il Napoli di Sarri, nel 2015, perse la prima di campionato a Sassuolo e chiuse la stagione al secondo posto. Non è una promessa, è un promemoria: le sue squadre sono figlie della ripetizione, e la ripetizione richiede giorni interi di campo, non tre allenamenti fra una trasferta e l'altra. Ma torniamo al presente, perché per la prima volta il calendario gli dà una mano.

Questa è stata infatti la prima settimana piena a Zingonia dal suo arrivo: doppie sedute, lavoro sui movimenti della linea difensiva e sulle rotazioni offensive, un settembre che può essere il mese della svolta non per i numeri ma per i meccanismi. Poi la Juventus il 20, quindi due settimane di sosta fino al 12 ottobre. Il direttore sportivo Cristiano Giuntoli ha chiesto pazienza in conferenza, osservatori attenti come Franco Vanni hanno spostato l'asticella a novembre, e dall'altra parte Ivan Zazzaroni ha già lanciato la sua provocazione sui rimpianti gasperiniani. È il gioco delle parti, normale e persino salutare. Tenete presente però che il dibattito, a Bergamo, si fa a sei punti e con l'Europa in tasca: non a zero.

Ecco perché il Cagliari di domani sera conta più dei tre punti che mette in palio. La squadra di Fabio Pisacane è la misura perfetta per capire a che punto è il lavoro: si abbassa, concede pochissimo, vive di episodi e di palle inattive, e lo scorso 26 aprile lo dimostrò segnando dopo diciassette secondi nella partita che le valse la salvezza. Contro avversari così il possesso sterile non basta: servono ampiezza, ritmo, verticalità, cioè tutto quello che si sta insegnando in settimana. Senza Gianluca Gaetano, squalificato, con Franck Kessié ancora in cerca di condizione e con Jonathan Rowe alla prima da titolare, è una prova di testa prima che di gambe.

E qui entra la parte propositiva, quella che ci sta più a cuore. Una vittoria davanti al proprio pubblico, che riempirà la New Balance Arena per la terza volta in quattro giornate, darebbe alla classifica una scossa numerica e allo spogliatoio una settimana serena in vista di Torino; i meccanismi, intanto, si assodano di settimana in settimana, come è giusto che sia. Il tema vero non è se Sarri sia l'uomo giusto — la società ha scelto, e le scelte si difendono con i fatti — ma se una città abituata per un decennio a un calcio riconoscibile saprà accompagnare il periodo in cui la riconoscibilità va costruita da capo. La risposta la daranno i punti. Ma la daranno anche gli spalti, e sabato sera è la notte ideale per cominciare.

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Sezione: Primo Piano / Data: Ven 11 settembre 2026 alle 19:30 / Fonte: Lorenzo Casalino
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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