Charles De Ketelaere è tornato, e con lui l'Atalanta ha ritrovato la via del gol. Non è una coincidenza: le due cose sono legate da un rapporto diretto, in cui la ripresa del belga spiega i progressi offensivi della squadra e viceversa. Una rinascita che dà ragione a chi non ha mai smesso di credere in lui, a partire dal club e dal suo allenatore.
LA FIDUCIA DI GIUNTOLI E SARRI - La scorsa estate il direttore sportivo Cristiano Giuntoli lo aveva indicato come uno dei due incedibili della rosa, insieme a Marco Carnesecchi, respingendo anche l'interesse del Paris Saint-Germain. E Maurizio Sarri ha continuato a sostenerlo anche nelle settimane più buie, quando il rendimento era lontanissimo dalle attese.
292 GIORNI DOPO - Il gol segnato alla Fiorentina sigilla il rilancio iniziato contro il Frosinone e arriva a 292 giorni dall'ultima rete in nerazzurro, datata 10 gennaio, nel 2-0 al Torino alla prima giornata del girone di ritorno dello scorso campionato. Il suo 2026, con la maglia dell'Atalanta, è stato complicato: appena due gol in 31 partite, a fronte dei cinque in 13 gare con il Belgio. Nell'anno solare, in pratica, Charles De Ketelaere ha messo a segno più della metà delle sue reti complessive in nazionale, cinque su nove, mentre in nerazzurro si era fermato a due delle sue 33 marcature con il club. Il punto più alto resta il Mondiale: una doppietta agli Stati Uniti nel 4-1 degli ottavi e il gol alla Spagna nell'1-2 dei quarti, unica rete incassata dai futuri campioni del mondo.
SEI GOL, SEI SUOI - In una squadra che attende il rientro di Franck Kessie per ritrovare una guida caratteriale, individuare un punto di riferimento tecnico è fondamentale, e quel ruolo non poteva che spettare a lui. Due partite non bastano per parlare di certezza, soprattutto dopo un lungo periodo di segno opposto, ma il cambio di passo è evidente. Nelle sfide con Frosinone e Fiorentina l'Atalanta ha segnato sei reti in 180 minuti e il belga è stato coinvolto in tutte: contro i ciociari un assist, un rigore procurato e altre due partecipazioni, a Firenze un gol e un assist. Nelle dieci uscite precedenti, invece, il bilancio era fermo a zero reti e due passaggi decisivi, con prestazioni opache.
LA FIDUCIA RITROVATA - Oggi De Ketelaere cerca la giocata, osa, punta l'avversario e lo salta: esattamente ciò che mancava fino a pochi giorni fa, quando appariva sfiduciato e senza idee. L'ex milanista ha ripreso a credere nelle proprie qualità. Il passo successivo è la continuità, da sempre il suo tallone d'Achille: anche in passato aveva attraversato fasi senza acuti, ma quanto accaduto dall'estate in poi era andato oltre, con un giocatore quasi impalpabile e un digiuno durato più di nove mesi.
LA SFIDA CON LE GRANDI - Nessuno può pretendere che sia sempre il migliore in campo, ma a Bergamo si aspettano di ritrovare il giocatore della prima parte della scorsa stagione con Raffaele Palladino, dopo la deludente parentesi con Ivan Jurić e prima del lungo calo. Con un obiettivo preciso: incidere anche contro le avversarie di prima fascia. Il suo limite – come sottolinea L'Eco di Bergamo – è stato spesso quello di brillare contro le piccole e di frenarsi nei grandi appuntamenti: la difesa del Frosinone aveva concesso parecchio e quella viola poco meno, pur in un ambiente più ostile. Ora servono conferme contro Parma, Kairat e Monza prima della sosta, poi il salto di qualità nel periodo successivo, a cominciare dalla sfida con l'Inter. Per diventare davvero il leader tecnico della squadra, serve soprattutto una crescita mentale.
IL MODULO COSTRUITO SU DI LUI - Le ultime due gare hanno mostrato un De Ketelaere nuovo e al tempo stesso familiare, capace di accendere un'Atalanta che sta lentamente aumentando la propria pericolosità offensiva, diventando più istintiva e meno cerebrale. È la ragione per cui Sarri lo ha sempre ritenuto imprescindibile, schierandolo titolare con continuità dopo l'infortunio di inizio stagione e arrivando persino a rinunciare alle proprie convinzioni tattiche: la scelta di Sarri di cambiare modulo per tenerlo al centro del progetto ha portato al 4-2-3-1, un sistema che il belga nelle prime settimane non era riuscito a valorizzare, poco incisivo in attacco e poco utile in copertura, prima della svolta recente.
TREQUARTISTA, ALA O CENTRAVANTI - La questione, però, non può essere solo tattica. Il belga deve trascinare la squadra sia da trequartista puro sia sulla fascia destra, la zona in cui ha giocato più spesso a Bergamo. E, se necessario, anche da centravanti, come accade in nazionale: con l'emergenza attuale, l'unica punta di ruolo è Nikola Krstović, e quando il montenegrino lascia il campo può toccare a lui, almeno fino al rientro di Giacomo Raspadori. Proprio da numero nove, del resto, ha brillato al Mondiale, con tre gol nella fase a eliminazione diretta che ne hanno fatto il miglior marcatore atalantino della competizione: il punto più alto di un 2026 che in nerazzurro era stato deludente.
Ora la speranza, per lui e per l'Atalanta, è un finale d'anno all'altezza: la rinascita del belga e dell'attacco è indispensabile per la ripartenza della Dea, anche se da sola non basterà finché la difesa continuerà a soffrire.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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