Poche ore prima del gong del calciomercato e a un passo dal fischio d'inizio di Atalanta-Bologna, Cristiano Giuntoli si è concesso ai microfoni di Sky Sport per una lunga chiacchierata con l'inviato e con lo studio. Il direttore sportivo nerazzurro ha raccontato il suo impatto con la famiglia Percassi e con Steve Pagliuca, ha provato a spiegare in cosa consista davvero il modello bergamasco, ha chiarito le ragioni dell'addio di De Roon e degli innesti scelti per la svolta tattica, prima di dedicare un passaggio molto affettuoso a Sarri, ritrovato dieci anni dopo l'esperienza comune. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Cristiano, è arrivato a lavorare in una società modello, che da anni si muove sul mercato in modo perfetto: come si trova? E gli ultimi giorni, come aveva previsto, si stanno rivelando parecchio frenetici.
«Intanto mi trovo benissimo con la famiglia Percassi e con Steve Pagliuca: hanno creato un modello, e devo dire che sento una grandissima responsabilità, come i miei collaboratori e come l'allenatore. Abbiamo cambiato molto, ma c'è la volontà di continuare a fare bene, con una famiglia che ci sta sempre molto vicino e un Luca Percassi che, oltre a far parte della proprietà, è anche un grande manager. Si lavora sempre per il meglio del club, per farlo crescere e per continuare quello che è stato fatto fino adesso. Stiamo cercando di trovare una nuova identità: ci vorrà un pochino di tempo, ma siamo fiduciosi di fare molto bene».
Se dovesse riassumerlo in poche parole, in che cosa consiste il modello Percassi?
«È un modello virtuoso, dove si investe sul settore giovanile, dove si lavora tanto, dove si cerca di creare valore e di reinvestirlo per rinforzare sempre la squadra. Ha sempre funzionato, ha sempre fatto bene. Noi vogliamo continuare su questa strada: non sarà facile, ma siamo convinti, ripeto, di fare un grande lavoro. E sentiamo forte questa responsabilità».
Togliere De Roon dal gruppo e aggiungere più giocatori possibile è anche un modo per dare una mano al nuovo allenatore, non soltanto sul piano tecnico, in un momento in cui si deve svoltare?
«Intanto il capitano ci ha chiesto di uscire, ci ha chiesto esplicitamente di andare a Roma, e noi non potevamo che assecondarlo, anche per quello che ha fatto qui. Per quanto riguarda i nuovi calciatori, quando c'è una svolta tattica così forte abbiamo bisogno di giocatori adatti al lavoro del mister. È chiaro, poi, che naturalmente quattro o cinque calciatori all'anno si possono cambiare, anche rispettando le esigenze di ognuno. Sicuramente andrà molto bene, anche perché è un giocatore di grande qualità, un giocatore che conosce già l'ambiente».
Le uscite di questi giorni, insomma, sono state tutte richieste dai giocatori stessi?
«Chiaramente, ma ci hanno chiesto loro di andare via: non potevamo sicuramente non assecondarli. Questa è stata la loro volontà. Noi stiamo analizzando dall'interno quello che possiamo fare, in grande collaborazione con la proprietà e con i ragazzi che ci sono. Stiamo cercando di trovare una nuova identità: non sarà facile, ci vorrà tempo, ma siamo fiduciosi di trovarla».
Lei e Maurizio Sarri di nuovo insieme dieci anni dopo, e a luglio lo voleva davvero tantissimo: come lo ha ritrovato?
«Credo che una persona così intelligente sia sempre stata un grande allenatore e continui sicuramente a esserlo. Ma l'ho trovato molto maturato, cresciuto tantissimo, perché è sempre in autocritica, e molto più elastico. Ha uno staff di grandissimo livello e credo che tutto quello che ha fatto ne sia la testimonianza: ha ancora tanto da dare».
Responsabilità, pazienza e un progetto da costruire pezzo dopo pezzo: il messaggio di Giuntoli alla vigilia del gong di mercato è quello di chi sa di aver cambiato molto e non intende nascondersi dietro le circostanze. Con la volontà di continuare a fare bene e la consapevolezza che la nuova identità nerazzurra non nascerà in una notte.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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