C'è gente che saluta con sollievo e gente che saluta con il nodo in gola. Ruslan Malinovskyi appartiene alla seconda categoria, quella dei calciatori che non fingono e che, quando arriva il momento dei bilanci, non hanno bisogno di parole di circostanza. Sei anni e mezzo trascorsi in Italia, prima con la maglia nerazzurra dell'Atalanta e poi con il rossoblu del Genoa, si sono chiusi con la partita al Luigi Ferraris contro il Milan. Destinazione dichiarata: Trabzonspor, Turchia. E soltanto in quel momento di congedo, con i messaggi dei tifosi che arrivavano da Genova e da Bergamo, è scesa quella mezza lacrima che in campo non aveva mai voluto concedersi – come racconta La Gazzetta dello Sport –.
L'ITALIA, UNA SECONDA CASA - «Dopo l'Ucraina, sì. Ho passato un po' di tempo tra Belgio e Francia, ma 6 anni e mezzo meravigliosi non si possono proprio cancellare» confessa l'ucraino. I suoi figli sono nati in Italia, sua moglie ha costruito qui la sua quotidianità e non lo seguirà subito in Turchia: c'è una figlia che va a scuola, ha le sue amicizie, sta bene. Malinovskyi capisce e accetta, ma le sue motivazioni sportive restano intatte: «Voglio giocare ancora. I miei obiettivi sono il prossimo Europeo e magari di nuovo la Champions: ho fatto una ventina di partite, è una roba diversa». Un uomo che guarda avanti, non indietro.
IL RICORDO DELL'ATALANTA - Interpellato sul periodo bergamasco, Malinovskyi non ha esitazioni nel definirlo straordinario: «Giocare in quella Dea è stato meraviglioso: calciatori forti come Ilicic, il Papu, Zapata, Muriel, e un grande allenatore. Magari non l'Atalanta più forte in assoluto, perché poi ha vinto l'Europa League, ma in quel momento la sensazione generale dentro lo spogliatoio era che potessimo vincere addirittura lo scudetto. C'era questa mentalità». Una mentalità che si respirava ogni giorno, e che ha lasciato un segno permanente nel modo in cui il centrocampista ucraino concepisce il calcio.
LA NOTTE DEI QUARTI DI CHAMPIONS - Tra i ricordi nerazzurri, uno brucia ancora: la sconfitta ai quarti di Champions League contro il PSG, rimontati tra il 90' e il 93' sul risultato di 1-0. «Con Remo Freuler che si stira e non può proseguire la partita mentre avevamo già finito i cambi... episodi che fanno la differenza» rievoca Malinovskyi. Poi la riflessione più dolorosa: «In semifinale avremmo giocato contro il Lipsia. Il pensiero di poter giocare la finale lo avevo eccome, avremmo scritto la storia. Ci credevo tantissimo». Quella notte è rimasta un rimpianto condiviso da un'intera generazione di tifosi nerazzurri.
GASPERINI E L'ADDIO SENZA POLEMICHE - Sul presunto attrito con Gian Piero Gasperini al momento della partenza verso Marsiglia, Malinovskyi chiude ogni speculazione con poche parole dirette: «Macché, una normalissima situazione di calcio: erano arrivati nuovi calciatori, io giocavo meno e si era presentata a quel punto l'occasione di andare a Marsiglia. Quello che è stato scritto sul rapporto tra me ed il mister è falso, non successe proprio nulla. Ci siamo sempre parlati, fu un rapporto perfetto fino all'ultimo giorno». Parole che mettono definitivamente a tacere una narrazione mai del tutto verificata.
L'INFORTUNIO HORROR E IL RECUPERO RECORD - Al Genoa, prima della serenità ritrovata sotto la guida di Daniele De Rossi, Malinovskyi aveva vissuto uno degli episodi più traumatici della sua carriera: la frattura con lussazione articolare del perone rimediata a Venezia. Le immagini fecero il giro del web, il piede che andava in una direzione innaturale mentre il giocatore guardava e capiva immediatamente. «Panico. Nessun dolore, solo panico. Ho sentito il rumore di un grissino che si spezza: crac» racconta. Eppure il rientro è arrivato dopo soli 149 giorni, un tempo record per un infortunio di quella gravità. Il merito va diviso con due medici: Federico Santolini, che quella notte corse a mezzanotte per operarlo, e suo figlio Emmanuele, che ha gestito passo dopo passo il percorso di recupero. «Mi dissero che per loro sarei tornato davvero solo nel momento in cui avessi segnato sotto la Nord: ho mantenuto la promessa».
DE ROSSI E UN FUTURO IN SALITA - L'allenatore giallorosso approda al Genoa e regala al centrocampista ucraino la fiducia e la libertà in zona offensiva di cui aveva bisogno per ritrovare il ritmo perduto: «Avevo bisogno di minutaggio per riprendere il ritmo ed il mister mi ha dato subito fiducia e più libertà in zona offensiva. Perciò lo voglio ringraziare, perché sono cresciuto in tante cose proprio grazie a lui». Un elogio sincero, privo di retorica, che racconta il rapporto diretto e professionale tra due persone che si sono capite al volo. E sulla traiettoria futura del Grifone non ha dubbi: «Con DDR in panchina, il Grifone può sicuramente volare in alto».
Ora c'è la Turchia, c'è il Trabzonspor, c'è uno stadio descritto come caldo e passionale da chi ci ha giocato. Malinovskyi, che di pressione dice di averne bisogno come l'aria, andrà a cercarsela fin dal primo giorno. L'Italia lo aspetterà.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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