Ci sono calciatori che scelgono la piazza più comoda, quella che offre la vetrina più grande. E poi ci sono quelli come Matteo Pessina. Monzese di nascita, atalantino di formazione, capitano per vocazione: il centrocampista che ha scelto di restare in Serie B quando avrebbe potuto andarsene, trascinando il Monza verso una promozione costruita con il sudore di un'intera stagione. L'intervista con La Gazzetta dello Sport è il ritratto di un uomo prima ancora che di un calciatore.

LA SCELTA DI RESTARE - «Sarebbe stato troppo semplice abbandonare quando le cose andavano male». Con queste parole Pessina liquida ogni possibile racconto alternativo di questa stagione. La retrocessione del Monza, vissuta quasi interamente da fuori a causa di un lungo infortunio, avrebbe potuto essere la scusa perfetta per cambiare aria. Lui ha scelto diversamente, portandosi addosso il peso e l'orgoglio di una maglia che non è solo una maglia: «Monza per me non è solo una squadra, io sono di Monza e rappresenta tantissimo». La nuova proprietà guidata dalla presidente Lauren Crampsie ha trovato in lui l'alleato più prezioso: «Con la presidente e tutta la dirigenza ci siamo trovati subito in sintonia». Il messaggio ai compagni tentati dalla fuga era stato chiaro fin dall'estate: chi restava doveva farlo con la testa giusta, o andarsene con un'offerta adeguata in tasca.

BIANCO, L'UOMO VERO - Al centro del progetto, insieme a Pessina, c'è Paolo Bianco, il tecnico che ha trasformato un gruppo potenzialmente allo sbando in una macchina da promozione. «Dopo il ritiro estivo abbiamo capito le sue qualità di uomo vero innanzitutto e di allenatore con una proposta di calcio valida» — ha raccontato il capitano — «ci siamo focalizzati su un aspetto: la Serie B è davvero un altro sport». Una volta metabolizzata quella realtà, il cammino si è fatto più chiaro. La sconfitta di Mantova alla penultima di regular season, che avrebbe potuto spezzare il filo, è diventata un'ulteriore prova di coesione: «Bianco ci ha detto: "Sfruttiamo i playoff per migliorarci ancora". Ci ha aiutato a guardare la situazione da una prospettiva migliore». Ai dirigenti Nicolas Burdisso, Mauro Baldissoni e al coordinatore tecnico Vallone va il merito di aver costruito un ambiente in cui il capitano ha potuto anche lavorare su se stesso: «Aiutando gli altri mi sono aiutato».

LA FINALE, LA PIÙ BRUTTA - Il 29 maggio, data che nel calendario del Monza sembra incisa nel destino, ha regalato la promozione attraverso la finale di ritorno contro il Catanzaro, persa 2-0 ma irrilevante nel doppio confronto. Il Monza ha sofferto col Catanzaro ma ha completato la volata in Serie A. Pessina non si nasconde: «È stata la nostra partita più brutta della stagione, vero, ma ci sta quando affronti una squadra che gioca bene e che dopo lo 0-2 in casa ha meno da perdere di te. Loro erano forti e spensierati, eppure noi avevamo la sensazione di poterla portare a casa». Una fiducia che il gruppo aveva guadagnato sul campo, giornata dopo giornata.

GALLIANI E IL FILO CHE NON SI SPEZZA - Il 29 maggio 2022 fu la prima, storica promozione in Serie A, e allora fu Adriano Galliani a chiamare Pessina per primo, dandogli la notizia di un traguardo impensabile. Il 29 maggio 2026 si è invertito il copione: «Dopo aver festeggiato in campo con tutti, sono entrato nello spogliatoio e l'ho chiamato io. Era a Budapest, ha seguito gli ultimi 10' della partita in bagno con la moglie che lo cercava». Un legame che va oltre le stagioni, oltre le proprietà cambiate: «Per me lui rimane una persona centrale nella mia carriera». Un anno in purgatorio e poi la rinascita: il 29 maggio è la data del destino per il Monza.

NESTA, IL RINNOVO E IL FUTURO - Nell'intervista c'è spazio anche per un pensiero affettuoso: «A mister Alessandro Nesta, si merita di avere un'altra opportunità, questa volta ad Avellino». Un gesto di stima verso l'ex tecnico che ha vissuto la retrocessione dall'altra parte. Sul proprio futuro al Monza, Pessina non ha dubbi sulla direzione ma ha il garbo di non anticipare nulla: «Ora penso alle vacanze, però c'è la totale disponibilità e apertura nel continuare qui». Il contratto scade tra un anno, ma l'unica urgenza vera è strappare qualche giorno in più di ferie all'allenatore. Sul lungo termine, la promessa è quella di un centrocampista che vuole giocare ancora sette o otto anni con tanti progetti in testa. Vita, campo, e Monza: in quest'ordine. L'ex nerazzurro è ancora il cuore del Monza, e la Serie A che torna è la sua firma su questa storia.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Ven 05 giugno 2026 alle 11:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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