Cinquantanove giorni, tre partite e una separazione che rischia di finire davanti alla giustizia sportiva: il rapporto tra Fabio Grosso e la Fiorentina si è consumato in tempi record e ora minaccia una coda giudiziaria. Perché il divorzio non nasce dalla classifica, ma da quello che l'allenatore ha detto e pensato nelle ultime settimane.

LA FRASE CHE HA CHIUSO TUTTO - Il punto di non ritorno sarebbe arrivato domenica, con una richiesta rivolta direttamente al responsabile dell'area tecnica: «Se mi vuoi bene, esonerami». Nello stesso colloquio il tecnico avrebbe liquidato la propria rosa con un aggettivo pesantissimo, «inallenabile», lo stesso che anni fa Maurizio Sarri usò per la Juventus di Cristiano Ronaldo. Parole che, in una società, valgono più di qualsiasi sconfitta.

NON I RISULTATI, MA LE CONVINZIONI - Sul piano numerico il bilancio è impietoso: tre gare, tre ko, nove reti incassate e una sola realizzata. Peggio persino dell'avvio firmato dodici mesi fa da Stefano Pioli, che almeno due punti li aveva raccolti. Eppure la fiducia nel tecnico non era ancora evaporata: a incrinare il rapporto sono stati l'atteggiamento e la mancanza di convinzione, non la graduatoria. Tanto che il club ha aperto un dossier interno sul comportamento dell'allenatore.

IL MERCATO CHE NON GLI ASSOMIGLIAVA - Alla radice c'è una campagna acquisti percepita come estranea alla propria idea di calcio. Tredici innesti, centotrenta milioni investiti, ma nessuna vera corrispondenza con il modello che l'ex tecnico neroverde aveva in testa. Il nodo erano gli esterni offensivi: lui aveva chiesto profili sulla falsariga di quelli che aveva avuto a disposizione al Sassuolo, ovvero Domenico Berardi e Armand Laurienté, e si è ritrovato con interpreti dalle caratteristiche opposte. Un malessere che lo spogliatoio ha percepito e assorbito, trasformandosi in clima pesante.

IL FILO DEGLI ULTIMI GIORNI - Il paradosso è che il dialogo tra i due non si era mai interrotto: si sentivano di continuo e, dopo il ko interno con il Torino, la fiducia era stata ribadita – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport – nonostante i primi cedimenti manifestati già alla vigilia e ripresi in una conversazione notturna. La linea societaria era chiara: arrivare alla sosta e solo dopo tirare le somme. Al tecnico restavano Venezia e Napoli in campionato più il Pisa in Coppa Italia per raddrizzare la rotta.

IL FACCIA A FACCIA AL VIOLA PARK - Poi il crollo definitivo. Nel quartier generale viola raccontano di un confronto acceso, con l'allenatore che ripeteva di non sentirsela più di guidare il gruppo, ammettendo di non avere in mano la chiave per uscire dal tunnel. Senza però mai formalizzare le dimissioni, né accettare di rassegnarle. Ci sarebbe stato anche l'annuncio di non voler tornare al campo alla ripresa delle sedute: a quel punto, per Fabio Paratici — che in estate lo aveva scelto convintamente, ritrovando un allenatore già conosciuto ai tempi del settore giovanile bianconero — non restava alternativa.

ORA TOCCA AGLI AVVOCATI - L'ufficio legale gigliato sta esaminando se esistano i presupposti per procedere. Il sospetto della società è che alcune condotte configurino l'inadempimento degli obblighi contrattuali, a partire dalla volontà di abbandonare l'incarico manifestata a più riprese. L'iter, gestito dalla giustizia sportiva, parte da una contestazione scritta: cinque giorni per replicare, con l'eventualità estrema del licenziamento per giusta causa. Un finale che Grosso difficilmente immaginava a luglio.

Da matrimonio annunciato a contenzioso: due mesi sono bastati per bruciare tutto.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Mer 09 settembre 2026 alle 09:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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