Fabio Paratici ha spiegato per la prima volta le ragioni dell'esonero di Fabio Grosso, parlando ai microfoni di DAZN prima della trasferta della Fiorentina sul campo del Venezia, gara valida per la quarta giornata di Serie A. Un intervento che chiarisce cosa sia successo nel colloquio decisivo e che allontana l'idea di una decisione presa sull'onda dei risultati.

IL CONFRONTO DECISIVO - Il direttore sportivo non si nasconde dietro le formule di rito e indica con precisione il momento in cui tutto è cambiato: «La decisione è maturata dopo un confronto con l'allenatore dove ha manifestato poca fiducia nella squadra e poca convinzione nel progetto». Parole pesanti, che ribaltano la lettura corrente della vicenda: non un tecnico allontanato per la classifica, ma un tecnico che avrebbe smesso per primo di credere nel percorso. Da lì la conseguenza, spiegata con altrettanta freddezza: «Abbiamo valutato che non dovevamo insistere con questo allenatore e siamo andati in un'altra direzione».

LA DIFESA DELLA SCELTA - Sul metodo, il dirigente rivendica una linea che dichiara di aver sempre seguito, anche quando impopolare. Nel suo ragionamento tornano il senso di appartenenza verso la proprietà e verso una tifoseria vastissima, e la volontà di non inseguire il consenso: le decisioni, sostiene, non si prendono per ridurre le critiche né perché appaiano più alla moda. La chiusura del passaggio è netta: «Ho sempre fatto il bene del club e in questo caso quella era la cosa da fare». Una posizione che Fabio Grosso non ha finora commentato pubblicamente.

PERCHÉ VANOLI - Sul successore, invece, il ragionamento è di continuità e di conoscenza reciproca: «Se ripartiamo con Paolo è perché l'anno scorso ha fatto una grande impresa, ci conosciamo e ci stimiamo». Un richiamo esplicito alla salvezza conquistata nella scorsa stagione, che nella lettura del dirigente vale più di qualsiasi valutazione tattica. Il ritorno di Paolo Vanoli viene presentato come una scelta di fiducia, non come una soluzione tampone.

IL PROGETTO QUADRIENNALE - C'è poi la cornice più ampia, quella che il dirigente utilizza per chiedere tempo. Il percorso avviato al Viola Park lo scorso febbraio, quello coincidente con il suo arrivo, ha già prodotto secondo lui un risultato significativo con i ventinove punti raccolti, e ha davanti a sé un orizzonte di altri quattro anni. Una strada che, mette in conto, non sarà lineare: «Ci saranno buche e salite da affrontare senza scorciatoie».

LA SFIDA DEL PENZO - Sull'immediato, infine, il messaggio è quello di chi vuole archiviare la vicenda: «La pagina è girata, si va avanti e pensiamo a stasera». L'obiettivo dichiarato per la trasferta veneta era ritrovare un'identità di gioco, con il compito del club fissato in una sola direzione: mettere il nuovo allenatore e il suo staff nelle condizioni migliori per lavorare.

Una ricostruzione che sposta il baricentro della polemica dal campo allo spogliatoio. E che, inevitabilmente, chiama in causa il diretto interessato.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Ven 11 settembre 2026 alle 23:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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