Caro San Siro, domani alle sei arriverà di nuovo l'Atalanta, e non sarà la visita di una provinciale intimidita. Ti conosce bene, la Dea. Nel 2019 ti ha chiesto ospitalità per la sua prima Champions League, quando lo stadio di Bergamo non era ancora pronto per le notti europee, e tu l'hai accolta come una figlia adottiva: su quel prato ha vinto 4-1 contro il Valencia, una delle sere che l'hanno portata ai quarti di finale.
Da allora qualcosa è cambiato nel rapporto. Il Milan, il padrone di casa, non riesce più a batterla in campionato da sei partite. La scorsa primavera i nerazzurri se ne andarono con un 3-2 e la sensazione di essere a proprio agio sotto i tuoi anelli. Non è più il pellegrinaggio della squadra piccola nel tempio della grande: è il ritorno di una squadra che ha imparato a guardarti senza abbassare gli occhi.
Stavolta però la Dea arriva con le tasche più vuote. Mancheranno Kessie, che proprio da te è diventato campione d'Italia, e Raspadori, Elmas, Scalvini, oltre agli infortunati di lungo corso. Sarri ha avvertito che sarà una partita tosta, contro un Milan con individualità non comuni nel nostro campionato. È il primo grande esame del suo calcio fuori casa, in uno stadio che ha visto passare tutta l'epoca di Gasperini e che ora aspetta di capire che cosa sarà quella nuova.
Anche sugli spalti la storia sarà diversa dal solito. I tifosi bergamaschi potranno entrare solo nel settore ospiti, con le restrizioni che hanno portato la Curva Pisani ad alzare la voce contro i divieti. Ma chi ci sarà porterà con sé una memoria che pochi altri ospiti hanno: quella di una squadra che proprio qui, tra queste tribune, ha scoperto di poter stare tra le grandi d'Europa.
Domani sera, caro San Siro, guarda bene quella maglia nerazzurra che non è l'Inter. È la stessa che hai imparato a conoscere nelle notti di Champions, e che continua a non sentirsi ospite.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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