La Fiorentina ha scelto la strada più rapida: Fabio Grosso non è più l'allenatore viola, esonerato con un comunicato arrivato quando la domenica era ormai finita. Tre giornate di campionato, nessun punto e un ribaltone che, per tempistica, non ha precedenti recenti in riva all'Arno.

IL KO COL TORINO E IL CORO DEL FRANCHI - Il conto è presto fatto: sconfitta all'esordio contro la Roma in trasferta, poi il passo falso interno con il Frosinone, infine il ko casalingo con il Torino che ha chiuso ogni discorso. Dagli spalti il verdetto era già stato emesso nel pomeriggio, con il «salta la panchina» che ha accompagnato l'uscita dal campo. Dal club, però, filtrava tutt'altro: la volontà dichiarata era proseguire con l'ex tecnico del Sassuolo. Poi la linea è cambiata nel giro di poche ore, fino all'ufficialità notturna.

IL PRECEDENTE PIOLI - Per trovare un'operazione analoga bisogna tornare indietro di appena dieci mesi. Stefano Pioli fu sollevato dall'incarico il 4 novembre 2025, con un bottino di quattro punti e zero vittorie nelle prime dieci giornate: numeri che raccontano una crisi ben più lunga di quella costata la panchina a Grosso. Il meccanismo, allora, fu molto più lento: due giorni di riunioni logoranti ai piani alti, un ritiro al Viola Park deciso dopo la sconfitta interna di misura con il Lecce e la posizione dell'allenatore rimasta sospesa fino all'ultimo. Pioli era dentro quella struttura insieme al gruppo, e da lì uscì da esonerato. La società – come ripercorre La Gazzetta dello Sport – aveva provato la strada della risoluzione consensuale, senza però chiudere l'intesa.

VANOLI, LA SALVEZZA E L'ADDIO - Il successore non fu un semplice traghettatore. Paolo Vanoli raddrizzò una stagione compromessa e portò la Fiorentina fuori dai guai, anche se il traguardo arrivò soltanto alla penultima giornata. Un lavoro che non è bastato: a stagione conclusa la conferma non arrivò, nonostante Vanoli avesse manifestato il desiderio di restare in città.

IL CASO PALLADINO - Nella galleria dei divorzi improvvisi resta impresso quello di Raffaele Palladino, l'unico maturato per iniziativa del tecnico. Successe dopo la conferenza di fine stagione di Daniele Pradè, nella quale intervenne dagli Stati Uniti anche il presidente Rocco Commisso, che parlò dell'allenatore definendolo «come un figlio». Poche ore più tardi Palladino sciolse il rapporto, per una frattura con la dirigenza e in particolare con il direttore sportivo.

LA DIFFERENZA CON OGGI - Anche quella fu una separazione senza avvisaglie, ma il calendario giocava a favore: si era a stagione archiviata e la società ebbe settimane per costruire l'alternativa, individuata proprio in Pioli. Alternativa che, come si è visto, è durata pochissimo.

Cambia il copione, non l'esito: a Firenze la panchina resta il posto meno sicuro di tutti.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Le Altre di A / Data: Lun 07 settembre 2026 alle 09:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture